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Nuovo indagato per la morte di Denis Bergamini, notificato l’avviso all’ex cognato del calciatore

Il tributo alla storia

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Solo dieci giorni fa Carlo Pesenti era stato netto, quasi sprezzante: "I patti di sindacato non hanno più ragione di esistere, compresi quelli di consultazione, compreso quello di Mediobanca". Che del barocco capitalismo nazionale è il patto dei patti, il patto per eccellenza. Sembrava il preludio a un "liberi tutti", almeno per la quota del 2,6% che da decenni la famiglia di imprenditori bergamaschi ha sindacato nella merchant milanese. E invece no: Pesenti ha svincolato meno della metà, lasciando l'1,6% inchiavardato nell'accordo che va al rinnovo. Una spiegazione c'è, e la forniscono i numeri. Senza quel ripensamento a metà, con la disdetta dei soci francesi di Groupama - oltre a quelle già annunciate e illustri di Fonsai e di Generali - la quota sindacata sarebbe scesa sotto il 30%, quindi al di sotto della soglia Opa che quello e tutti i patti servono tra l'altro a eludere. Mediobanca sarebbe diventata contendibile insomma, e senza neanche un premio di maggioranza per i soci delle prime file. Per queste ragioni i protagonisti della vicenda hanno chiesto a Pesenti una soluzione che pare pilatesca, ma che è in realtà un sacrificio nell'interesse di tutto il salotto buono. Un po' come per le partecipazioni di Mediobanca, foriere di guai e svalutazioni di bilancio, è il passato che ritorna. Forse Pesenti si sarà ricordato del nonno omonimo, che sul letto di morte disse al figlio Giampiero: "Per ogni problema vai da Cuccia, penserà lui a tutto". Altri tempi, ma i tempi a volte se ne vanno con lentezza.