Le incertezze non fanno mai bene ai mercati. Nell'immediato possono portare vantaggio a chi specula, ma alla fine il conto da pagare, per tutti, è salato. Il Regno Unito sta cominciando a realizzare che il controverso percorso della Brexit è entrato nella terza fase, quella del realismo; quella in cui cominciano ad esserci appunto conti da pagare, dopo la sbornia prima di tragico pessimismo, poi di tranquilla sottovalutazione. I fatti permettono un provvisorio bilancio oggettivo. Di fronte ai leader europei insofferenti davanti ai tentativi inglesi di prendere tempo il premier Teresa May ha garantito un'uscita con tempi certi, ricordando che ci sarà una stretta sull'immigrazione ma nel rispetto delle libertà fondamentali di movimento di merci e persone. E quello che somiglia ad una "hard Brexit" ha avuto i primi effetti. Gli analisti stimano una contrazione della crescita economica nel terzo trimestre, un più 0,3 per cento che contrasta con lo spedito più 0,7 per cento del periodo precedente. Sul fronte finanziario il deprezzamento della sterlina rende nervosi gli investitori internazionali, che stanno cominciando ad abbandonare i buoni del tesoro britannici, i cui rendimenti sono tagliati dal pound debole. E il debito inglese è per il 27 per cento nelle mani dei grandi investitori esteri. Non va meglio sul fronte delle professioni, con banchieri e avvocati che intravvedendo un futuro opaco per la City fanno le valigie con destinazione Dublino, e soprattutto su quello dell'industria. Piange Ryanair, che ha rivisto al ribasso del 5 per cento le proprie stime sugli utili, sempre a causa della sterlina debole, che farà scendere le tariffe in termini reali del 13-15 per cento. Ryanair, compagnia irlandese, fattura in sterline il 26 per cento dei suoi ricavi.
Peggio ancora va per Easyjet. L'utile pre-tasse della compagnia low cost britannica nell'anno finanziario che si chiude a settembre per la prima volta in 9 anni sarà in calo: 490 milioni di sterline, il 28 per cento in meno di quanto messo a bilancio l'anno precedente. Dopo l'annuncio, il titolo in Borsa ha raggiunto il livello più basso dal 2013. Anche la Nissan sta facendo i suoi conti e studiando se convenga produrre il nuovo modello del fortunato suv Qashqai nello stabilimento di Sunderland o emigrare in un altro paese Ue: per esempio in Spagna, dove viene montato il suv Renault Kadjar, che ha la stessa piattaforma. Per Sunderland, che è il più grande impianto automobilistico inglese, con 475mila veicoli prodotti l'anno, sarebbe un colpo mortale.
Per ora la Brexit fa bene solo ai turisti e ai negozi britannici, invasi di acquirenti di beni di lusso a prezzo ribassato. Affari d'oro, tutti contenti in una euforica incoscienza. Sembra la stessa degli orchestrali che suonavano mentre il Titanic affondava.
Peggio ancora va per Easyjet. L'utile pre-tasse della compagnia low cost britannica nell'anno finanziario che si chiude a settembre per la prima volta in 9 anni sarà in calo: 490 milioni di sterline, il 28 per cento in meno di quanto messo a bilancio l'anno precedente. Dopo l'annuncio, il titolo in Borsa ha raggiunto il livello più basso dal 2013. Anche la Nissan sta facendo i suoi conti e studiando se convenga produrre il nuovo modello del fortunato suv Qashqai nello stabilimento di Sunderland o emigrare in un altro paese Ue: per esempio in Spagna, dove viene montato il suv Renault Kadjar, che ha la stessa piattaforma. Per Sunderland, che è il più grande impianto automobilistico inglese, con 475mila veicoli prodotti l'anno, sarebbe un colpo mortale.
Per ora la Brexit fa bene solo ai turisti e ai negozi britannici, invasi di acquirenti di beni di lusso a prezzo ribassato. Affari d'oro, tutti contenti in una euforica incoscienza. Sembra la stessa degli orchestrali che suonavano mentre il Titanic affondava.