Cattive notizie in arrivo sui mutui. Lo spread dell’Italia sugli altri Paesi Ue
di Raffaele RicciardiMILANO – Non arrivano buone notizie per chi si avvicina all’acquisto di casa con l’esigenza di aprire un mutuo. In settimana la Banca d’Italia ha certificato che il tasso medio sui nuovi prestiti alle famiglie è salito a gennaio al 3,87%, portandosi ai massimi da agosto 2024 come ha notato l’Unc.
A tendere, visto che la guerra nel Golfo non lascia presupporre nulla di buono sul fronte dell’inflazione, sono praticamente azzerate le chance di nuove sforbiciate al costo del denaro: è molto più frequente ormai trovare banche d’affari che ragionano di rialzi nel corso dell’anno da parte della Bce (che si riunisce giovedì) che non il contrario.
Preoccupazioni che trovano riscontro in un’analisi della Fabi, la quale evidenzia per altro una condizione di accesso al credito da parte degli italiani peggiorativa rispetto agli altri Paesi europei. Il sindacato autonomo dei bancari traccia infatti un tasso medio sui mutui in Italia al 3,55% (per altro leggermente al di sotto della cifra di Bankit…
MILANO – Non arrivano buone notizie per chi si avvicina all’acquisto di casa con l’esigenza di aprire un mutuo. In settimana la Banca d’Italia ha certificato che il tasso medio sui nuovi prestiti alle famiglie è salito a gennaio al 3,87%, portandosi ai massimi da agosto 2024 come ha notato l’Unc.
A tendere, visto che la guerra nel Golfo non lascia presupporre nulla di buono sul fronte dell’inflazione, sono praticamente azzerate le chance di nuove sforbiciate al costo del denaro: è molto più frequente ormai trovare banche d’affari che ragionano di rialzi nel corso dell’anno da parte della Bce (che si riunisce giovedì) che non il contrario.
Preoccupazioni che trovano riscontro in un’analisi della Fabi, la quale evidenzia per altro una condizione di accesso al credito da parte degli italiani peggiorativa rispetto agli altri Paesi europei. Il sindacato autonomo dei bancari traccia infatti un tasso medio sui mutui in Italia al 3,55% (per altro leggermente al di sotto della cifra di Bankitalia) all’inizio di quest’anno, contro il 3,06% della Francia, il 2,49% della Spagna e una media europea del 3,23%. Un divario, per restare in tema di finanziamenti, ancora più marcato sul credito al consumo: i prestiti personali in Italia viaggiano all’8,11%, ben al di sopra della media europea del 7,51%.
Nei mutui “il differenziale varia da 49 punti base rispetto alla Francia a 21 punti base rispetto al Portogallo, fino a 106 punti base nei confronti della Spagna, traducendosi in rate più elevate e in un maggiore costo complessivo del mutuo italiano – annota la Fabi – Gli effetti delle decisioni della Banca Centrale Europea, che dal 2024 ha avviato un rientro ordinato del costo del denaro, si riflettono dunque solo in parte sul mercato italiano dei mutui”.
Tra i Paesi che superiamo per costo dei mutui c’è anche il Belgio, di 23 punti base, mentre resta appena sopra l’Austria (3,52%) di 3 punti base. I pochi livelli più elevati, nel 2026, si concentrano in Germania (3,84%), Lussemburgo (3,77%) e Grecia (3,72%), Paesi che continuano a presidiare la parte più alta della classifica insieme all’Italia.
In questo scenario, i nuovi timori di cui sopra non fanno che disegnare un potenziale peggioramento alle porte, anche se su questo influiscono le politiche commerciali delle banche che – ad esempio, come abbiamo raccontato qui – in questa fase tendono a favorire le erogazioni a tasso fisso assorbendo i movimenti al rialzo dei tassi di riferimento arrivando anche ad applicare spread negativi. Nella rilevazione Abi sui dati di febbraio, ad esempio, si traccia una ridiscesa del costo dei mutui rispetto al mese precedente (dal 3,53 al 3,45%). Sul punto, il vicedirettore generale dell’Abi, Gianfranco Torriero, ha spiegato che “i tassi di mercato stanno registrando incrementi, tutto dipenderà dalla durata delle tensioni". L'Euribor e l'Irs a 10 anni stiano registrando incrementi con il primo aumentato al 2,15 dal 2,01 di febbraio, un aumento di 10-15 punti base mentre l'Irs a 10 anni è salito al 2,97 dal 2,80 di febbraio. "C'è una situazione di forte incertezza, vedremo se verrà riaperto lo stretto di Hormuz. L'elemento importante" del rapporto "di febbraio, prima della crisi, è che l'andamento complessivo era positivo. Oggi l'incertezza potrebbe cambiare questo scenario, perchè c'è la doppia incertezza sulla durata e sulla evoluzione" del conflitto.
Per il segretario Fabi, Lando Maria Sileoni, “i dati dello studio dimostrano che la trasmissione della politica monetaria è ancora incompleta e che i benefici per famiglie e imprese arrivano con lentezza e in modo diseguale. In un contesto internazionale tornato più instabile, questo ritardo diventa ancora più preoccupante”.
Il delta con gli altri Paesi è a questo punto “una criticità strutturale che pesa sui bilanci delle famiglie” e “non va letta come un segnale di fiducia” la crescita del credito al consumo, che in un anno passa da 119,1 a 124,5 miliardi di euro, con un aumento di oltre 5,3 miliardi (+4,5%). Ma è più che altro il riflesso della “difficoltà delle famiglie a sostenere la spesa quotidiana con redditi sotto pressione e un costo della vita ancora elevato”. Dice Sileoni: “I prestiti personali sono diventati per molte famiglie una voce ordinaria e quando il ricorso al prestito serve per ottenere liquidità, accorpare debiti o acquistare un’auto usata, significa che il credito sta sostituendo il reddito”.