MILANO - Il pm di Milano, Luigi Orsi ha chiuso un altro filone di inchiesta sull'ex galassia Ligresti. In questa indagine sono indagati Salvatore Ligresti e Giancarlo Giannini (ex numero uno dell'Isvap) per corruzione. Inoltre, Giannini deve rispondere anche della contestazione di calunnia a danno della stessa famiglia Ligresti. Al centro della vicenda di corruzione c'è la promessa che Ligresti avrebbe fatto a Giannini di interessarsi presso Silvio Berlusconi per una sua nomina all'Antitrust.
Il ruolo di Giannini. Giannini, all'epoca presidente dell'organismo di vigilanza sulle assicurazioni private (ora Ivass), "aveva improntato la funzione di vigilanza nei confronti" di Fonsai "in modo tardivo e inefficiente" in cambio della promessa da parte di Ligresti della nomina a presidente dell'Antitrust, "una volta scaduto l'incarico" all'Isvap. Di più: Giannini avrebbe ritardato i controlli già dal 2002 quando il gruppo Ligresti prese il controllo di Fondiaria.
La calunnia. L'accusa di calunnia a carico di Giannini riguarda una denuncia che l'ex presidente dell'Isvap ha presentato in procura a Milano nei confronti dei Ligresti, accusandoli di ostacolo all'autorità di vigilanza con lo scopo di "occultare il fatto di aver omesso di svolgere al propria doverosa vigilanza su Fonsai" e di "conseguire l'impunità". La denuncia fu fatta il 18 aprile 2012 e per il pm Orsi, Giannini l'ha presentata nonostante sapesse che i Ligresti fossero innocenti e non responsabili di quanto l'ex presidente dell'Isvap li accusava. Il reato di corruzione risale al 2011.
L'accusa a Ligresti. Giannini, infatti, indicava che gli amministratori di Fonsai "avrebbero occultato all'istituto gli scorretti criteri di formazione della riserva sinistri rc auto che si sono riflessi sul bilancio di esercizio 2010 e così veicolato all'autorità una non compiuta informazione sulle reali condizioni economiche della società, ciò incidendo sia sulla tempestività degli interventi di vigilanza, sia sul processo decisionale della medesima autorità in ordine alla considerazione, anche in termini meramente ipotetici, delle più opportune misure da adottare, a fronte della reale situazione aziendale, nel perseguimento della sana e prudente gestione della società stessa".
La segnalazione. Inoltre, il 21 marzo 2012, Giannini aveva già segnalato con una nota alla magistratura che "a quella data era emerso che sulla base della valutazione del contratto 20 ottobre 2003 concluso tra la Fondiaria-Sai e Salvatore Ligresti, tacitamente rinnovabile, la società vigilata aveva pagato a ligresti complessivi 28 milioni di euro tra il 2003 e il 2010, erogazione anomala e indebita perché la proroga contrattuale non era stata specificatamente valutata dal cda" e perché "l'importo delle erogazioni successive alla prima era contrattualmente indeterminato" e "era difficile percepire il contenuto della prestazione".
Con tale nota, scrive il Pm "implicitamente accusava gli amministratori pro tempore della Fondiaria-Sai di avere occultato la vicenda alla vigilanza prima del 21 marzo 2012". Tuttavia, continua Orsi, a fronte di queste denunce, Giannini "disponeva nell'arco di tempo dal 2002 all'agosto 2010, che l'Isvap non effettuasse alcuna ispezione nei confronti della società vigilata" e "disponeva tardivamente nell'ottobre 2010 un'ispezione generale su Fondiaria, inizialmente centrata sulla governance e successivamente, il 28 dicembre 2010, estesa al tema della sola rc auto".
L'ispezione tardiva. Orsi spiega, inoltre, che l'ispezione del dicembre 2010 a Fonsai è stata tardiva perché "assunta a distanza di un anno da quando, il 29 ottobre 2009, l'istituto chiedeva chiarimenti a Fondiaria sul tema delle riserve relative alla rc auto e alla rc generale con riguardo all'esercizio 2008", senza contare che "il 29 dicembre 2009" Giannini propose al dirigente che aveva rilevato ci fosse necessità di fare una ispezione a Fonsai "di rinviare entrambe le iniziative ispettive nella primavera successiva, quando fossero stati acquisiti ulteriori dati".
Le parti correlate. Lo stesso dirigente nel marzo 2010 "reiterava il suggerimento di avviare l'ispezione nei confronti" di Fonsai, ma questa non fu fatta che a fine dicembre dello stesso anno. Giannini avrebbe poi interferito "rallentando e comunque ostacolando l'ispezione disposta". Ciò lo avrebbe fatto nel dicembre 2010 "dissuadendo" gli ispettore a "svolgere immediatamente" ulteriori accertamenti, dopo che "erano emerse alcune operazioni condotte da Fondiaria-Sai con parti correlate - specificatamente erogazioni di denaro da Fondiaria-Sai a favore di Salvatore e Jonella Ligresti", e successivamente decidendo "di non segnalare all'autorità giudiziaria" alcuni "sospetti di illiceità delle attribuzioni patrimoniali ai Ligresti" e invitando "l'amministratore delegato di Fondiaria-Sai, Emanuele Erbetta, a 'inondare di carte' l'isvap, laddove i documenti già versati da Fondiaria alla vigilanza comprovavano già l'illiceità delle erogazioni fatte da Fondiaria-Sai a Ligresti".
