La passione degli italiani per il vino è tale che quasi uno su due ha fatto una vacanza da enoturista negli ultimi tre anni. Alcuni sono degli aficionados, altri si sono concessi questa esperienza solo una volta, ma tutti sono accomunati dalla ricerca del buon vino e della sostenibilità. L’enoturismo si svolge infatti nella natura, per quanto lavorata dall’uomo, e non stupisce quindi il fatto che la sensibilità di questa tipologia di viaggiatori verso l’impatto sull’ambiente delle strutture ricettive sia particolarmente alta.
Questo fenomeno emerge chiaramente dall’ultima edizione del Wine monitor realizzato da Nomisma, secondo il quale il 5% dei nostri connazionali si concede con regolarità una vacanza enologica, un altro 24% lo fa più saltuariamente e un altro 15% lo ha già fatto ma solo una volta. C’è poi un ulteriore 41% che non lo ha mai fatto ma è attirato dall’idea. Solo il restante 15% non è per nulla interessato. La vacanza dedicata alle degustazioni è perfetta per il weekend. Per il 39% degli intervistati da Nomisma è durata due giorni (con un pernottamento), il 37% si è mosso in giornata, il 21% ha sfruttato un weekend lungo (tre giorni e due pernottamenti) e un fortunato 3% si è fermato un tempo più lungo.
L’attenzione verso le strutture che si sono dotate di almeno una certificazione di sostenibilità è dettata non solo dalla sensibilità personale ma anche dall’esperienza pratica. Il 60% di coloro che hanno soggiornato in una struttura certificata hanno trovato una qualità superiore rispetto ad agriturismi, B&B ed hotel privi di questo sigillo. Il 26% non ha notato alcuna differenza e solo il 4% si è trovato peggio (c’è infine un 10% che ha risposto “non so”). È fondamentale però che la certificazione di turismo sostenibile siano rilasciate da enti accreditati. ”La sostenibilità è un percorso fatto di impegno che perdura nel tempo - spiega Alessandro Barbieri, responsabile commerciale di Valoritalia - Ci sono società che rilasciano certificati di conformità a determinate norme senza però essere a loro volta soggette ad accreditamento da Accredia. Di conseguenza, non possono garantire il rispetto degli stessi requisiti che un organismo di certificazione accreditato deve soddisfare per assicurare la corretta applicazione delle norme vigenti in materia di valutazione della conformità. Gli enti di certificazione, a loro volta, devono rispettare le norme che definiscono requisiti e principi fondamentali come terzietà e imparzialità”.
L’evidenza più interessante che emerge dal Wine monitor riguarda però la predisposizione a pagare di più per una struttura green. Cosa nient’affatto scontata. Molti clienti dei supermercati, per esempio, sono interessati ai prodotti bio ma, allo stesso tempo, sono scarsamente propensi a mettere mano al portafoglio. La clientela delle cantine la pensa diversamente ed è consapevole del fatto che la sostenibilità abbia un costo. Alla domanda se fossero disposti a pagare di più presso un’azienda vitivinicola certificata molti intervistati hanno risposto affermativamente: l’11% “sì, sicuramente” e il 36% “sì probabilmente”.