Economia

Quota 100 e crisi sanitaria, così aumenta l'incidenza della spesa per la previdenza

Quota 100 e crisi sanitaria, così aumenta l'incidenza della spesa per la previdenza
(ansa)
L'Ufficio parlamentare di bilancio mette a confronto le recenti stime sulla spesa pensionistica: la crisi economica e le riforme per l'uscita anticipata portano a un picco sopra il 17% del Pil
2 minuti di lettura
MILANO - La crisi legata al Covid e Quota 100 hanno cambiato la curva d'incidenza della spesa pensionistica sul totale della ricchezza italiana. Lo certifica l'autorità dei conti pubblici, l'Ufficio parlamentare di bilancio, che ha messo a confronto le traittorie indicate dalla Ragioneria generale a partire dal 2018 e da ultimo dalla Nadef per verificare come le ultime variabili intervenute abbiano modificato la traiettoria della spesa sul Pil. "Nel volgere di soli tre anni, tra il 2018 e il 2020, l'incidenza sul PIL della spesa pensionistica aumenta significativamente nel breve periodo per effetto del peggioramento dello scenario macroeconomico e delle nuove possibilità di pensionamento introdotte nel 2019". Si assiste quindi a un picco immediato che poi nel tempo si riassorbe, visto che le previsioni prodotte nel periodo osservato scontano uno scenario macroeconomico e demografico sovrapponibile nel medio periodo.

ESPERTO PENSIONI. Fai la tua domanda

L'evoluzione delle previsioni di spesa pensionistica tra il 2018 e il 2019 si spiegano dunque con Quota 100. In quel frangente, dice l'Upb, "l'incidenza aumenta poco meno di un punto percentuale nel 2020 (arrivando al 15,8 per cento), per poi gradualmente convergere verso gli stessi valori allineandovisi tra il 2040 e il 2045. L'effetto è dovuto in primo luogo alle nuove possibilità di pensionamento introdotte nel 2019, tra queste la temporanea "Quota 100" e la sospensione sino al 2026 dell'aggancio alla speranza di vita dei requisiti per le uscite anticipate che ha invece un effetto permanente. In parte pesa anche la revisione in senso peggiorativo del quadro macroeconomico dei primi anni, il cui effetto si trascina nel tempo".

Se si guarda alle proiezioni più recenti, ovvero dal 2019 si passa alla stima della Ragioneria di quest'anno, "l'incidenza sul PIL aumenta di ulteriori 1,2 punti percentuali nel 2020 (arrivando al 17 per cento), per poi gradualmente convergere e raggiungere nel 2060 gli stessi valori della proiezione del 2019. Mediamente, tra il 2020 e il 2060, l'incidenza sul PIL è di 0,5 punti percentuali superiore nelle proiezioni del 2020 rispetto a quelle del 2019. L'effetto è dovuto principalmente alla drastica revisione in senso peggiorativo del quadro macroeconomico a causa della crisi sanitaria ed economica. Nel lungo periodo l'incidenza continua invece a convergere verso il valore di poco superiore al 13 per cento come nelle precedenti proiezioni".

L'ultima revisione delle stime, la più recente, risale solo a qualche settimana con la Nadef che fa salire l'incidenza ancora ulteriormente nel 2020, di circa un decimo di punto percentuale, ma è rivista al ribasso negli anni successivi e sino al 2045, per poi sovrapporsi ai precedenti valori di proiezione sino al 2070. "Complessivamente, nel passaggio da RGS-2018 alle proiezioni più recenti del 2020 contenute nella NADEF, l'incidenza della spesa pensionistica sul PIL è più elevata di 2 punti percentuali nel 2020 (arrivando al 17,1 per cento), 0,3 punti percentuali nel 2045 (16,4 per cento) e 0,1 punti percentuali nel 2070 (13,2 per cento)".

Sui numeri messi in fila dall'Upb si registra la voce della Uil, secondo la quale "anche un istituto autorevole come l'Ufficio parlamentare di bilancio commette l'errore di quantificare la spesa per pensioni in Italia al 17% del Pil. La Uil lo ha ripetuto a urbi et orbi che per pensioni in Italia si spende intorno al 12% del Pil, dato confermato da molti istituti accademici e anche dalla lettura del bilancio dell'Inps, una spesa perfettamente in media con quello che avviene negli altri paesi europei. La stima dell'Upb contiene tutta la spesa assistenziale che con le pensioni non c'entra nulla. E più che mai necessario insediare, a dieci mesi dall'approvazione della legge, la commissione istituzionale per separare la spesa previdenziale da quella assistenziale. E un ritardo vergognoso che continua a penalizzare il nostro paese e soprattutto i lavoratori e i pensionati".