Per un'autostrada che sta arrivando, la Salerno-Reggio, c'è anche un aereo che si ritira. E così la volontà di collegare il Mezzogiorno al resto del paese resta sempre un progetto annunciato a parole, che fa qualche passo avanti ma che alla fine rimane perennemente incompleto nei fatti. E spesso non per colpa del governo centrale: a volte le responsabilità sono tutte interne. Basta guardare al cortocircuito accaduto in Calabria.
La prima interruzione di corrente è a Crotone, dove l'Enac, l'Ente nazionale per l'aviazione civile, ha disposto la chiusura dello scalo Sant'Anna, mettendo fine all'esercizio provvisorio che aveva tamponato il fallimento della società di gestione. A Crotone operava Ryanair. La compagnia low cost ha interrotto le sue attività nello scalo calabrese e così Roma, Pisa e Bergamo sono più lontane. Il secondo blackout riguarda invece Reggio Calabria. L'Alitalia, stanca di perdere milioni ogni anno per rotte che non hanno traffico redditizio, ha comunicato l'intenzione di sospendere i collegamenti dalla città dello Stretto verso le altre destinazioni del Nord. La provincia e la regione sono corse ai ripari, definendo inaccettabile il comportamento della compagnia che, è bene ricordarlo, è un soggetto privato e con un azionista di controllo straniero.
"Se Alitalia abbandonasse lo scalo provocherebbe un danno immane alla mobilità dei reggini", è stato il messaggio del presidente del provincia Giuseppe Raffa. La politica si è messa in moto e per il momento ha spuntato una moratoria: Alitalia aspetterà ancora prima di decretare la fine delle sue attività. Ma tra le righe affiora un forte malumore: per oltre un anno sono state fatte pressioni sulle autorità locali perché affrontassero il problema e sfruttando la possibilità concessa delle norme sulla continuità territoriale - ottenessero lo stesso status che hanno zone "difficili" sul fronte dei collegamenti, come ad esempio la Sardegna. E come è sicuramente la Calabria. Con questo status sarebbe stato possibile mettere a bando le rotte e ottenere agevolazioni capaci di trattenere gli operatori aerei.
Niente è stato fatto, e la situazione è degenerata, forse confidando - come sempre - nel fatto che alla fine lo Stato sarebbe intervenuto a riequilibrare le cose. Non è detto però che le cose andranno così anche questa volta. E allora fa impressione pensare che sempre in Calabria, a Cosenza, la multinazionale giapponese NTT Data abbia uno dei suoi centri di ricerca: gli altri sono a Palo Alto e a Tokyo. Lo dirige un ingegnere italiano che guida 200 dipendenti e che in un'intervista a Repubblica ha dichiarato: "Volevo fare qualcosa per la mia terra senza l'alibi dei problemi del Sud e rinunciando agli scambi politici". Forse qualcuno nei palazzi calabresi dovrebbe riflettere.
La prima interruzione di corrente è a Crotone, dove l'Enac, l'Ente nazionale per l'aviazione civile, ha disposto la chiusura dello scalo Sant'Anna, mettendo fine all'esercizio provvisorio che aveva tamponato il fallimento della società di gestione. A Crotone operava Ryanair. La compagnia low cost ha interrotto le sue attività nello scalo calabrese e così Roma, Pisa e Bergamo sono più lontane. Il secondo blackout riguarda invece Reggio Calabria. L'Alitalia, stanca di perdere milioni ogni anno per rotte che non hanno traffico redditizio, ha comunicato l'intenzione di sospendere i collegamenti dalla città dello Stretto verso le altre destinazioni del Nord. La provincia e la regione sono corse ai ripari, definendo inaccettabile il comportamento della compagnia che, è bene ricordarlo, è un soggetto privato e con un azionista di controllo straniero.
"Se Alitalia abbandonasse lo scalo provocherebbe un danno immane alla mobilità dei reggini", è stato il messaggio del presidente del provincia Giuseppe Raffa. La politica si è messa in moto e per il momento ha spuntato una moratoria: Alitalia aspetterà ancora prima di decretare la fine delle sue attività. Ma tra le righe affiora un forte malumore: per oltre un anno sono state fatte pressioni sulle autorità locali perché affrontassero il problema e sfruttando la possibilità concessa delle norme sulla continuità territoriale - ottenessero lo stesso status che hanno zone "difficili" sul fronte dei collegamenti, come ad esempio la Sardegna. E come è sicuramente la Calabria. Con questo status sarebbe stato possibile mettere a bando le rotte e ottenere agevolazioni capaci di trattenere gli operatori aerei.
Niente è stato fatto, e la situazione è degenerata, forse confidando - come sempre - nel fatto che alla fine lo Stato sarebbe intervenuto a riequilibrare le cose. Non è detto però che le cose andranno così anche questa volta. E allora fa impressione pensare che sempre in Calabria, a Cosenza, la multinazionale giapponese NTT Data abbia uno dei suoi centri di ricerca: gli altri sono a Palo Alto e a Tokyo. Lo dirige un ingegnere italiano che guida 200 dipendenti e che in un'intervista a Repubblica ha dichiarato: "Volevo fare qualcosa per la mia terra senza l'alibi dei problemi del Sud e rinunciando agli scambi politici". Forse qualcuno nei palazzi calabresi dovrebbe riflettere.