Economia

Rosneft, il braccio economico del Cremlino

La conglomerata russa è il primo produttore mondiale di petrolio e ha interessi in tutto il mondo: dalla logistica alla distribuzione. In Italia è partner di Saras, Eni, Enel e Autogrill. Il numero uno, Igor Sechin, è il braccio destro di Putin di cui è stato vicepremier, ed  è il manager più pagato del Paese

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MILANO - La mossa di Rosneft, nuovo socio forte di Pirelli con il 13% davanti al 10% in mano a Marco Tronchetti Provera, conferma la vocazione sempre più internazionale della conglomerata russa. Dal 2013 primo produttore mondiale di petrolio a scapito degli americani di Exxon con 4,87 milioni di barili al giorno, la società è il braccio armato del Cremlino in termini di finanza ed economia. Un ruolo ancora più importante nei giorni delle crescenti tensioni con l'occidente dopo l'esito del referendum in Crimea che ha chiesto la secessione dall'Ucraina e l'annessione a Mosca.

Che il ruolo di Rosnfet sia strategico a livello globale per rappresentare la Russia è chiaro da tempo anche a Vladimir Putin che ha messo a capo del colosso il suo braccio destro, Igor Sechin, già vicepremier e oggi il manager più pagato del Paese con 50 milioni di dollari l'anno. D'altra parte la società è largamente controllata dal governo russo con una quota del 70%, mentre Bp detiene il 20% del capitale. Nata nel 1993 dopo la dissoluzione dell'Urss ha visto una crescita esponenziale dai primi anni duemila, con l'acquisto in asta delle attività di Yukos (controllate fino al 2003 dall'oligarca Mikhail Khodorkovsky).

Rosneft, in particolare, estrae e produce idrocarburi in Siberia e nel sud del paese e possiede due raffinerie in Russia, ma si tratta di una conglomerata con interessi nella logistica, nelle reti di distribuzione e marketing. Insomma, Pirelli trova nei russi un partner globale, da diversi anni presente in Italia con alleanze che vanno da Saras ad Autogrill, dall'Enel all'Eni.

E livello politico, per la Russia, Rosneft è un'assicurazione contro le possibili sanzioni dell'Occidente: basti pensare al legame che ha con l'Europa per quanto riguarda le forniture di gas e petrolio, in particolare con il mercato della Germania, dove possiede il 50 per cento della Ruhr oel gmbh, alla quale appartengono le quote di quattro raffinerie tedesche.