LONDRA - Un altro nome illustre si aggiunge alla lista dei "furbi", ovvero delle società e aziende che aggirano il fisco britannico, evadendo legalmente le tasse grazie alle scappatoie esistenti. Si tratta della F1, la società che gestisce la Formula Uno, ovvero il campionato mondiale piloti seguito da milioni di appassionati in tutto il pianeta. Gestita dal miliardario Bernie Ecclestone, la F1 è riuscita a pagare soltanto 1 milione di sterline di tasse nel 2011, nonostante un fatturato di 980 milioni di sterline (più di un miliardo di euro) e profitti di 305 milioni di sterline (circa 350 milioni di euro). Lo ha scoperto il quotidiano Independent di Londra, che ha potuto visionare documenti in merito e spiegare come la Formula Uno ha architettato il trucco.
E' un'operazione perfettamente lecita, bisogna dire, come del resto quelle organizzate da alcune grandi aziende mondiali, da Amazon a Google, da Facebook alla Apple, che pagano zero tasse, o imposte a un'aliquota bassissima, nel Regno Unito, sfruttando le scappatoie legali offerte dal sistema britannico. La F1, spiega l'Independent, fa così: pur avendo le sue operazioni basate qui, riduce enormemente i soldi che dovrebbe al Fisco prendendo dei soldi in prestito da altre società del suo stesso gruppo. Gli interessi che deve pagare su tali prestiti sono deducibili dalle tasse e il gioco è fatto. Così, mentre l'aliquota di base per le corporation è in Gran Bretagna del 24 per cento (e per le persone fisiche la più alta, per chi guadagna più di 150 mila sterline, è del 45 per cento), la F1 paga un'aliquota di meno dello 0,3 per cento. Scandaloso? No, perfettamente legale. Infatti Ecclestone, che deve rispondere di un processo per corruzione in Germania, in questo caso non rischia incriminazioni o procedimenti. L'unico rischio è un cambiamento nelle leggi sulle imposte societarie, promesso dal primo ministro David Cameron e dal ministro del Tesoro George Osborne, oltre che messo in agenda dal G20 come iniziativa globale per una maggiore onestà fiscale da parte delle grandi compagnie. Che non riducono legalmente quasi a zero le proprie tasse soltanto in Inghilterra, ma anche in molti altri paesi avanzati, inclusa l'Italia, come si è scoperto nei giorni scorsi.
Ma se le leggi saranno cambiate, come, e quando, resta ancora da vedersi. Per adesso una cosa è certa: il campionato di Formula Uno va avanti. E continuerà anche quest'anno a fare guadagni e profitti da centinaia di milioni di sterline, pagando poco più delle 945 mila sterline di tasse che ha versato all'erario britannico due anni fa.
E' un'operazione perfettamente lecita, bisogna dire, come del resto quelle organizzate da alcune grandi aziende mondiali, da Amazon a Google, da Facebook alla Apple, che pagano zero tasse, o imposte a un'aliquota bassissima, nel Regno Unito, sfruttando le scappatoie legali offerte dal sistema britannico. La F1, spiega l'Independent, fa così: pur avendo le sue operazioni basate qui, riduce enormemente i soldi che dovrebbe al Fisco prendendo dei soldi in prestito da altre società del suo stesso gruppo. Gli interessi che deve pagare su tali prestiti sono deducibili dalle tasse e il gioco è fatto. Così, mentre l'aliquota di base per le corporation è in Gran Bretagna del 24 per cento (e per le persone fisiche la più alta, per chi guadagna più di 150 mila sterline, è del 45 per cento), la F1 paga un'aliquota di meno dello 0,3 per cento. Scandaloso? No, perfettamente legale. Infatti Ecclestone, che deve rispondere di un processo per corruzione in Germania, in questo caso non rischia incriminazioni o procedimenti. L'unico rischio è un cambiamento nelle leggi sulle imposte societarie, promesso dal primo ministro David Cameron e dal ministro del Tesoro George Osborne, oltre che messo in agenda dal G20 come iniziativa globale per una maggiore onestà fiscale da parte delle grandi compagnie. Che non riducono legalmente quasi a zero le proprie tasse soltanto in Inghilterra, ma anche in molti altri paesi avanzati, inclusa l'Italia, come si è scoperto nei giorni scorsi.
Ma se le leggi saranno cambiate, come, e quando, resta ancora da vedersi. Per adesso una cosa è certa: il campionato di Formula Uno va avanti. E continuerà anche quest'anno a fare guadagni e profitti da centinaia di milioni di sterline, pagando poco più delle 945 mila sterline di tasse che ha versato all'erario britannico due anni fa.