Il 22 novembre 2015, in un vertice convocato domenica a Palazzo Chigi, venivano messe in risoluzione Banca Etruria, Banca dalle Marche e le Casse di risparmio di Chieti e di Ferrara. In base alla nuova direttiva europea fu azzerato il valore dei titoli più rischiosi posseduti da investitori e risparmiatori, come azioni e obbligazioni subordinate. Il caso di quelle 4 banche ancora scuote credito e politica. E assieme al crollo dei fortini del Nordest - la Popolare Vicenza e Veneto Banca, dove gli azionisti hanno assistito alla polverizzazione dei propri averi - ha generato una pericolosa ondata di sfiducia finanziaria di tale intensità da costringere i regolatori a scendere in campo e garantire che situazioni del genere non possano più ripetersi. Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, in particolare si è distinto nell'ammettere che qualcosa non aveva funzionato nelle comunicazioni ai risparmiatori.
Il 9 maggio scorso, a sei mesi dal caos delle 4 banche, disse con uno slalom di logica: 1) i prospetti informativi sui titoli sottoscritti dai clienti hanno dato massima evidenza a tutti i fattori di rischio. 2) I prospetti sono troppo lunghi e complessi per essere compresi a pieno. Il ragionamento partorì l'avvio di una consultazione per pubblicare finalmente informazioni più chiare e semplici nei prospetti informativi, e schede-prodotto comprensibili allo sportello. A distanza di 12 mesi dal crac delle 4 banche il percorso non si è ancora concluso. Alla fine dello scorso mese la Consob ha emanato una raccomandazione, con la quale chiede in via non cogente (e non nel prospetto) di scrivere subito dopo la copertina i grandi caveat di ogni operazione. Ma manca ancora il vero nodo del problema: cioè indicare le informazioni-chiave da fornire ai clienti al dettaglio, e farlo direttamente nel prospetto, nella maniera più semplice e comprensibile, magari usando una scala di colori (dal rosso al verde) per definire il perimetro di rischio del prodotto proposto al mercato.
Su quel fronte si lavora, si fa sapere, ma la situazione presenta molti ostacoli, compresi quelli di una normativa europea che slitta di un anno. I regolamenti aspettano e l'Abi preoccupata sollecita la Consob. La quale aspetta l'Europa. Intanto i guai camminano. E così in queste settimane cresce l'ansia per la Popolare di Bari dove migliaia di risparmiatori si sono costituiti in un comitato di tutela, dopo aver visto le loro azioni svalutate del 21 per cento ad aprile e il timore che la prossima assemblea possa fare altrettanto. La Popolare di Bari ha 69mila soci; il prezzo delle azioni è fatto da un mercato interno (l'istituto non è quotato); i titoli al momento non sono smobilizzabili; è in corso un'ispezione della Banca d'Italia; ci sono accuse di aver permesso a soci privilegiati di ottenere il rimborso prima del deprezzamento. Non pensano i prudenti regolatori che sia un film già visto?
Il 9 maggio scorso, a sei mesi dal caos delle 4 banche, disse con uno slalom di logica: 1) i prospetti informativi sui titoli sottoscritti dai clienti hanno dato massima evidenza a tutti i fattori di rischio. 2) I prospetti sono troppo lunghi e complessi per essere compresi a pieno. Il ragionamento partorì l'avvio di una consultazione per pubblicare finalmente informazioni più chiare e semplici nei prospetti informativi, e schede-prodotto comprensibili allo sportello. A distanza di 12 mesi dal crac delle 4 banche il percorso non si è ancora concluso. Alla fine dello scorso mese la Consob ha emanato una raccomandazione, con la quale chiede in via non cogente (e non nel prospetto) di scrivere subito dopo la copertina i grandi caveat di ogni operazione. Ma manca ancora il vero nodo del problema: cioè indicare le informazioni-chiave da fornire ai clienti al dettaglio, e farlo direttamente nel prospetto, nella maniera più semplice e comprensibile, magari usando una scala di colori (dal rosso al verde) per definire il perimetro di rischio del prodotto proposto al mercato.
Su quel fronte si lavora, si fa sapere, ma la situazione presenta molti ostacoli, compresi quelli di una normativa europea che slitta di un anno. I regolamenti aspettano e l'Abi preoccupata sollecita la Consob. La quale aspetta l'Europa. Intanto i guai camminano. E così in queste settimane cresce l'ansia per la Popolare di Bari dove migliaia di risparmiatori si sono costituiti in un comitato di tutela, dopo aver visto le loro azioni svalutate del 21 per cento ad aprile e il timore che la prossima assemblea possa fare altrettanto. La Popolare di Bari ha 69mila soci; il prezzo delle azioni è fatto da un mercato interno (l'istituto non è quotato); i titoli al momento non sono smobilizzabili; è in corso un'ispezione della Banca d'Italia; ci sono accuse di aver permesso a soci privilegiati di ottenere il rimborso prima del deprezzamento. Non pensano i prudenti regolatori che sia un film già visto?