MILANO – Tra cedolare sugli affitti brevi e ipotesi di facilitare lo sfratto degli inquilini morosi, il tema della casa si è preso la scena del dibattito pubblico. In attesa di capire meglio contorni - e soprattutto risorse - del Piano casa promesso dal ministro Salvini ormai mesi fa, gli italiani d’altra parte fanno i conti mensilmente con il peso finanziario dell’immobile. Specie quando si tratta di affitti.
Una voce che pesa in media il 31% del reddito, secondo uno studio recentemente pubblicato da Idealista e aggiornato ai dati del terzo trimestre del 2025.
Un’analisi che mostra un inasprimento delle condizioni: l’incidenza dell’affitto sul reddito viene definita “tasso di sforzo”. Ebbene, nello stesso periodo del 2024 questo rapporto era al 30 per cento. Di contro, probabilmente complice il calo dei tassi e valori immobiliari che non sono surriscaldati nel panorama nazionale, per l’acquisto la quota è scesa dal 19 al 17 per cento.
MILANO – Tra cedolare sugli affitti brevi e ipotesi di facilitare lo sfratto degli inquilini morosi, il tema della casa si è preso la scena del dibattito pubblico. In attesa di capire meglio contorni - e soprattutto risorse - del Piano casa promesso dal ministro Salvini ormai mesi fa, gli italiani d’altra parte fanno i conti mensilmente con il peso finanziario dell’immobile. Specie quando si tratta di affitti.
Una voce che pesa in media il 31% del reddito, secondo uno studio recentemente pubblicato da Idealista e aggiornato ai dati del terzo trimestre del 2025.
Un’analisi che mostra un inasprimento delle condizioni: l’incidenza dell’affitto sul reddito viene definita “tasso di sforzo”. Ebbene, nello stesso periodo del 2024 questo rapporto era al 30 per cento. Di contro, probabilmente complice il calo dei tassi e valori immobiliari che non sono surriscaldati nel panorama nazionale, per l’acquisto la quota è scesa dal 19 al 17 per cento.
Numeri che riaccendono la riflessione su cui si è concentrato anche l’Ufficio parlamentare di bilancio in audizione sulla manovra. Infatti sulle famiglie in affitto rischia di abbattersi una discriminazione legata alla misura che riduce il peso della prima casa nella valutazione dell’Isee, favorendo dunque i proprietari piuttosto che gli inquilini nell’accesso a prestazioni quali Assegno unico e di inclusione. Il tutto, si legge nelle more dell’audizione dell’Autorità indipendente sui conti pubblici, al culmine di un periodo nel quale le rendite catastali sono aumentate mediamente del 3,8 per cento tra il 2014 e il 2020. Mentre, dai dati Istat sulla spesa per consumi finali delle famiglie, emerge che la voce affitti effettivi è cresciuta del 9 per cento tra il 2015 e il 2020 e del 24,2 se si allunga l’orizzonte temporale fino al 2024.
Tornando all’analisi di Idealista, è possibile tracciare una sorta di “mappa” delle città nelle quali è richiesto un “tasso di sforzo” maggiore per abitare in un appartamento con due stanze da letto (trilocale). La palma del maggior peso economico legato all’affitto va a Massa, con il 60% del reddito familiare destinato alla locazione. Va però precisato che qui impatta il peso di soluzioni di lusso e temporanee, specialmente sulla costa della Versilia, che “sporcano” il dato di un mercato dai numeri esigui. Un discorso diverso per Napoli, che presenta un tasso del 42%, ma probabilmente simile per Como (anch’essa al 42%). Seguono poi i grandi centri come Roma (41%), Venezia (40%), Milano (39%) e Firenze (36%).
Bolzano, con il 31%, si colloca in linea con la media nazionale, mentre tutti gli altri capoluoghi richiedono un impegno economico inferiore per la locazione, con variazioni comprese tra il 30% di Lucca e il 13% di Terni e Caltanissetta, le città più accessibili in rapporto al reddito degli inquilini.
Su base annua, il tasso di sforzo per l’affitto cresce in 21 città e cala in 42, con 28 capoluoghi stabili. Se si guarda al livello provinciale, sono sempre 21 le aree in cui il canone supera il 31% del reddito familiare, una soglia che tradizionalmente viene indicata come quella della sostenibilità. Le province più onerose sono Belluno (58%), Aosta (46%) e Milano (44%). Seguono Roma (39%), Como (37%), Firenze (36%), Venezia (35%) e Napoli (32%). Al contrario, in 84 province l’incidenza è inferiore alla media nazionale, tra il 29% di Bologna e il 14% di Alessandria, Biella e Terni, le più accessibili.