La spesa costa di più anche nei discount. Anzi, sono proprio i punti vendita dove il carrello della spesa è rincarato in misura maggiore (+15%) rispetto al 2022. Tuttavia restano l’opzione più conveniente, anche perché supermercati e ipermercati, già più cari in partenza, sono rincarati rispettivamente del 12 e dell’11%. I dati sono di Altroconsumo, che come ogni anno ha condotto un’indagine nazionale sui prezzi della grande distribuzione, passando al setaccio oltre un milione e mezzo di prezzi di 125 categorie di prodotti in 67 città italiane.
I rincari sono generalizzati
“Quest’anno è emerso in modo evidente l’aumento generalizzato dei prezzi, a prescindere dall’insegna” dice Stefania Villa, giornalista di Altroconsumo che da alcuni anni cura l’indagine: “Se l’anno scorso registrammo un rincaro medio del 2,6% rispetto al 2021, stavolta siamo al 12% sul 2022”.
Il +15% dei discount, spiega l’associazione, si spiega soprattutto col fatto che queste insegne lavorano su margini piuttosto stretti e, se aumenta il prezzo della materia prima, fanno più fatica a non riversarlo sul cliente finale. Resta il fatto che, dal 2016 a oggi, il numero di punti vendita dei discount è aumentato del 5,4% a scapito degli iper, calato del 10%. Non sorprende: secondo i dati di Altroconsumo una coppia con due figli, che spende mediamente 8548 euro l’anno (dati Istat) può risparmiare fino a 3455 euro acquistando i prodotti più economici in assoluto al discount.
Le città più convenienti
Altroconsumo ha messo in ordine le città secondo due diversi canoni:
- uno è quello del risparmio massimo, cioè in quali città si spende meno scegliendo esclusivamente le marche e i punti vendita più economici;
- l’altro è quello del risparmio possibile, ovvero le città in cui è più ampia la forbice tra la spesa massima e la spesa minima. E quindi, dove il confronto consente di risparmiare di più.
Nel risparmio massimo il nord-est si conferma l’area del Paese in cui il carrello della spesa è più leggero. Merito anche di una maggior concorrenza: nella top 10, cinque città appartengono proprio a quest’area geografica con Vicenza, Venezia e Rovigo sul podio.
La spesa più cara è invece a Palermo dove, per comprare le stesse cose, si spendono oltre mille euro in più rispetto a Vicenza; subito dopo viene Sassari. Ma tre le dieci città più costose rientrano anche capoluoghi di provincia marchigiani, liguri e Aosta.
Grandi città come Milano, Torino, Roma e Bari si trovano in posizioni intermedie, con spese annue tra i 6200 e i 6400 euro.
Tra le città con il più ampio divario tra il supermercato più caro e più conveniente, la prima in classifica è Cremona dove la forbice è del 25%: scegliendo con cura i punti vendita, nella cittadina lombarda si possono evitare di spendere 1931 euro in un anno. Nella top 10 rientrano anche città come Roma, Bologna e Ancona dove la spesa minima è elevata, ma la concorrenza permette comunque di risparmiare rispetto a punti vendita ben più cari.
Tra le città dove la forbice è più stretta, e quindi la concorrenza è minore, il sud è nettamente l’area più rappresentata, fa eccezione solo la Liguria. Vince Caserta, dove il risparmio massimo possibile è di appena 45 euro, ma nella top 10 troviamo anche tre capoluoghi siciliani e due calabresi.
Per dare un’idea più concreta di cosa voglia dire vivere in una città in cui i punti vendita si fanno un’aspra concorrenza, Altroconsumo ha fatto alcuni esempi. Un pacco di penne rigate La Molisana a Milano si trova a 89 centesimi al Carrefour di viale Monza e a 2,29 all’Ipercoop di via Quarenghi, il 156% in più; ancora: la birra Moretti ricetta classica (2 lattine da 33 centilitri) a Bologna costa 79 centesimi al supermercato Alì di via Bergami, mentre alla Coop di via Casciarolo è a 2,24 euro (il 184% in più). Di casi come questi ce ne sono, naturalmente, tantissimi.
"La ricerca conferma il fatto che la strategia migliore per risparmiare è quella di scegliere bene: discount e private label offrono prodotti a prezzi spesso molto convenienti senza per questo rinunciare alla qualità. I test che Altroconsumo svolge periodicamente lo dicono in modo chiaro da tempo: la qualità non è solo nei prodotti di marca” spiega ancora Stefania Villa.
I marchi più convenienti
Altroconsumo ha stilato le classifiche relative ai brand della grande distribuzione individuando tre categorie di spesa:
- Prodotti di marca, cioè quelli venduti da super e ipermercati e, in parte, da alcuni discount. Le più convenienti risultano Esselunga Superstore e Famila Superstore a pari merito, seguite da Ipercoop, Pam e Spazio Conad; maglia nera per Carrefour Market.
- Prodotti economici, in cui da sempre dominano le catene di discount. Quest’anno, per la prima volta, il migliore si rivela In’S Mercato, seguito a poca distanza da Aldi, Dpiù e Prix Quality.
- Prodotti a marchio commerciale, le cosiddette private label con il marchio del distributore. Una classifica in cui sono esclusi i discount e dove la più conveniente è Spazio Conad, seguito da Ipercoop. Le private label sono infatti lo strumento più efficace con cui la Gdo combatte la concorrenza dei discount. Un’indagine di Mediobanca prevede che di qui al 2030 la quota di mercato di questi prodotti sfiorerà il 25% delle vendite, per un fatturato di 15 miliardi di euro.