Quando Giannini difendeva Ligresti. "Ha preso i soldi? E allora? Si tratta forse di un reato?". Nell'avviso di chiusura firmato da Orsi, con queste parole Giannini avrebbe replicato al capo dell'ispettorato dell'istituto di vigilanza sulle assicurazioni, Ignazio Bertuglia, che "sollecitava l'avvio delle richieste ispettive" in relazione "al fatto che Salvatore Ligresti aveva percepito svariati milioni di euro di sospetta liceità" da parte di Fonsai.
Il ruolo di Giannini. Giannini, all'epoca presidente dell'organismo di vigilanza sulle assicurazioni private (ora Ivass), "aveva improntato la funzione di vigilanza nei confronti" di Fonsai "in modo tardivo e inefficiente" in cambio della promessa da parte di Ligresti della nomina a presidente dell'Antitrust, "una volta scaduto l'incarico" all'Isvap. Di più: Giannini avrebbe ritardato i controlli già dal 2002 quando il gruppo Ligresti prese il controllo di Fondiaria.
La calunnia. L'accusa di calunnia a carico di Giannini riguarda una denuncia che l'ex presidente dell'Isvap ha presentato in procura a Milano nei confronti dei Ligresti, accusandoli di ostacolo all'autorità di vigilanza con lo scopo di "occultare il fatto di aver omesso di svolgere al propria doverosa vigilanza su Fonsai" e di "conseguire l'impunità". La denuncia fu fatta il 18 aprile 2012 e per il pm Orsi, Giannini l'ha presentata nonostante sapesse che i Ligresti fossero innocenti e non responsabili di quanto l'ex presidente dell'Isvap li accusava. Il reato di corruzione risale al 2011.
L'accusa a Ligresti. Giannini, infatti, indicava che gli amministratori di Fonsai "avrebbero occultato all'istituto gli scorretti criteri di formazione della riserva sinistri rc auto che si sono riflessi sul bilancio di esercizio 2010 e così veicolato all'autorità una non compiuta informazione sulle reali condizioni economiche della società, ciò incidendo sia sulla tempestività degli interventi di vigilanza, sia sul processo decisionale della medesima autorità in ordine alla considerazione, anche in termini meramente ipotetici, delle più opportune misure da adottare, a fronte della reale situazione aziendale, nel perseguimento della sana e prudente gestione della società stessa".
La segnalazione. Inoltre, il 21 marzo 2012, Giannini aveva già segnalato con una nota alla magistratura che "a quella data era emerso che sulla base della valutazione del contratto 20 ottobre 2003 concluso tra la Fondiaria-Sai e Salvatore Ligresti, tacitamente rinnovabile, la società vigilata aveva pagato a ligresti complessivi 28 milioni di euro tra il 2003 e il 2010, erogazione anomala e indebita perché la proroga contrattuale non era stata specificatamente valutata dal cda" e perché "l'importo delle erogazioni successive alla prima era contrattualmente indeterminato" e "era difficile percepire il contenuto della prestazione".
Con tale nota, scrive il Pm "implicitamente accusava gli amministratori pro tempore della Fondiaria-Sai di avere occultato la vicenda alla vigilanza prima del 21 marzo 2012". Tuttavia, continua Orsi, a fronte di queste denunce, Giannini "disponeva nell'arco di tempo dal 2002 all'agosto 2010, che l'Isvap non effettuasse alcuna ispezione nei confronti della società vigilata" e "disponeva tardivamente nell'ottobre 2010 un'ispezione generale su Fondiaria, inizialmente centrata sulla governance e successivamente, il 28 dicembre 2010, estesa al tema della sola rc auto".
L'ispezione tardiva. Orsi spiega, inoltre, che l'ispezione del dicembre 2010 a Fonsai è stata tardiva perché "assunta a distanza di un anno da quando, il 29 ottobre 2009, l'istituto chiedeva chiarimenti a Fondiaria sul tema delle riserve relative alla rc auto e alla rc generale con riguardo all'esercizio 2008", senza contare che "il 29 dicembre 2009" Giannini propose al dirigente che aveva rilevato ci fosse necessità di fare una ispezione a Fonsai "di rinviare entrambe le iniziative ispettive nella primavera successiva, quando fossero stati acquisiti ulteriori dati".
Le parti correlate. Lo stesso dirigente nel marzo 2010 "reiterava il suggerimento di avviare l'ispezione nei confronti" di Fonsai, ma questa non fu fatta che a fine dicembre dello stesso anno. Giannini avrebbe poi interferito "rallentando e comunque ostacolando l'ispezione disposta". Ciò lo avrebbe fatto nel dicembre 2010 "dissuadendo" gli ispettore a "svolgere immediatamente" ulteriori accertamenti, dopo che "erano emerse alcune operazioni condotte da Fondiaria-Sai con parti correlate - specificatamente erogazioni di denaro da Fondiaria-Sai a favore di Salvatore e Jonella Ligresti", e successivamente decidendo "di non segnalare all'autorità giudiziaria" alcuni "sospetti di illiceità delle attribuzioni patrimoniali ai Ligresti" e invitando "l'amministratore delegato di Fondiaria-Sai, Emanuele Erbetta, a 'inondare di carte' l'isvap, laddove i documenti già versati da Fondiaria alla vigilanza comprovavano già l'illiceità delle erogazioni fatte da Fondiaria-Sai a Ligresti".
Quando Giannini difendeva Ligresti. "Ha preso i soldi? E allora? Si tratta forse di un reato?". Nell'avviso di chiusura firmato da Orsi, con queste parole Giannini avrebbe replicato al capo dell'ispettorato dell'istituto di vigilanza sulle assicurazioni, Ignazio Bertuglia, che "sollecitava l'avvio delle richieste ispettive" in relazione "al fatto che Salvatore Ligresti aveva percepito svariati milioni di euro di sospetta liceità" da parte di Fonsai.