Fuga dalle città: gli italiani prendono casa in provincia
MILANO – Fuga dalle città a caccia di prezzi più accessibili. Secondo uno studio realizzato da Tecnocasa, che La Repubblica ha visionato in anteprima, nel primo semestre di quest’anno solo il 66,4% di chi risiede nelle grandi città ha comprato nel medesimo centro urbano. Si tratta di un’incidenza sensibilmente inferiore rispetto al 72,1% del primo semestre 2022 e del livello più basso da quando – nel 2019 - la società ha avviato questo tipo di rilevazioni.
L’hinterland, una scelta obbligata dal portafoglio
Nemmeno dopo lo scoppio della pandemia, quando il futuro dei grandi centri urbani sembrava segnato a favore di località più salubri e a contatto con la natura, vi era stato un trend così accentuato. Rispetto ad allora, la scelta di puntare sull’hinterland non è dettato tanto dall’attenzione alla salute, quanto piuttosto al portafoglio. A Milano, Roma e Napoli, i tre centri coinvolti in questo studio (ma lo stesso vale per la maggior parte dei capoluoghi di regione della Penisol…
MILANO – Fuga dalle città a caccia di prezzi più accessibili. Secondo uno studio realizzato da Tecnocasa, che La Repubblica ha visionato in anteprima, nel primo semestre di quest’anno solo il 66,4% di chi risiede nelle grandi città ha comprato nel medesimo centro urbano. Si tratta di un’incidenza sensibilmente inferiore rispetto al 72,1% del primo semestre 2022 e del livello più basso da quando – nel 2019 - la società ha avviato questo tipo di rilevazioni.
L’hinterland, una scelta obbligata dal portafoglio
Nemmeno dopo lo scoppio della pandemia, quando il futuro dei grandi centri urbani sembrava segnato a favore di località più salubri e a contatto con la natura, vi era stato un trend così accentuato. Rispetto ad allora, la scelta di puntare sull’hinterland non è dettato tanto dall’attenzione alla salute, quanto piuttosto al portafoglio. A Milano, Roma e Napoli, i tre centri coinvolti in questo studio (ma lo stesso vale per la maggior parte dei capoluoghi di regione della Penisola) si sono ormai raggiunti livello di prezzo insostenibili per molte famiglie, per altro alle prese con i costi crescenti dei beni di prima necessità, mentre gli stipendi sono rimasti sostanzialmente al palo. “Rispetto al passato, aumenta di un punto e mezzo, arrivando a sfiorare il 6%, anche la quota di coloro che acquistano in altre province della stessa regione, mentre poco meno del 5% va addirittura fuori regione”, commenta Fabiana Megliola, responsabile ufficio studi del gruppo Tecnocasa. Insomma, rispetto al passato si registra una maggiore mobilità territoriale, mentre non viene meno il desiderio di una casa di proprietà. Con i giovani che si mostrano attratti dall’acquisto al pari delle generazioni che li hanno preceduti.
La quale spiega come tra le preferenze dei compratori oggi ve ne sono due su tutte: la possibilità di disporre di spazi – anche ridotti – indipendenti e l’efficienza energetica. Quest’ultima non solo alla luce della crescente sensibilità verso l’ambiente, ma anche per una questione di costi. Come si è visto con i rialzi decisi dall’Arera per le bollette elettriche del quarto trimestre, l’emergenza legata ai prezzi delle materie prime energetiche non è del tutto superata. Inoltre, a breve potrebbe entrare nel vivo la discussione in merito alla bozza di direttiva Case Green, che impone il passaggio nel medio periodo di tutti gli immobili residenziali entro la classe D. Il che vuol dire che la maggior parte delle case costruite prima degli anni Ottanta dovrà essere oggetto di ristrutturazioni radicali. Nell’hinterland delle grandi città il 12,3% delle case acquistate è ristrutturata, contro l’8,7% dei capoluoghi.
Il mattone come investimento
Tornando allo studio di Tecnocasa, nelle metropoli il 71,1% acquista un’abitazione principale, mentre il 28,9% si muove per investimento, con un significativo balzo dal 23,6% di un anno fa. Questo sta a indicare che c’è una parte di Paese, meno impattata dall’elevata inflazione e dal rallentamento della crescita economica, che vede nel mattone un asset rifugio e oggi ci punta con maggiore convinzione del passato. Complici i rendimenti elevati offerti dagli affitti brevi.
Nell’hinterland la quota di chi acquista l’abitazione principale sale al 79,2% perché qui i costi si abbattono mediamente del 25% rispetto alle metropoli di riferimento.