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Pensione, come costruire il tesoretto per la vecchiaia: dai Tfr ai piani di accumulo

(ansa)

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Una rendita integrativa per la terza età? Ecco come ottenerla senza affanni. Strumenti, vantaggi fiscali e strategie per garantirsi un reddito in più dopo il lavoro
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"Un obiettivo senza un piano è solo un desiderio”, è una delle frasi più note di Antoine de Saint-Exupéry, scrittore e aviatore francese del secolo scorso, noto soprattutto come autore de “Il Piccolo Principe”. Questi giorni che per molti italiani sono di vacanza, possono essere l’occasione migliore per pianificare una rendita integrativa in grado di garantire tranquillità a fronte di carriere sempre più discontinue e di assegni pensionistici destinati a diventare sempre più scarni.

Come affrontare carriere discontinue e pensioni sempre più magre

L’ultima rilevazione dell’Istat indica che solo il 32,1% degli italiani tra i 50 e i 74 anni riceve una pensione, uno dei tassi più bassi in Europa, a fronte di una media Ue del 40,5%. Inoltre, le pensioni delle donne …

"Un obiettivo senza un piano è solo un desiderio”, è una delle frasi più note di Antoine de Saint-Exupéry, scrittore e aviatore francese del secolo scorso, noto soprattutto come autore de “Il Piccolo Principe”. Questi giorni che per molti italiani sono di vacanza, possono essere l’occasione migliore per pianificare una rendita integrativa in grado di garantire tranquillità a fronte di carriere sempre più discontinue e di assegni pensionistici destinati a diventare sempre più scarni.

Come affrontare carriere discontinue e pensioni sempre più magre

L’ultima rilevazione dell’Istat indica che solo il 32,1% degli italiani tra i 50 e i 74 anni riceve una pensione, uno dei tassi più bassi in Europa, a fronte di una media Ue del 40,5%. Inoltre, le pensioni delle donne risultano mediamente più basse a causa di carriere interrotte e retribuzioni inferiori.

Il tasso di sostituzione, cioè il rapporto tra la pensione e l'ultimo stipendio netto, è un indicatore chiave per capire l'effettiva capacità della pensione di mantenere il tenore di vita. In Italia questo tasso è diminuito negli ultimi decenni ed è destinato a calare ulteriormente dato che la vita si allunga e si fanno sempre meno figli, per cui scende il numero dei lavoratori che versano i contributi, il cui ammontare serve a pagare le pensioni. La Ragioneria dello Stato ha calcolato che nel 2010 il tasso di sostituzione si avvicinava a tre-quarti, mentre alla fine di questo decennio la pensione supererà a fatica i due-terzi dell’ultimo stipendio, per poi scendere ancora. Dunque, se non ci si attrezza in proprio, si rischia una terza età di stenti.

La previdenza complementare favorita dal legislatore

In merito al Tfr maturato, i lavoratori possono scegliere se lasciarlo in azienda o destinarlo a una forma di previdenza complementare. Nel primo caso, la somma si rivaluta ogni anno con una formula fissa: tasso fisso all'1,5% più il 75% del tasso d'inflazione. Negli ultimi lustri, questa rivalutazione è stata intorno al 2% annuo. Se invece si opta per la previdenza complementare (fondi pensione o Pip, queste ultime soluzioni previdenziali), le somme accantonate con i contributi previdenziali vengono investite nei mercati finanziari, con una gestione che può essere più o meno rischiosa (linee azionarie, bilanciate, obbligazionarie). Nell’ultimo decennio i rendimenti si sono attestati tra il 2 e il 4,5% annuo.

Tasse e rendimenti: le differenze tra previdenza complementare e Tfr

Il legislatore spinge per la previdenza complementare, prevedendo una tassazione agevolata che va da un massimo del 15% a un minimo del 9% in base agli anni di permanenza nell’investimento. Mentre per quel che riguarda il Tfr, al momento della liquidazione, sulla somma maturata vi è un prelievo fiscale in base all’aliquota Irpef media degli ultimi cinque anni, quindi tra il 23% e il 43%.

Dunque, mentre il Tfr presenta una rivalutazione fissa, la previdenza complementare offre rendimenti legati ai mercati finanziari, che nel medio-lungo termine tendono a offrire rendimenti superiori. Inoltre, i contributi versati alla previdenza complementare sono deducibili dal reddito complessivo fino a un limite massimo di 5.164,57 euro all'anno. Questo significa che il lavoratore può sottrarre queste somme dal proprio reddito imponibile e risparmiare pertanto sul pagamento delle imposte.

Come scegliere tra le varie forme di previdenza complementare

La forma più diffusa di previdenza complementare è data dai fondi pensione, che possono essere aperti (può accedervi chiunque), chiusi/negoziali (non sono aperti a tutti, ma solo agli iscritti alla categoria lavorativa o aziendale specifica prevista dal fondo e offrono l’ulteriore vantaggio del contributo aggiuntivo da parte del datore). Quanto ai Piani individuali pensionistici (Pip), offrono il vantaggio di combinare previdenza integrativa e assicurazione vita, ma a fronte di costi generalmente superiori a quelli dei fondi pensione.

Dalle polizze ai Pac, le altre strade per costruirsi un tesoretto

Il tesoretto può essere costruito anche da soli, acquistando quote di fondi comuni o Etf, con i secondi che hanno commissioni più basse dei fondi attivi, in quanto replicano un paniere sottostante senza un gestore professionale che compra e vende titoli secondo opportunità. In entrambi i casi, la posizione può essere costruita attraverso Pac, cioè versamenti periodici della medesima somma di denaro, senza guardare all’andamento delle quotazioni. In questo modo non si rischia di sbagliare il timing dell’investimento.

Rispetto alla previdenza complementare, queste soluzioni non consentono di dedurre i versamenti effettuati.

Infine, un’altra strada percorribile è quella delle polizze vita, che offrono una copertura assicurativa oltre alla componente di risparmio, oltre alla detrazione fiscale del 19% sui premi versati su un massimo di 530 euro annui. Tuttavia le detrazioni fiscali più limitate rispetto ai fondi pensione e i costi sono spesso elevati. Da non escludere, per chi ha una certa capacità di risparmio, la possibilità di combinare diverse strategie – Tfr, fondo pensione, Pac e così via – in modo da diversificare, e per questa strada ridurre il rischio complessivo.

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