Economia

Le crepe di Deutsche e l'autogol del rigore

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Chissà se la giornata convulsa vissuta venerdì scorso da Deutsche Bank sulla piazza di Francoforte e le ore di tensione nei listini azionari di mezzo mondo hanno fatto squillare qualche campanello d'allarme anche nella cancelleria di Berlino. Speriamo di sì. Perché l'altalena della più grande banca tedesca ha dimostrato in maniera evidente come il sistema finanziario globale sia totalmente interdipendente, e come una voragine che sembra aprirsi in Germania crei subito un effetto rovinoso in Italia, e viceversa. E ha ribadito che per scongiurare le crisi sistemiche occorre essere pragmatici e non prigionieri del dogmatismo, quello dell'austerity che Berlino impone a se stessa e vuole per gli altri, sottovalutandone le autolesionistiche conseguenze sistemiche e usando a corrente alternata la memoria di costi e benefici.

Sul fronte degli investimenti pubblici, ad esempio, un recente studio della Commissione Europea ha spiegato come l'aumento della spesa da parte dei paesi meno indebitati possa avere ampi benefici collettivi, tra cui quello di ridurre il debito delle nazioni più esposte. E passando dalla teoria alla realtà, gli analisti dell'agenzia di rating Dbrs hanno fatto nomi, cognomi e conti: se Germania e Olanda aumentassero i propri investimenti pubblici nell'ordine dell'1% l'anno per i prossimi 10 anni, e la politica della Bce restasse immutata, la crescita tedesca avrebbe uno scarto positivo di un ulteriore 1,1 per cento e quella olandese dello 0,9 per cento. E dopo 10 anni un beneficio permanente di circa due punti di più.

Ma c'è di più. La forte crescita tedesca e olandese trascinerebbe il resto dell'Europa, e unita al deprezzamento dell'euro avrebbe un impatto sul Pil di Italia, Francia e Spagna nell'ordine di mezzo punto di Pil in più all'anno. Il costo dell'operazione, in termini di maggiore indebitamento, sarebbe minimo: due punti in più per la Germania al termine del piano decennale, 2,8 punti per l'Olanda. I benefici complessivi di questa operazione di stimolo fiscale sarebbero superiori ai potenziali rischi, stimano gli analisti di Dbrs. Il ministro delle Finanze tedesco Schaeuble da quell'orecchio non ci sente: in Parlamento ha ribadito che Berlino "spende solo quello che ha". E un parlamentare della Csu, partito alleato della Cdu di Angela Merkel, è stato ancora più illuminante nel criticare la politica di tassi zero della Bce: "Le misure di Draghi sono buone per l'Eurozona nel suo insieme, ma non per la Germania". Apprendiamo così che Eurozona e Germania sono due cose distinte. E che a Berlino dimenticano di aver risparmiato grazie all''Eurotower dal 2008 al 2015 122 miliardi di euro di interessi. Buono per la Germania, quindi. Perché in quella cassa si fanno solo versamenti.