Economia

Le nomine dei manager e i diritti del mercato

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Nella terminologia tecnica, lo Spoils system consiste nella possibilità data al governo nazionale o locale appena eletto di cambiare i dirigenti della pubblica amministrazione, al fine di raggiungere gli obiettivi economici e politici che si sono prefissati. La prassi, regolata da una legge del 2002, è stata sottoposta al vaglio della Corte costituzionale, che nel 2006 ha sostenuto l'ammissibilità del sistema, escludendo però che l'avvicendamento possa riguardare anche i vertici delle società pubbliche, che dovrebbero conservare un notevole livello di indipendenza dalla politica. Il principio tutela la libertà operativa dei manager legandola funzionalmente al mercato e ai risparmiatori, che investono dove pensano di trovare una soddisfacente remunerazione, legata ai risultati prodotti. La recente tornata di nomine decisa dal governo in carica e altre decisioni che si profilano da parte dei poteri locali sono un ibrido tra Spoils system e avvicendamenti anticipati al vertice della spa, e per questo lasciano l'impressione che rispondano a logiche poco comprensibili. Francesco Caio, è stato sostituito da Matteo Del Fante alla guida delle Poste: nel comunicare l'avvicendamento il ministero dell'Economia lo ha ringraziato per i risultati raggiunti; un encomio che sa di beffa. In area locale si avvicina la data dell'assemblea di Acea, la municipalizzata che controlla acqua e luce nella capitale e in altre città, e che il comune di Roma, ora guidato dalla giunta M5S, controlla al 51%: le voci danno per certo l'azzeramento dei vertici con nuovi manager al posto dell'ad Alberto Irace e della presidente Catia Tomasetti. Alle Poste guidate da Caio è stato forse rimproverato l'aver resistito alle pressioni per intervenire nel salvataggio del Monte dei paschi. L'operazione si sarebbe però tradotta probabilmente in un bagno di sangue finanziario. Invece la spa nel 2016 ha generato utili per 622 milioni, di cui 150 distribuiti all'azionista Tesoro e 180 all'azionista Cassa Depositi e Prestiti; il resto alle migliaia di singoli azionisti. L'Acea del tandem Irace-Tomasetti è stata invece guardata subito con freddezza dall'attuale giunta, che accarezzò anche l'idea di non far pagare l'acqua ai residenti. I risultati dicono che nel 2016 Acea ha prodotto quasi 300 milioni di utili, la metà dei quali nelle casse del comune ed il resto tra gli altri azionisti e risparmiatori. Ora sembra che nel futuro si pensi alla spa anche come attore nel disastrato settore dei rifiuti cittadini. E magari ritornerà la suggestione dell'acqua gratis. Su Poste e Acea lo Stato e il comune di Roma hanno fatto un patto: hanno chiesto soldi promettendo risultati. Tradirlo è pericoloso.