ROMA – Nella manovra allo studio del governo in questi giorni potrebbe essere prevista anche una modifica sui fringe benefit, una forma di integrazione complementare al reddito dei dipendenti elargita dai datori di lavori sotto forma di beni o servizi.
L’ipotesi di un ampliamento del welfare aziendale è tra le misure caldeggiate dal ministero del Lavoro che ha elaborato alcune proposte per la legge di bilancio 2026. La maggioranza al momento sembra aver dato priorità a tre pilastri con la “mini manovra” da 16 miliardi che intende approvare: taglio dell’Irpef, nuova rottamazione, congelamento (ma solo per il 3% dei lavoratori) dello slittamento dell’età pensionabile.
Manovra, le proposte del ministero del Lavoro
Le proposte del ministero retto da Marina …
ROMA – Nella manovra allo studio del governo in questi giorni potrebbe essere prevista anche una modifica sui fringe benefit, una forma di integrazione complementare al reddito dei dipendenti elargita dai datori di lavori sotto forma di beni o servizi.
L’ipotesi di un ampliamento del welfare aziendale è tra le misure caldeggiate dal ministero del Lavoro che ha elaborato alcune proposte per la legge di bilancio 2026. La maggioranza al momento sembra aver dato priorità a tre pilastri con la “mini manovra” da 16 miliardi che intende approvare: taglio dell’Irpef, nuova rottamazione, congelamento (ma solo per il 3% dei lavoratori) dello slittamento dell’età pensionabile.
Manovra, le proposte del ministero del Lavoro
Le proposte del ministero retto da Marina Calderone rischiano quindi di rimanere ai margini, anche perché non sono a costo zero, tutt’altro. Tra queste, l’ipotesi di abbassare l’Irpef al 10% sugli aumenti da rinnovi contrattuali, come pure su straordinari e notturni il rilancio della previdenza complementare con la riapertura del silenzio-assenso sul Tfr e la conferma dei tre canali di uscita pensionistica anticipata: Opzione Donna, Quota 103 e Ape sociale. Una misura riguarda anche l’ampliamento della soglie di esenzione sui fringe benefit.
Come funzionano i fringe benefit
I fringe benefit sono una forma di compenso non monetario sempre più utilizzata dai datori di lavoro: piacciono ai lavoratori, perché entro la soglia stabilita non incorrono in nessuna tassazione ai fini Irpef e in nessun aggravio contributivo ai fini previdenziali, e costano meno alle aziende perché si tratta di importi completamente deducibili dal reddito d’impresa. Possono essere di varia natura ma la loro funzione è quella di integrare lo stipendio attraverso l’erogazione di beni e servizi.
Rientrano tra i fringe benefit le auto aziendali e i buoni pasto o carburante, ma anche il rimborso delle utenze domestiche (bollette luce e gas), del trasporto (abbonamento mezzi pubblici), delle spese scolastiche o campus estivi per figli, abbonamenti a quotidiani o riviste, corsi di lingue e rimborso di corsi universitari e di formazione.
Fringe benefit, come sono variate le soglie nel tempo
Sono rivolti a lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e determinato collaboratori con contratti assimilati a lavoro dipendente, manager e dirigenti aziendali, se rientrano nei piani di welfare aziendale.
Negli anni le soglie hanno subito diverse oscillazioni. Con il Decreto Aiuti-bis del 2022 la soglia è passata da 258,23 euro a 600 euro, per poi essere ulteriormente incrementata a 3.000 euro per il medesimo periodo d’imposta, come previsto dal Decreto Legge Aiuti quater di novembre dello stesso anno. Nel 2023 la soglia esentasse è tornata a 258,23 euro, tranne che per i dipendenti con figli a carico, in favore dei quali il Decreto Lavoro ha prorogato, per il 2023, l’innalzamento della soglia di esenzione a 3.000 euro.
Con la manovra per il 2024 sono state previste due soglie di defiscalizzazione per i fringe benefit, fino a 1.000 euro per tutti i lavoratori dipendenti e fino a 2.000 euro per chi ha figli a carico, poi confermate anche per il 2025. Entro questa soglia, l’importo non concorre al reddito ed è esentasse, una volta superata però l’intero valore diventa imponibile e tassato come reddito da lavoro.
Come potrebbero cambiare i fringe benefit nel 2026
Il ministero del Lavoro propone di potenziare il welfare aziendale. Sui premi di risultato, l’agevolazione dovrebbe passare da 3mila a 4mila euro, e l’aliquota sostitutiva al 10% – quella proposta sugli aumenti da rinnovi contrattuali, straordinari e notturni – andrebbe estesa anche a chi guadagna tra 80 e 100 mila euro.
Sui fringe benefit la proposta è di raddoppiare le soglie: esenzione fino a 4.000 euro annui per chi ha figli a carico, e 2.000 per gli altri. E se i benefit sono inseriti in piani di welfare contrattati, la soglia maggiorata vale per due anni. Da ricordare però che quelle somme non valgono per la pensione, a meno di contributi volontari.