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Altro che case-vacanza da sogno e voli low-cost: occhio alle truffe online

Tra falsi annunci e messaggi ingannevoli, le frodi legate alla prenotazione di vacanze sono in aumento. Ma si possono riconoscere facilmente: ecco come
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Una truffa in Rete: c’è un modo peggiore per iniziare le vacanze estive? Purtroppo il rischio è alto e, per questo, bisogna alzare il livello di attenzione. Perché dietro a viaggi, case vacanza e hotel molto convenienti può nascondersi il trabocchetto. Secondo Censis-DeepCyber il 65% degli italiani ha ricevuto mail ingannevoli, in cui veniva chiesto loro di condividere dati personali. Non solo: le prenotazioni di viaggi e alloggi figurano tra le prime cinque attività in cui i consumatori si sentono più minacciati. E ne hanno tutte le ragioni. Il Check point research (Cpr), un centro di ricerca dedicato alla minacce online, ha calcolato che solo a maggio sono stati registrati quasi 30mila siti web relativi alle vacanze: di questi, oltre 350 sono ingannevoli o truffaldini. Cerchiamo di capire quali sono le truffe più comuni e come difendersi.

La casa vacanze che non c’è

Con oltre 300 milioni di visite previste a livello globale in questo 2023, Airbnb è la piattaforma di case vacanza più popolare in Rete. E proprio per questo è la più bersagliata. Spesso i truffatori creano dei falsi annunci sul sito, oppure creano delle pagine web identiche all’originale dove pubblicano foto di appartamenti da sogno a prezzi molto abbordabili, che poi diffondono sui social network o attraverso mail di phishing. Case che, è bene specificarlo, non esistono. Tuttavia le truffe seguono copioni quasi sempre uguali, che è possibile riconoscere da subito. Airbnb e Polizia Postale hanno diffuso un identikit del truffatore medio:
 

  • Dice di vivere all’estero. È un modo per giustificare il fatto che tutto sia a distanza, dal pagamento alla consegna della chiave. E ovviamente non è possibile vedere la casa di persona prima di aver pagato. L’altra caratteristica è la fretta: questo falso host tampina le vittime per chiudere l’accordo nel giro di 24 ore;
  • Troppo professionale. Se comincia a chiederci documenti, lasciate perdere. La scusa è che gli servono per il contratto d’affitto, ma in realtà è per rubare dati personali e poter usare la nostra identità per altre truffe. Con Airbnb non serve alcun contratto di affitto;
  • Vuole i soldi subito. Il truffatore chiede un acconto, e vuole che i soldi siano versati con bonifico: si tratta di un metodo di pagamento non tracciabile e non a caso è il più utilizzato dai criminali online. Bisogna tenere presente che Airbnb non prevede mai pagamenti con bonifico;
  • Vi contatta fuori da Airbnb: il sistema di chat interno alla piattaforma ufficiale blocca ogni forma di scambio di numeri di telefono o indirizzi email finché la richiesta di prenotazione non è stata accettata dal proprietario. Ecco perché i truffatori vi contattano in altri modi (Facebook Messenger ma anche Instagram o Whatsapp) o, se li avete contattati su Airbnb, provano in ogni modo a spostare la conversazione su altri canali.

Quelle ferie da bloccare, quel rimborso da riscuotere
 

Attraverso il phishing si diffondono le frodi più disparate. Questo metodo consiste nell’invio di email, o messaggi sui social, che contengono link a siti identici agli originali. Qui le vittime vengono invitate a inserire i propri dati personali o bancari con pretesti di ogni tipo. Il Cpr ne ha scoperte due molto insidiose. La prima riguarda un falso messaggio inviato dal direttore delle risorse umane della propria azienda, in cui chiede alla vittima di inserire le date delle proprie ferie, oltre a una serie di altre informazioni. Nulla di vero: il sito è falso ed è un tentativo per rastrellare dati personali. Come fanno i truffatori a conoscere l’azienda per cui lavora la vittima? In realtà non è troppo complicato, a volte basta una ricognizione dei profili social per trovare questa e altre informazioni utili a rendere il phishing più credibile.

L’altra esca individuata dal Cpr è quella del trasporto aereo. L’email di una compagnia aerea (la portoghese Tap nel caso di specie, ma ne vengono inviate anche con le immagini di altri vettori) ci informa che, a causa di un ritardo nell’ultimo volo, abbiamo diritto a un indennizzo. Nel falso sito della compagnia c’è un form da compilare, in cui bisogna inserire anche i dati della propria carta. Il rischio è massimo: quello di vedersi svuotare il conto. Anche stavolta, uno studio dei profili social è sufficiente per capire se abbiamo viaggiato in aereo e con quale compagnia.

Consigli anti-truffa

Conoscere le diverse tipologie di frode è già un modo per non farsi trovare impreparati. Ma vediamo nel dettaglio a cosa fare attenzione per non regalare soldi ai criminali in Rete:

  • Se una casa vacanze è meravigliosa e a un prezzo modico, potrebbe esserci qualcosa che non va. Stessa cosa per un pacchetto viaggio super-scontato. Nessuno regala nulla;
  • Una volta instillato il dubbio, scaricate un paio di foto della “casa da sogno” e caricatele su Google Immagini. Se la foto è stata presa da altri siti (spesso di architettura e design, altre volte da veri annunci in giro per il mondo) significa che è una truffa;
  • C’è più di un modo per difendersi dai siti-fotocopia. Anzitutto controllate l’indirizzo sulla barra del browser: se è un dominio che non c’entra nulla con l’azienda che vorrebbe rappresentare, o ne storpia il nome, girate al largo. E ancora: verificate che sulla barra dell’indirizzo ci sia l’immagine di un lucchetto chiuso, significa che la connessione è protetta;
  • Circolano diversi falsi siti di agenzie di viaggio o tour operator. In questi casi cercate subito le informazioni di contatto: se mancano riferimenti precisi, un indirizzo fisico, un’email o il numero di partita Iva/ registrazione alla camera di commercio, è il caso di drizzare le antenne;
  • Non pagate mai con bonifico. Online ci sono tanti modi più sicuri e tracciabili per trasferire soldi (carte di credito e Paypal in testa) e chi vi propone il bonifico è probabilmente in malafede;
  • Fate attenzione alle impostazioni relative alla privacy sui vostri profili social. Oppure limitate al massimo le informazioni personali che condividete. Come abbiamo visto, i criminali setacciano i profili alla ricerca di informazioni che possano rendere la truffa più credibile.
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