Non bastavano le turbolenze politiche sulla nomina del governatore della Banca d'Italia e quelle sull'estensione dell'età pensionabile, contestata da esponenti dello stesso governo che l'hanno decisa. Adesso si fibrilla anche nel perimetro che comprende via XX Settembre, dove ha sede il ministero dell'Economia, via Veneto (Ministero dello sviluppo Economico) e via Goito (Cassa Depositi e Prestiti). Circostanza preoccupante, visto che si tratta dei tre motori dell'economia del paese. Il tandem che guida la Cassa, Claudio Costamagna e Fabio Gallia, sta dando segnali di insofferenza per quello che ritiene un assedio. Forte delle disponibilità economiche derivanti dalla gestione del risparmio postale e dalla raccolta obbligazionaria, Cdp siede su una montagna di denaro. Che fa gola per molte operazioni strategiche, di sistema o di salvataggio.
È stato ad esempio il caso di Alitalia, con il governo e i partiti in pressing per un intervento che scongiurasse l'avvio delle procedure di messa in liquidazione. Cdp ha opposto un deciso no, facendo leva sullo statuto che le vieta di investire in società in perdita. È il caso del supporto agli investimenti in Iran, che vede Cdp resistere per non restare poi impigliata nella trappola delle sanzioni americane. È il caso dell'Enav, dove il ruolo di Cdp è quello di finanziare una nuova tranche di privatizzazione con una partita di giro che vede un assegno uscire dalla cassa di via Goito ed entrare in quello di via XX settembre; l'ipotesi troverà d'accordo gli azionisti di minoranza, le fondazioni bancarie?
Gli episodi insegnano che Pier Carlo Padoan è molto deciso quando si tratta di puntellare le strategie del Tesoro. E lo è anche il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. Quando la vicenda Ilva/Mittal è deflagrata con i contorno di polemiche sindacali, Calenda prima ha tagliato corto sull'asta che aveva visto in campo Cdp con il gruppo indiano Jindal ("Era nell'offerta che ha perso con più esuberi e meno stipendi"). Poi però è filtrata la notizia di un possibile subentro ad un socio in uscita. E che dire del rinnovato attivismo di Corrado Passera? L'ex ministro del governo Monti è stato prodigo di consigli su Fincantieri e banda larga. E qualcuno già lo vede come candidato alla guida della Cassa in un prossimo incerto futuro regalato dalle elezioni politiche.
Le poltrone di Cdp insomma fanno gola. E ce n'è abbastanza per far dire a Claudio Costamagna: "Io mi sento in prestito a Cdp, è chiaro che prima o poi tornerò a fare quello che facevo prima, se poi sarà l'anno prossimo, o dopo, lo vedremo. Mi renderò disponibile a un rinnovo di incarico solo se ci saranno le condizioni per continuare a lavorare come abbiamo fatto fino ad oggi". Le elezioni si avvicinano, aspettiamo le prossime puntate.
È stato ad esempio il caso di Alitalia, con il governo e i partiti in pressing per un intervento che scongiurasse l'avvio delle procedure di messa in liquidazione. Cdp ha opposto un deciso no, facendo leva sullo statuto che le vieta di investire in società in perdita. È il caso del supporto agli investimenti in Iran, che vede Cdp resistere per non restare poi impigliata nella trappola delle sanzioni americane. È il caso dell'Enav, dove il ruolo di Cdp è quello di finanziare una nuova tranche di privatizzazione con una partita di giro che vede un assegno uscire dalla cassa di via Goito ed entrare in quello di via XX settembre; l'ipotesi troverà d'accordo gli azionisti di minoranza, le fondazioni bancarie?
Gli episodi insegnano che Pier Carlo Padoan è molto deciso quando si tratta di puntellare le strategie del Tesoro. E lo è anche il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. Quando la vicenda Ilva/Mittal è deflagrata con i contorno di polemiche sindacali, Calenda prima ha tagliato corto sull'asta che aveva visto in campo Cdp con il gruppo indiano Jindal ("Era nell'offerta che ha perso con più esuberi e meno stipendi"). Poi però è filtrata la notizia di un possibile subentro ad un socio in uscita. E che dire del rinnovato attivismo di Corrado Passera? L'ex ministro del governo Monti è stato prodigo di consigli su Fincantieri e banda larga. E qualcuno già lo vede come candidato alla guida della Cassa in un prossimo incerto futuro regalato dalle elezioni politiche.
Le poltrone di Cdp insomma fanno gola. E ce n'è abbastanza per far dire a Claudio Costamagna: "Io mi sento in prestito a Cdp, è chiaro che prima o poi tornerò a fare quello che facevo prima, se poi sarà l'anno prossimo, o dopo, lo vedremo. Mi renderò disponibile a un rinnovo di incarico solo se ci saranno le condizioni per continuare a lavorare come abbiamo fatto fino ad oggi". Le elezioni si avvicinano, aspettiamo le prossime puntate.