Itreni di Italo cambiano bandiera e passano al fondo americano Gip, salutando l'ipotesi di collocare i titoli in Borsa. Nel frattempo la rete di Telecom si avvia verso lo scorporo e la societarizzazione, con la prospettiva, non dichiarata ma latente, di vedere entrare in un azionariato futuro come socio quello Stato italiano che aveva lasciato spazio ai privati, ultimi i francesi di Vivendi. Le due storie hanno direzioni diverse ma qualcosa in comune.
Il ricco bottino fatto da Italo dimostra per prima cosa che il sistema-treno funziona e che la concorrenza ha avuto benefici per tutti. Per le Ferrovie, che non sono più monopoliste e che dal pedaggio pagato dal nuovo operatore Ntv per il transito sulla rete hanno incassato circa 500 milioni l'anno. Per i passeggeri, che hanno visto scendere i prezzi dei biglietti. Per l'Alta velocità in generale, che è diventata il mezzo di trasporto principe sul territorio italiano e che continua a progettare investimenti. Per le principali stazioni ferroviarie, rinate come veri e propri centri commerciali nel cuore delle città, un tesoro per la spa di Renato Mazzoncini, che infatti vendendo il retail di Grandi Stazioni ha incassato ben un miliardo di euro. Infine ovviamente per i soci di Ntv, che hanno incassato plusvalenze d'oro rispetto agli esborsi iniziali. Tra questi spicca Flavio Cattaneo, che ha investito nel capitale di Italo parte della sua generosa liquidazione Tim. Aveva ricevuto 25 milioni per 16 mesi di permanenza al vertice. Ora sta per incassarne 116 dalla vendita delle sue quote in Ntv, di cui è stato amministratore delegato per 4 mesi.
In 20 mesi di attività Cattaneo si è portato a casa plusvalenze un gruzzolo di un centinaio di milioni di euro, performance degna di Warren Buffet e in parte finanziata dagli azionisti di Tim, che hanno generosamente messo mano al portafoglio per accompagnarlo all'uscita. Per Tim invece si sta prendendo forse una strada diversa. E se dopo lo scorporo la società si aprirà ad altri soci si aprono diversi interrogativi. Ha senso che, in attesa di quello che potrà accadere, Tim e Open Fiber continuino a lavorare in competizione sulla fibra? C'è il rischio di duplicare investimenti, col risultato magari di arrivare a connettere lo stesso edificio con tecnologie differenti? Possibile che soldi pubblici (quelli di Enel e Cdp) possano essere sprecati in inutili doppioni? Chi muove le strategie dell'operazione dovrà vigilare. E accertarsi che l'idea di dotare l'Italia di una sola forte rete non ne comprometta la neutralità anche sul fronte delle tariffe di transito dei vari operatori di tlc, che poi le scaricano sui consumatori. Perché la concorrenza abbassa i prezzi. Il monopolio no.
Il ricco bottino fatto da Italo dimostra per prima cosa che il sistema-treno funziona e che la concorrenza ha avuto benefici per tutti. Per le Ferrovie, che non sono più monopoliste e che dal pedaggio pagato dal nuovo operatore Ntv per il transito sulla rete hanno incassato circa 500 milioni l'anno. Per i passeggeri, che hanno visto scendere i prezzi dei biglietti. Per l'Alta velocità in generale, che è diventata il mezzo di trasporto principe sul territorio italiano e che continua a progettare investimenti. Per le principali stazioni ferroviarie, rinate come veri e propri centri commerciali nel cuore delle città, un tesoro per la spa di Renato Mazzoncini, che infatti vendendo il retail di Grandi Stazioni ha incassato ben un miliardo di euro. Infine ovviamente per i soci di Ntv, che hanno incassato plusvalenze d'oro rispetto agli esborsi iniziali. Tra questi spicca Flavio Cattaneo, che ha investito nel capitale di Italo parte della sua generosa liquidazione Tim. Aveva ricevuto 25 milioni per 16 mesi di permanenza al vertice. Ora sta per incassarne 116 dalla vendita delle sue quote in Ntv, di cui è stato amministratore delegato per 4 mesi.
In 20 mesi di attività Cattaneo si è portato a casa plusvalenze un gruzzolo di un centinaio di milioni di euro, performance degna di Warren Buffet e in parte finanziata dagli azionisti di Tim, che hanno generosamente messo mano al portafoglio per accompagnarlo all'uscita. Per Tim invece si sta prendendo forse una strada diversa. E se dopo lo scorporo la società si aprirà ad altri soci si aprono diversi interrogativi. Ha senso che, in attesa di quello che potrà accadere, Tim e Open Fiber continuino a lavorare in competizione sulla fibra? C'è il rischio di duplicare investimenti, col risultato magari di arrivare a connettere lo stesso edificio con tecnologie differenti? Possibile che soldi pubblici (quelli di Enel e Cdp) possano essere sprecati in inutili doppioni? Chi muove le strategie dell'operazione dovrà vigilare. E accertarsi che l'idea di dotare l'Italia di una sola forte rete non ne comprometta la neutralità anche sul fronte delle tariffe di transito dei vari operatori di tlc, che poi le scaricano sui consumatori. Perché la concorrenza abbassa i prezzi. Il monopolio no.