Con la parziale bocciatura dell'Italicum da parte della Corte Costituzionale l'Italia si ritrova ad avere due Camere, ognuna delle quali vede i suoi componenti eletti con una meccanismo diverso. Un problema sostanziale. Ma registra anche l'ennesimo stop a quelle ambiziose riforme programmate dal governo Renzi. E questo invece è un problema di credibilità del Paese. In verità il processo di demolizione era sottotraccia prima che Renzi arrivasse a Palazzo Chigi. Ad aprile 2015 infatti la Consulta si esprime sul blocco delle pensioni che superano tre volte il minimo, decisa dal governo Letta: norma illegittima, buco nei conti pubblici di circa 12 miliardi, evapora un corposo tesoretto. Ma è solo un assaggio. A novembre 2016 la Corte demolisce la riforma Madia, che rivoluzionava la pubblica amministrazione. Non si può prevedere solo il parere delle Regioni, motivano i giudici, ci vuole il loro accordo. Tutto da rifare perciò per dirigenti, partecipate, servizi pubblici e organizzazione del lavoro. A dicembre in campo invece c'è il Consiglio di Stato, che stronca la riforma delle banche popolari e blocca l'attuazione di alcuni provvedimenti disposti dalla Banca d'Italia. Il ricorso di soci e associazioni passerà al vaglio della Consulta, nel frattempo si fermano le operazioni in corso. Sempre a dicembre la maggiore doccia fredda: il referendum boccia la riforma della carta costituzionale. Rinascono dalle preventivate ceneri Senato, Province e Cnel.
A gennaio invece si apre la crepa sulla riforma del diritto del lavoro: la Cgil ottiene sempre dalla Corte il via libera a due referendum, quelli su voucher e responsabilità delle imprese. In ultimo arriva appunto lo stop all'Italicum mentre si scopre che 14 miliardi di euro potenzialmente incassabili dallo Stato per reati tributari commessi dai contribuenti sono bloccati nei tribunali a causa di ricorsi e le popolazioni terremotate protestano per le lentezze burocratiche che non permettono di attingere ai fondi stanziati. Fa impressione quindi tornare a ciò che la Commissione UE scriveva un anno e mezzo fa nelle sue raccomandazioni , spingendo il governo ad andare avanti su fisco, privatizzazioni, fine del bicameralismo, modernizzazione della Pa, riforma del sistema bancario, riduzione dei crediti in sofferenza. Quasi tutte varate e poi abortite o impantanate, grazie ad un mix di concause: feroce resistenza al cambiamento da parte dei soggetti interessati, ma anche provvedimenti evidentemente carenti sotto il profilo normativo o inopportuna gestione politica. Eppure era solo lo scorso settembre quando un ottimista presidente dell'Eurogruppo Jeroen Djisselbloem affermava: "L'Italia è sulla strada giusta". Non sapeva che nel frattempo il conducente era senza patente e qualcuno stava mettendo sabbia nel motore.
A gennaio invece si apre la crepa sulla riforma del diritto del lavoro: la Cgil ottiene sempre dalla Corte il via libera a due referendum, quelli su voucher e responsabilità delle imprese. In ultimo arriva appunto lo stop all'Italicum mentre si scopre che 14 miliardi di euro potenzialmente incassabili dallo Stato per reati tributari commessi dai contribuenti sono bloccati nei tribunali a causa di ricorsi e le popolazioni terremotate protestano per le lentezze burocratiche che non permettono di attingere ai fondi stanziati. Fa impressione quindi tornare a ciò che la Commissione UE scriveva un anno e mezzo fa nelle sue raccomandazioni , spingendo il governo ad andare avanti su fisco, privatizzazioni, fine del bicameralismo, modernizzazione della Pa, riforma del sistema bancario, riduzione dei crediti in sofferenza. Quasi tutte varate e poi abortite o impantanate, grazie ad un mix di concause: feroce resistenza al cambiamento da parte dei soggetti interessati, ma anche provvedimenti evidentemente carenti sotto il profilo normativo o inopportuna gestione politica. Eppure era solo lo scorso settembre quando un ottimista presidente dell'Eurogruppo Jeroen Djisselbloem affermava: "L'Italia è sulla strada giusta". Non sapeva che nel frattempo il conducente era senza patente e qualcuno stava mettendo sabbia nel motore.