La vicenda degli appalti Consip pilotati a favore dell'imprenditore Alfredo Romeo, ora agli arresti, ha avuto l'effetto di una valanga sul sistema politico e ha riaperto il dibattito sull'attività della centrale unica dagli acquisti, nata con lo scopo di convogliare verso un unico soggetto la gestione delle gare per la fornitura di quanto serve alla pubblica amministrazione. In base ai dati che il Mef e l'Istat diffondono ogni anno a consuntivo, Consip ha fatto risparmiare il 13 per cento sulle auto che lo Stato acquista, il 15% sui carburanti, il 14% sull'energia elettrica e addirittura il 42% sulla telefonia mobile. Ha abbassato anche il prezzo per la fornitura al Servizio Sanitario Nazionale delle siringhe, diventate negli anni l'emblema della sospetta forbice di prezzi tra Nord e Sud, e ha portato un beneficio di 1,7 miliardi di euro ai conti pubblici. Il meccanismo, in base ai numeri forniti, insomma funziona.
Ma le vicissitudini giudiziarie hanno ridato voce a chi preferirebbe tornare al vecchio sistema e sponsorizza un meccanismo che riporti la responsabilità degli acquisti agli enti locali, riducendo il volume delle gare e frenando gli appetiti di aziende più grandi e di conseguenza potenzialmente più capaci di pratiche corruttive. Il problema ruota pertanto intorno alla corruzione. E nel contrasto di questo fenomeno, che adesso vede in campo addirittura una Authority, l'Italia ha ancora molta strada da fare: la classifica di Transparency International elaborata ad inizio 2017 ci vede sì in progresso rispetto al passato, ma comunque al 60esimo posto nell'indice mondiale, una posizione peggiore di Capoverde, Ruanda e Cuba. Possono essere migliorati i meccanismi di assegnazione degli appalti, pertanto (e su questo fronte Consip e Mef già pensano a frammentare i maxi appalti in più lotti e a revocare le gare assegnate se emergano ex post sospetti) ma va rafforzata in primis la lotta alla corruzione. Senza cedere emotivamente alla tentazione di tornare di corsa al passato.
Sul fronte della centralizzazione degli appalti giova allora ricordare quanto scritto in un rapporto pubblicato dalla Banca d'Italia nel 2015, intitolato "Criminalità e scelte degli amministratori locali in tema di procedure di acquisto". Analizzando il flusso degli appalti e l'indice di criminalità del territorio, gli economisti di Via Nazionale scoprivano una relazione tra le due variabili. La ridotta frequenza di acquisti compiuti attraverso Consip era associabile o al basso indice di criminalità del territorio, che permetteva quindi ad amministratori locali onesti di fare da soli, preferendo i vantaggi di una gestione locale degli acquisti; oppure - al contrario "alla scelta di amministrazioni operanti in territori con una elevata incidenza di fenomeni delittuosi, in connessione con le rendite dirette che possono essere estratte attraverso il maggiore controllo sulle procedure di spesa". Attenzione quindi ai processi di spesa, ma evitiamo che la toppa sia peggiore del buco.
Ma le vicissitudini giudiziarie hanno ridato voce a chi preferirebbe tornare al vecchio sistema e sponsorizza un meccanismo che riporti la responsabilità degli acquisti agli enti locali, riducendo il volume delle gare e frenando gli appetiti di aziende più grandi e di conseguenza potenzialmente più capaci di pratiche corruttive. Il problema ruota pertanto intorno alla corruzione. E nel contrasto di questo fenomeno, che adesso vede in campo addirittura una Authority, l'Italia ha ancora molta strada da fare: la classifica di Transparency International elaborata ad inizio 2017 ci vede sì in progresso rispetto al passato, ma comunque al 60esimo posto nell'indice mondiale, una posizione peggiore di Capoverde, Ruanda e Cuba. Possono essere migliorati i meccanismi di assegnazione degli appalti, pertanto (e su questo fronte Consip e Mef già pensano a frammentare i maxi appalti in più lotti e a revocare le gare assegnate se emergano ex post sospetti) ma va rafforzata in primis la lotta alla corruzione. Senza cedere emotivamente alla tentazione di tornare di corsa al passato.
Sul fronte della centralizzazione degli appalti giova allora ricordare quanto scritto in un rapporto pubblicato dalla Banca d'Italia nel 2015, intitolato "Criminalità e scelte degli amministratori locali in tema di procedure di acquisto". Analizzando il flusso degli appalti e l'indice di criminalità del territorio, gli economisti di Via Nazionale scoprivano una relazione tra le due variabili. La ridotta frequenza di acquisti compiuti attraverso Consip era associabile o al basso indice di criminalità del territorio, che permetteva quindi ad amministratori locali onesti di fare da soli, preferendo i vantaggi di una gestione locale degli acquisti; oppure - al contrario "alla scelta di amministrazioni operanti in territori con una elevata incidenza di fenomeni delittuosi, in connessione con le rendite dirette che possono essere estratte attraverso il maggiore controllo sulle procedure di spesa". Attenzione quindi ai processi di spesa, ma evitiamo che la toppa sia peggiore del buco.