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Le tasche piene e i conti vuoti

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Gianni Zonin non ha saputo resistere. Inseguito dal cda della Banca popolare di Vicenza (di cui è stato presidente e padrone per un ventennio) che gli ha chiesto conto del disastro finanziario dell'istituto, è passato al contrattacco. E con un atto di citazione al tribunale delle imprese di Venezia ha chiesto che sia una sola sede giudiziaria a unificare le varie inchieste sul suo operato, quelle aperte da Consob, Bankitalia e Procura della Repubblica di Vicenza. Le colpe, secondo Zonin, vanno ricercate nell'ex direttore generale Samuele Sorato e nel suo vice Emanuele Giustini. La mossa di Zonin è l'ennesima dimostrazione della sfrontatezza di molti banchieri e manager, che con il loro operato disattento, disinvolto o addirittura illegale hanno messo al tappeto istituti di credito, risparmiatori e correntisti, pensando di uscire sempre impuniti dalle conseguenze del loro operato e - soprattutto - in ogni caso con le tasche piene, usando porte girevoli che dispensano denaro a pioggia. Tanti gli esempi. Sorato, ora accusato da Zonin e già nel mirino del nuovo cda per i danni causati, ha lasciato Vicenza con una buonuscita vicina ai 5 milioni di euro. Non male per chi ha provocato un crac da oltre 8 miliardi di euro. La cosa deve aver dato fastidio a Vincenzo Consoli, che è uscito da Veneto Banca dopo aver contribuito al buco di 6,5 miliardi. Consoli ha ricevuto 1,8 milioni a titolo di corrispettivo per il patto di non concorrenza (pari a due annualità di stipendio), 900 mila euro a titolo transattivo, 761 mila a titolo di penale per anticipata risoluzione e 189 mila a titolo di indennità sostitutiva. Poco - a suo giudizio - rispetto a Sorato. E così ha fatto causa alla banca per ottenere altri 3,6 milioni di buonuscita. Consoli è stato arrestato dalla Guardia di Finanza il 2 agosto scorso, con le accuse di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. Altri manager, non coinvolti come Consoli, Zonin o Sorato in pesanti contenziosi o vicende giudiziarie, hanno comunque fatto parlare di sè per ricchi emolumenti a fronte di risultati non brillanti o di operazioni non portate a termine. Francesco Iorio, subentrato a Sorato nel giugno 2015, ha lasciato nei giorni scorsi l'incarico di amministratore delegato non condividendo le linee guida dell'ipotizzata fusione tra Veneto Banca e il suo istituto. In base agli accordi economici raggiunti a suo tempo con Zonin andrà via dopo aver accumulato in poco più di un anno compensi superiori a 7 milioni di euro. In passato Antonio Vigni ha lasciato il Monte dei Paschi nel 2012 ad Alessandro Profumo con una buonuscita da 4 milioni. Mentre a Federico Ghizzoni la lunga militanza in Unicredit prima di cedere lo scettro a Jean Pierre Mustier ha fruttato 10 milioni. Per la cronaca, il Monte ora boccheggia in cerca di un aumento di capitale da 5 miliardi. A Unicredit addirittura ne servono 13.