Economia

Rosneft: tra crisi e privatizzazione

Il colosso petrolifero russo ha avviato la vendita di una nuova tranche azionaria, se ne occuperà Intesa SanPaolo. Margini sotto pressione per via del calo del prezzo del petrolio

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E' la maggior azienda petrolifera russa e il suo azionista è lo Stato. L'acquisizione di Yukos ha portato il gruppo a produrre oltre 4 milioni di barili al giorno. A guidarla è Igor Sechin, fedelissimo di Putin e a capo della Federazione Russa fino al 2012, quando poi è passato al comando del gruppo petrolifero. Il presidente è Andrej Belousov. La società, quotata sia a Mosca che a Londra, ha chiuso i primi nove mesi dell'anno con ricavi in calo a causa del declino del petrolio: il fatturato è stato di 3.500 miliardi di rubli (53,4 miliardi di dollari) in flessione dell'11% rispetto allo stesso periodo dell'anno prima. Del resto il prezzo del petrolio degli Urali è crollato da una media per i primi nove mesi del 2015 di 54,6 dollari al barile a circa 40 dollari. Le difficoltà si sono riverberate anche sui margini. Nel terzo trimestre l'ebitda, ovvero il margine operativo lordo, è stato di 292 miliardi di rubli, in calo del 16% rispetto all'anno precedente, una flessione che ha spinto la società a lavorare sui costi che grazie alla ristrutturazione sono rimasti invariati. Attualmente il prelevamento del greggio ha un costo di 162 rubli al barile, pari a 2,5 dollari.

Per ovviare alle difficoltà economiche, il governo ha avviato una nuova tranche di privatizzazione. "La decisione è presa", aveva detto il ministro dello Sviluppo economico, Alexei Ulyukayev, ora finito in guai giudiziari per una mazzetta. "Tutti gli introiti saranno destinati al bilancio pubblico". La catena di controllo vede il 69% della società operativa in mano a Rosneftgaz, che è interamente di proprietà federale, mentre la partecipazione diretta del governo è limitata a meno dello 0,01%. Tra gli altri azionisti figura anche l'inglese Bp. Dal luglio 2006, il 7,5% del gruppo è quotata alla Borsa di Londra attraverso i Global Depositary Receipts (Gdr). Ora un'altra quota potrebbe finire sul mercato.
"Formalmente - aveva spiegato il ministro dello Sviluppo economico, Alexei Ulyukayev - la vendita di Rosneft sarà effettuata da Rosneftegaz così gli introiti verranno passati al bilancio statale come dividendi di Rosneftegaz".

L'estate scorsa il gruppo russo ha avviato anche una collaborazione con l'Eni di Claudio Descalzi, siglando un
accordo di cooperazione nell'esplorazione, produzione, raffinazione e sviluppo tecnologico. E l'interesse, nononstante la presenza di Bp nel capitale, potrebbe diventare anche azionario. L'advisor per la quotazione del gruppo per di più è una banca italiana, Intesa SanPaolo.