Qualche volta l'Italia prova a diventare più grande, con le sue aziende impegnate in progetti economici e finanziari coraggiosi. È il caso di Atlantia, che tratta con la spagnola Abertis un'operazione capace di creare il gigante europeo delle autostrade: la fusione delle forze tra Italia e Spagna aprirebbe a entrambe più porte nel continente e ad Atlantia, che in qualità di socio forte avrebbe la titolarità del management, più varchi nel mercato sudamericano, dove è gia presente. Insomma vantaggi per tutti, e per l'Italia la soddisfazione di non essere solo terra di conquista di stranieri più dotati di capitali e sostegno politico. Proprio nelle pagine di questo numero di Affari&Finanza raccontiamo come il Sistema Italia provi a costruire una gabbia legislativa che protegga le aziende strategiche del paese dalle incursioni ostili provenienti dall'estero, dove spesso il cavaliere bianco che viene in soccorso finanziario si rivela poi essere un predone di tecnologia. È un'iniziativa importante. E fa allora impressione registrare come invece in casa non si facciano sinergie. È ancora il caso di Atlantia, che è confinata all'hangar nella pista scivolosa dell'aeroporto di Venezia. Controllata dalla Save, Venezia è indicata dal piano nazionale degli aeroporti elaborato del ministero delle Infrastrutture come uno dei dodici scali che rivestono particolare rilevanza strategica e uno dei tre classificati come gate internazionali, assieme a Roma Fiumicino e a Milano Malpensa. Il piano ha come scopo quello di sviluppare il settore, incentivando la costituzione di reti che riducano costi e inefficienze. Rotto il binomio finanziario-industriale tra Enrico Marchi e Andrea de Vido che l'ha ha governata per anni, Save adesso è in mano ad una società nella quale figurano ancora Marchi, il fondo infrastrutturale tedesco Deutsche Asset Management e quello francese Infravia. Su Save aveva fatto più che un pensiero Atlantia, che un anno fa aveva rilevato il 21% del capitale, impegnando 174 milioni di euro, con la prospettiva magari di unire le forze con la controllata Adr, dominus di Fiumicino. Marchi ha scelto invece tedeschi e francesi come partner, motivando la scelta con la volontà di non finire in un gruppo controllato lontano dal Nordest. Legittimo, è una società privata. Meno comprensibile però è che nei patti parasociali tra Marchi e i nuovi soci figuri la preclusione ad Atlantia di poter in futuro crescere in Save, visto che gli accordi stabiliscono che le quote non potranno essere trasferite a concessioni aeroportuali con più di 5 milioni di passeggeri l'anno. Insomma, meglio gli stranieri che gli italiani. Speriamo che basti, visto che l'industria aeroportuale ha bisogno di costanti investimenti. E che il Paese non se ne penta. Da notare che tra i punti cardine del piano nazionale del ministro Delrio c'è "la creazione di una visione di sistema e di sviluppo della rete nazionale nel suo complesso". Chi dirige ha molta eloquenza, ma usa poco la moral suasion.
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