MILANO - Telecom Italia "è un'azienda solida che non necessita di interventi di salvataggio o di misure dirigistiche, quali la nazionalizzazione o lo scorporo ex-lege della rete di accesso, finalizzate al raggiungimento degli obiettivi infrastrutturali posti dall'agenda digitale". Lo ha affermato l'amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano che, in audizione al Senato, ha aggiunto: "Telecom può contare, a fine settembre 2013, su oltre 13 miliardi tra liquidità e linee di credito. Un importo che ci garantisce una copertura delle quote del debito in scadenza per oltre 3 anni. L'aggiunta di ulteriori 4 miliardi di liquidità porterà la copertura delle scadenze finanziarie ad oltre quattro anni". Anche per questo "i parametri della struttura del capitale della società sono superiori a quelli del rating che tiene conto non solo della struttura patrimoniale dell'azienda, ma anche di una valutazione più ampia del contesto in cui il gruppo si trova oggi ad operare".
Convertendo. Quanto ai 4 miliardi arriverano dalla cessione dell'Argentina per 750 milioni di euro, delle torri e dei mux oltra ai 1.300 milioni del convertendo emesso lo scorso 7 novembre: "Lo strumento più adatto per cogliere gli obiettivi della società. L'esenzione del diritto d'opzione nel caso del convertendo - aggiunge Patuano - è stata anche dettata dalla volontà di non collocare presso il pubblico indistinto uno strumento finanziario complesso, il cui profilo di rischio-rendimento richiede abilità tipiche degli investitori qualificati per una scelta d'investimento pienamente consapevole".
Fossati. Parlando ancora del convertendo, Patuano spiega che Fossati, azionista dell'ex monopolista con il 5% "era stato contattato da Siniscalco (numero uno di Morgan Stanley in Italia) telefonicamente". L'azionista lamenta, però, di non essere stato contatto in tempo utile per sottoscrivere il convertendo. Sul tema però il manager non si è voluto esprimere limitandosi a dire: "Si esprimerà la Consob". Telecom Italia - ha proseguito Patuano - "ha messo a disposizione tutte le informazioni alle banche". Inoltre "un mercato finanziario non si basa su amicizie ma su annunci pubblici: potevano partecipare tutti, c'è stata una conference call pubblica, tutte le informazioni sono pubbliche". E' stata "un'operazione la cui correttezza finanziaria è misurabile".
Brasile. Quanto ad ulteriori dismissioni l'ad di Telecom Italia ha spiegato di non aver sollecitato alcuna offerta sul Brasile che resta un "asset strategico". Per la vendita sarebbe quindi necessaria una gara ed eventualmente il ricavato "non sarebbe utilizzato per ridurre il debito, ma per una strategia di sviluppo".
Fusioni. Il manager esclude "la necessità di fare fusioni con altri competitor e dal punto vista dell'Antitrust non credo che sarebbe facilissimo per noi". Quanto alle voci di un matrimonio Wind-H3g ha detto: "Se ne parla, forse i mercati finanziari sono più chiacchieroni di altri, per cui se ne parla. Del resto - ha aggiunto - non è neanche un mistero: noi stessi in passato abbiamo esplorato la possibilità di un integrazione tra Tim e H3g e non riuscimmo a trovare un accordo". Per Patuano "un'operazione di consolidamento del mercato" sarebbe "importante", mentre è diverso il divers il discorso sulla possibilità di acquisizioni di infrastrutture, per esempio Metroweb: "Questo - ha detto - potrebbe essere un elemento interessante".
Convertendo. Quanto ai 4 miliardi arriverano dalla cessione dell'Argentina per 750 milioni di euro, delle torri e dei mux oltra ai 1.300 milioni del convertendo emesso lo scorso 7 novembre: "Lo strumento più adatto per cogliere gli obiettivi della società. L'esenzione del diritto d'opzione nel caso del convertendo - aggiunge Patuano - è stata anche dettata dalla volontà di non collocare presso il pubblico indistinto uno strumento finanziario complesso, il cui profilo di rischio-rendimento richiede abilità tipiche degli investitori qualificati per una scelta d'investimento pienamente consapevole".
Fossati. Parlando ancora del convertendo, Patuano spiega che Fossati, azionista dell'ex monopolista con il 5% "era stato contattato da Siniscalco (numero uno di Morgan Stanley in Italia) telefonicamente". L'azionista lamenta, però, di non essere stato contatto in tempo utile per sottoscrivere il convertendo. Sul tema però il manager non si è voluto esprimere limitandosi a dire: "Si esprimerà la Consob". Telecom Italia - ha proseguito Patuano - "ha messo a disposizione tutte le informazioni alle banche". Inoltre "un mercato finanziario non si basa su amicizie ma su annunci pubblici: potevano partecipare tutti, c'è stata una conference call pubblica, tutte le informazioni sono pubbliche". E' stata "un'operazione la cui correttezza finanziaria è misurabile".
Brasile. Quanto ad ulteriori dismissioni l'ad di Telecom Italia ha spiegato di non aver sollecitato alcuna offerta sul Brasile che resta un "asset strategico". Per la vendita sarebbe quindi necessaria una gara ed eventualmente il ricavato "non sarebbe utilizzato per ridurre il debito, ma per una strategia di sviluppo".
Fusioni. Il manager esclude "la necessità di fare fusioni con altri competitor e dal punto vista dell'Antitrust non credo che sarebbe facilissimo per noi". Quanto alle voci di un matrimonio Wind-H3g ha detto: "Se ne parla, forse i mercati finanziari sono più chiacchieroni di altri, per cui se ne parla. Del resto - ha aggiunto - non è neanche un mistero: noi stessi in passato abbiamo esplorato la possibilità di un integrazione tra Tim e H3g e non riuscimmo a trovare un accordo". Per Patuano "un'operazione di consolidamento del mercato" sarebbe "importante", mentre è diverso il divers il discorso sulla possibilità di acquisizioni di infrastrutture, per esempio Metroweb: "Questo - ha detto - potrebbe essere un elemento interessante".