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Pensioni, torna la stretta sulla rivalutazione. Stangata da 14 miliardi in dieci anni

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La manovra ripristina le sei fasce del 2023. Tagli agli assegni sopra 2.450 euro lordi. Fino a 1.350 euro persi in un anno. Gli esempi e le cifre della relazione tecnica
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ROMA – Torna la stretta sulle pensioni. Il governo Meloni ripristina le sei fasce del 2023 e riduce la rivalutazione degli assegni superiori a quattro volte il minimo Inps, pari a circa 2.450 euro lordi mensili. Una misura limitata al 2027, ma con effetti destinati a durare.

La relazione tecnica calcola 1,48 miliardi di risparmi lordi già nel primo anno e 14,24 miliardi complessivi fino al 2036. Il taglio non riduce gli importi oggi percepiti, ma gli aumenti dovuti per recuperare l’inflazione. E le somme non riconosciute non saranno restituite negli anni successivi.

Dalle tre fasce alle sei del 2023

Oggi la perequazione funziona per scaglioni: l’inflazione v…

ROMA – Torna la stretta sulle pensioni. Il governo Meloni ripristina le sei fasce del 2023 e riduce la rivalutazione degli assegni superiori a quattro volte il minimo Inps, pari a circa 2.450 euro lordi mensili. Una misura limitata al 2027, ma con effetti destinati a durare.

La relazione tecnica calcola 1,48 miliardi di risparmi lordi già nel primo anno e 14,24 miliardi complessivi fino al 2036. Il taglio non riduce gli importi oggi percepiti, ma gli aumenti dovuti per recuperare l’inflazione. E le somme non riconosciute non saranno restituite negli anni successivi.

Dalle tre fasce alle sei del 2023

Oggi la perequazione funziona per scaglioni: l’inflazione viene recuperata integralmente sulla quota fino a quattro volte il minimo, al 90% su quella compresa tra quattro e cinque volte, al 75% sulla parte restante. È un meccanismo progressivo, simile a quello delle aliquote fiscali.

Dal 2027 cambia tutto. La percentuale sarà determinata dall’importo complessivo della pensione e applicata all’intero trattamento.

Fino a quattro volte il minimo resta il recupero integrale dell’inflazione. Poi si scende all’85% per gli assegni fino a cinque volte il minimo, al 53% tra cinque e sei volte, al 47% tra sei e otto, al 37% tra otto e dieci. Oltre dieci volte il minimo la rivalutazione si ferma al 32%: significa recuperare meno di un terzo dell’aumento dei prezzi. Sono previste clausole di salvaguardia per evitare penalizzazioni eccessive appena superate le soglie.

Quanto perdono i pensionati

Per quantificare il taglio, la Ragioneria ipotizza un’inflazione del 2,8%. Applicando questa previsione alle regole attuali e a quelle del 2027, una pensione lorda di 3mila euro perderebbe circa 11 euro al mese di rivalutazione, 144 euro su tredici mensilità. Con 3.500 euro lordi la perdita salirebbe a 41 euro mensili, 536 annui. Un assegno di 4mila euro rinuncerebbe a 664 euro l’anno; uno di 5.500 euro a 1.017 euro. A quota 7mila euro la differenza arriverebbe a 104 euro al mese, oltre 1.350 euro annui.

Sono perdite lorde rispetto agli aumenti che sarebbero spettati con il sistema applicato quest’anno: gli “scaglioni Prodi”. Gli importi effettivi dipenderanno dall’inflazione definitiva e dalle soglie applicate dall’Inps.

Quanto incassa lo Stato

Secondo la relazione tecnica, nel 2027 la minore spesa pensionistica sarà di 1,476 milioni lordi, pari a 885 milioni al netto degli effetti fiscali. Lo stesso risparmio è previsto per ciascuno dei due anni successivi. Poi diminuirà gradualmente fino a 1,337 milioni lordi nel 2036. Il bilancio del decennio è di 14,24 miliardi lordi, 8,54 miliardi netti.

La Ragioneria parte da un monte pensioni stimato in 345 miliardi nel 2026, al netto delle prestazioni sociali. Il 55% della spesa riguarda trattamenti fino a quattro volte il minimo; il restante 45% è riferito agli assegni interessati dalla stretta. Non è però il 45% dei pensionati: la relazione tecnica non quantifica il numero dei beneficiari colpiti.

Il meccanismo spiega perché una norma valida soltanto per il 2027 produca effetti permanenti: la rivalutazione ridotta modifica l’importo della pensione sul quale saranno calcolati tutti gli aumenti futuri. Le perdite si cumulano.

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