Una presidente non fa primavera. E figuriamoci se quella presidente è sotto impeachment. L'ultimo record della Corea del Sud è il gap sul lavoro tra maschi e femmine che condanna il paese a più di cent'anni di diseguaglianze. Bisognerà aspettare il 2018 perché la differenza si colmi. Se mai si colmerà: ogni calcolo è basato sulle proiezioni dello status quo ma in questo paese è proprio lo status che non promette niente di quo. Park Geun-hye la settimana scorsa ha festeggiato, si fa per dire, i suoi primi 4 anni a quella Blue House che fu la casa già abitata da suo padre il dittatore. Quando fu eletta, nel 2014, guadagnò le prime pagine di tutti i giornali del mondo: per la prima volta una signora sullo scranno più alto non solo nel suo paese ma in tutto il Sud-est asiatico. Peccato che la sua stella si stata offuscata dall'amicizia con un'altra donna: quella confidente-sciamana, Choi Soon-sil, che nella migliore delle ipotesi (per la presidente) l'ha plagiata, e nella peggiore (per la procura) era in combutta con lei. Infranto dunque anche questo specchietto, la situazione per le donne coreane si è fatta ancora meno rosea. Il Women in the Work Index colloca Seul, anno 2017, al 32esimo posto tra i 33 paesi dell'Ocse, l'Organizzazione per lo sviluppo economico. L'indice che calcola l'effettivo inserimento (paga compresa) sui posti di lavoro assegna infatti al paese un valore di 37,3 rispetto a una media mondiale del 58,7. Sotto c'è solo il Messico: 34.8. In cima? I soliti, anzi le solite note: l'Islanda a quota 77,6 e la Svezia al 74,6. Notevole anche la percentuale del gap sui guadagni: il 36%, più del doppio del 16% di media. A dimostrazione che per colmare le differenze - a tutte le latitudini - non serve strombazzare record come quello della prima donna presidente, la prima donna supermanager, la prima donna etc et. La soluzione è molto meno di facciata e più di sostanza. E cioè, come raccomanda il rapporto, più welfare per permettere alle donne di tornare al lavoro dopo la gravidanza, più incentivi anche gli uomini per promuovere la condivisione dei permessi di maternità/paternità. Una presidente non fa primavera: e figuriamoci se invece di stimolarle alla pari, le opportunità, le fa cogliere solo a un'amica sciamana.
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