Dopo Vicenza tocca a Veneto Banca, per lungo tempo territorio egemone delle scorrerie del dominus Vincenzo Consoli. Ancora a settembre 2014, in un articolo pubblicato sull'house organ della banca, il direttore generale dimessosi nel luglio 2015 esaltava la peculiarità del suo istituto, parlando di "zoccolo duro fatto di fiducia, solidarietà, prossimità e forte sostegno della base sociale". Il tutto mentre la vigilanza della Banca d'Italia aveva terminato l'ispezione all'interno dell'istituto e gli comunicava di aver rilevato occultamento di crediti incagliati e la pratica - illegittima - di concedere finanziamenti in cambio di acquisto di azioni dell'istituto. Lo zoccolo duro vantato da Consoli si è di fatto concluso con un buco di bilancio di 1,65 miliardi di euro in 2 anni. Ora la palla passa al nuovo consiglio di amministrazione.
Quello nato giovedì scorso dopo l'assemblea non parte sotto i migliori auspici, visto che i candidati delle liste in lizza si sono sfidati anche a colpi di carte bollate e denunce. Ha vinto, a sorpresa, quella di minoranza: della precedente amministrazione solo il presidente Bolla e il dg uscente Carrus restano nel consiglio. L'organismo dovrà traghettare Veneto Banca verso i due prossimi appuntamenti, l'aumento di capitale da un miliardo e la quotazione in Borsa. Poi i nuovi azionisti decideranno la governance definitiva dell'istituto. L'esperienza maturata in passato ha indotto la Bce a inviare all'assemblea una lettera, nella quale ricordava con toni ultimativi che c'è un giudice che li sorveglia all'Eurotower, con il compito di valutare "professionalità, onorabilità, reputazione, esperienza, indipendenza, assenza di conflitti di interesse e completa assenza di legami con le passate esperienze gestionali".
Insomma una rete a maglie molto strette. Ma perché la pesca sia proficua è opportuno che sia calata e ritirata in fretta. Il fit and proper assessment, il meccanismo che regola i requisiti degli amministratori, è strutturato al momento in modo molto rigido. Nel caso di istituti soggetti alla vigilanza nazionale una copia del verbale della riunione deve essere infatti trasmessa entro 30 giorni alla Banca d'Italia, che ha facoltà di richiedere i documenti comprovanti il possesso dei requisiti. Poi entro 120 giorni via Nazionale può avviare, se ne ricorrono i presupposti, le procedure per la decadenza, e questo procedimento deve concludersi entro 30 giorni. Un percorso sicuramente garantista ed accurato. Ma che lascia aperte delle incognite. Cosa accade se, ex post, la vigilanza dovesse negare i requisiti a un cda eletto? E come reagirebbero i mercati? La lettera inviata dalla Bce a Veneto Banca è stata un monito preventivo e parzialmente efficace. Ma forse si potrebbe ipotizzare un passo in più, con un preesame veloce e vincolante. Perché la recente esperienza insegna che nelle banche prevenire è molto meno costoso, in termini di risparmio e credibilità bruciati, che curare.
Quello nato giovedì scorso dopo l'assemblea non parte sotto i migliori auspici, visto che i candidati delle liste in lizza si sono sfidati anche a colpi di carte bollate e denunce. Ha vinto, a sorpresa, quella di minoranza: della precedente amministrazione solo il presidente Bolla e il dg uscente Carrus restano nel consiglio. L'organismo dovrà traghettare Veneto Banca verso i due prossimi appuntamenti, l'aumento di capitale da un miliardo e la quotazione in Borsa. Poi i nuovi azionisti decideranno la governance definitiva dell'istituto. L'esperienza maturata in passato ha indotto la Bce a inviare all'assemblea una lettera, nella quale ricordava con toni ultimativi che c'è un giudice che li sorveglia all'Eurotower, con il compito di valutare "professionalità, onorabilità, reputazione, esperienza, indipendenza, assenza di conflitti di interesse e completa assenza di legami con le passate esperienze gestionali".
Insomma una rete a maglie molto strette. Ma perché la pesca sia proficua è opportuno che sia calata e ritirata in fretta. Il fit and proper assessment, il meccanismo che regola i requisiti degli amministratori, è strutturato al momento in modo molto rigido. Nel caso di istituti soggetti alla vigilanza nazionale una copia del verbale della riunione deve essere infatti trasmessa entro 30 giorni alla Banca d'Italia, che ha facoltà di richiedere i documenti comprovanti il possesso dei requisiti. Poi entro 120 giorni via Nazionale può avviare, se ne ricorrono i presupposti, le procedure per la decadenza, e questo procedimento deve concludersi entro 30 giorni. Un percorso sicuramente garantista ed accurato. Ma che lascia aperte delle incognite. Cosa accade se, ex post, la vigilanza dovesse negare i requisiti a un cda eletto? E come reagirebbero i mercati? La lettera inviata dalla Bce a Veneto Banca è stata un monito preventivo e parzialmente efficace. Ma forse si potrebbe ipotizzare un passo in più, con un preesame veloce e vincolante. Perché la recente esperienza insegna che nelle banche prevenire è molto meno costoso, in termini di risparmio e credibilità bruciati, che curare.