Mario Greco, il manager assicurativo catapultato nel luglio 2012 al vertice di Generali, è un uomo a cui piace mantenere le promesse. Davanti alla platea di analisti finanziari riunita a Londra per il terzo Investor Day della compagnia, si toglie subito il sassolino dalla scarpa. "Quando due anni fa in questa sala presentammo i nostri target per i tre anni successivi, alcuni di voi ci diedero dei visionari. Oggi siamo qui ad annunciare che quei risultati li abbiamo raggiunti con un anno di anticipo".
Well done, sussurrano tra di loro gli uomini della City londinese, poco abituati a vedere una società italiana che mantiene le promesse e anzi fa meglio di ciò che era stato annunciato. Fino a tre anni fa Generali era considerata una compagnia con un potenziale enorme ma frenata da diverse partite che esulavano dal business assicurativo e che avevano più a che fare con la cosiddetta finanza relazionale.
Giovanni Perissinotto, numero uno per un decennio, era stato cacciato in malo modo dai principali azionisti (memorabile l'intervista contro di lui rilasciata da Leonardo Del Vecchio) perché era al centro di operazioni discusse e il titolo in Borsa era sceso ai minimi storici. Greco, ciclista abituato a scalare le montagne, si prese in carico l'impegno di dare una sterzata al gruppo triestino per farlo ritornare nell'arco di pochi anni nel posto che gli spetta nelle classifiche internazionali del settore. E nel farlo, giocando di sponda con il suo principale azionista, Mediobanca, ha deciso di dare un taglio alle partecipazioni che Generali aveva nei patti di sindacato della finanza, da Rcs a Pirelli, a Telecom.
"Riuscirò a far diventare noiosa questa compagnia", confidava al Financial Times. Ora sembra ce l'abbia fatta, nella presentazione a Londra si è parlato solo di numeri e di business, proprio come piace a lui. Rimane un solo cruccio: il titolo Generali in Borsa non sembra riflettere gli sforzi fatti in questi due anni di lavoro a testa bassa. Dopo un picco a fine 2013 a 17,5 euro (quando è arrivato a Trieste il prezzo era sotto 9 euro) per tutto il 2014 il titolo ha galleggiato tra 15 e 17 euro. "Generali trattava storicamente a premio rispetto ai competitor - ha detto Greco a Londra - da inizio 2014 questo premio è sparito e ora siamo sottovalutati". Come mai il mercato non apprezza ancora il lavoro fatto è un mistero che il management dovrà cercare di chiarire nel prossimo futuro.
Well done, sussurrano tra di loro gli uomini della City londinese, poco abituati a vedere una società italiana che mantiene le promesse e anzi fa meglio di ciò che era stato annunciato. Fino a tre anni fa Generali era considerata una compagnia con un potenziale enorme ma frenata da diverse partite che esulavano dal business assicurativo e che avevano più a che fare con la cosiddetta finanza relazionale.
Giovanni Perissinotto, numero uno per un decennio, era stato cacciato in malo modo dai principali azionisti (memorabile l'intervista contro di lui rilasciata da Leonardo Del Vecchio) perché era al centro di operazioni discusse e il titolo in Borsa era sceso ai minimi storici. Greco, ciclista abituato a scalare le montagne, si prese in carico l'impegno di dare una sterzata al gruppo triestino per farlo ritornare nell'arco di pochi anni nel posto che gli spetta nelle classifiche internazionali del settore. E nel farlo, giocando di sponda con il suo principale azionista, Mediobanca, ha deciso di dare un taglio alle partecipazioni che Generali aveva nei patti di sindacato della finanza, da Rcs a Pirelli, a Telecom.
"Riuscirò a far diventare noiosa questa compagnia", confidava al Financial Times. Ora sembra ce l'abbia fatta, nella presentazione a Londra si è parlato solo di numeri e di business, proprio come piace a lui. Rimane un solo cruccio: il titolo Generali in Borsa non sembra riflettere gli sforzi fatti in questi due anni di lavoro a testa bassa. Dopo un picco a fine 2013 a 17,5 euro (quando è arrivato a Trieste il prezzo era sotto 9 euro) per tutto il 2014 il titolo ha galleggiato tra 15 e 17 euro. "Generali trattava storicamente a premio rispetto ai competitor - ha detto Greco a Londra - da inizio 2014 questo premio è sparito e ora siamo sottovalutati". Come mai il mercato non apprezza ancora il lavoro fatto è un mistero che il management dovrà cercare di chiarire nel prossimo futuro.