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Grande festa a Wall Street punita Big tech, giù il petrolio più denaro verso l’Europa

A trader works at his desk on the floor of the New York Stock Exchange (NYSE) at the opening bell in New York City on November 4, 2026. Wall Street stocks bounced up early Wednesday as markets digested sweeping electoral wins by congressional Democrats expected to significantly saddle Republican President Donald Trump. (Photo by TIMOTHY A. CLARY / AFP) 

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Cambia il vento per i portafogli, gli investitori lasciano i settori vicini al tycoon. Dal 1950 listini americani sono saliti per 19 volte di fila dopo il voto di metà mandato
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MILANO - Tempo di chiudere le Borse d’Asia, confuse dopo il voto di midterm che ha “azzoppato” Donald Trump, e i mercati globali hanno attivato i loro cambi di cavallo.

Miliardi di investimenti si sono riversati sull’Europa, i servizi, la finanza e l’industria, ritirandosi dalle Mag7, le sette sorelle tecnologiche che quasi monopolizzano i rialzi da un triennio per la corsa all’IA. E anche dal supersettore dell’energia e dalla difesa, spenti in poche ore, nella sola speranza di poter riprendere i flussi commerciali del petrolio – sceso ieri di più dell’8% nelle qualità Wti e Brent – e del gas (infatti il Ttf europeo ha perso quasi il 7%).

Anche a Wall Street gli indici S&P 500 e Nasdaq hanno preso abbrivio, chiudendo la seduta con …

MILANO - Tempo di chiudere le Borse d’Asia, confuse dopo il voto di midterm che ha “azzoppato” Donald Trump, e i mercati globali hanno attivato i loro cambi di cavallo.

Miliardi di investimenti si sono riversati sull’Europa, i servizi, la finanza e l’industria, ritirandosi dalle Mag7, le sette sorelle tecnologiche che quasi monopolizzano i rialzi da un triennio per la corsa all’IA. E anche dal supersettore dell’energia e dalla difesa, spenti in poche ore, nella sola speranza di poter riprendere i flussi commerciali del petrolio – sceso ieri di più dell’8% nelle qualità Wti e Brent – e del gas (infatti il Ttf europeo ha perso quasi il 7%).

Anche a Wall Street gli indici S&P 500 e Nasdaq hanno preso abbrivio, chiudendo la seduta con rialzi dell’1,60 e dell’1,44%, per acquisti concentrati nei settori consumi, finanza, comunicazioni, sanità. Una rotazione sfrenata e in parte emotiva, “contro” tutti gli ambiti che hanno prosperato grazie all’autocrate della Casa Bianca, o a causa sua. A sera, l’Europa azionaria guadagnava il 2% sull’indice Euro Stoxx, con Piazza Affari nella fascia alta (+2,18% l’indice Ftse Mib), trainata dalle grandi banche (+5% circa) e a scapito dei titoli legati al tech come Technoprobe, Prysmian, Avio e St, tutti in calo di oltre il 5% nel timore che la bonanza trumpiana sia alle spalle per il settore, e dei titoli petroliferi e della difesa, tra i peggiori anche a Wall Street.

Gli operatori vedono flussi di denaro americano traslocare verso l’Europa, gonfiando i titoli. Le banche europee, ad esempio, ieri volavano in assenza di notizie positive. «Quel che si era venduto nelle settimane scorse si ricomprava ieri, nelle rotazioni di portafogli tipiche della recente fase», racconta un operatore. Non significa, però, che tutto cambia perché nulla cambi: quando il rumore della seduta di ieri si poserà, inizierà una fase nuova anche per i listini. Il nuovo Congresso si insedierà solo a gennaio, ma la fase “anatra zoppa” per Trump comincia ora: «Lo stallo politico come nuova normalità», ha commentato Raiffeisen, notando che per il presidente «sarà quasi impossibile approvare proposte legislative di rilievo senza il sostegno dei dem», i quali, tuttavia, non potranno attuare il loro programma né condannarlo all’impeachment, non avendo i numeri.

Qualche investitore, poi, si è accodato a comprare ricordando una delle statistiche più tipiche di Wall Street: dal 1950 la Borsa Usa sale dopo il voto di metà mandato: è accaduto 19 volte di fila con rialzi medi del 15% dell’indice S&P 500 nei 12 mesi successivi.

Uno dei motivi è che il voto delinea e chiarisce il quadro politico, e lo scorcio della presidenza in genere è meno amaro per gli elettori, Borsa compresa. Lo “stallo politico” in arrivo, ad esempio, potrebbe ridurre la spesa pubblica allegra dei trumpiani, che ha portato oltre il 5% i rendimenti dei T-bond decennali: difatti risaliti ieri, limando i rendimenti al 4,9%.

Anche il dollaro ha perso terreno come non si vedeva da un mese, ma si è ripreso chiudendo in perdita frazionale su euro (a 1,123), yen (a 158,46) e le maggiori valute. I cambisti ieri sembravano soppesare al ribasso le prospettive dell’economia Usa, drogata per anni dal superciclo dell’IA. Ma la sua veemenza probabilmente rallenterà, perché i dem – e tantissimi americani – avversano il favore assoluto concesso da Trump a costruire data center per il settore.

Ad arginare il dollaro restano la relativa solidità dell’economia Usa e le prospettive di almeno un prossimo rialzo dei tassi della Fed, vista da ieri come più libera di adottare le strategie monetarie adeguate per spegnere un’inflazione al 3,7%.

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