MILANO - Il consiglio di Telecom Italia riunito per approvare i conti del terzo trimestre (ricavi - 6,9%, utile a 362 milioni), a sorpresa mette ai voti il progetto di conversione delle risparmio in azioni ordinarie a pagamento. L'operazione, che era già stata studiata diverse volte durante la gestione di Franco Bernabè, prevede che venga offerto ai soci senza diritto di voto di concambiare il loro titolo con un'azione ordinaria aggiungendo 9,5 centesimi di euro e rinunciando così al privilegio sul dividendo. L'operazione è facoltativa, ma poi diventerà obbligatoria con la fine del periodo di offerta a un concambio di 0,87 ordinarie per ogni azione di risparmio. Il tutto avverrà prima della distribuzione del dividendo 2015, che di fatto verrà annullato per le risparmio. Per chi opterà per la conversione facoltativa il premio rispetto alle quotazioni degli ultimi 6 mesi è del 12,7%, mentre per l'obbligatoria è del 7%. Servirà l'approvazione dell'assemblea degli azionisti delle risparmio. In caso di voto favorevole, chi non aderirà potrà far valere il diritto di recesso fissato a 0,9241 euro contro gli 0,98 della chiusura odierna. Le ordinarie hanno chiuso a 1,19 euro. La società si riserva di sospendere la conversione se il recesso costerà più di 100 milioni di euro. La Borsa ha sospeso i titoli dalle contrattazioni serali. L'assemblea per modificare lo Statuto di Telecom, necessaria per avviare la trasformazione, è convocata il prossimo 15 dicembre. Il 17 dicembre sarà la volta degli azionisti di risparmio.
Per Telecom Italia l'operazione crea valore sotto tanti punti di vista. Per prima cosa, la società incasserà circa 600 milioni di euro dal mercato; in secondo luogo - eliminando i 166 milioni di extra cedole legate alle azioni risparmio e attualizzando questo valore al costo medio del capitale ponderato - il gruppo di fatto si trova a risparmiare circa 2,3 miliardi. E così, tra incasso e minori costi, Telecom crea circa 2,9 miliardi di maggior valore che su 19 miliardi di azioni (ipotizzando la totale conversione delle rnc in ordinarie) si traduce in circa 15 centesimi in più per azione. L'operazione dovrà essere approvata dall'assemblea dei soci ordinari Telecom, con una maggioranza dei due terzi.
Ma Telecom non sarà solo più ricca, sarà anche più grande e con molto più flottante, un requisito fondamentale per rientrare negli indici europei di capitalizzazione e liquidità, da cui il gruppo italiano era stato escluso quando in concomitanza con l'apice della crisi era scivolato a un valore di mercato tra azioni ordinarie e di risparmio di soli 13 miliardi di euro
Attualmente il capitale sociale del gruppo consta di 13,5 miliardi di azioni ordinarie e 6 miliardi di azioni risparmio non convertibili, pertanto una completa conversione avrebbe l'effetto da una parte di creare circa 15 centesimi di valore ma dall'altra di diluire del 31% i diritti di voto degli attuali azionisti. Non è un dettaglio di poco conto in un momento in cui la società è oggetto dell'interesse di diversi gruppi esteri tra cui il colosso dei media Vivendi (già socio al 20,5% del capitale) e l'imprenditore francese Xavier Niel (che ha acquistato opzioni sul 15,2% del capitale). Dunque se l'operazione di conversione avesse successo, la partecipazione di Vivendi scenderebbe al 14% circa del capitale ordinario della nuova Telecom mentre per quanto riguarda Niel si dovrebbe verificare se questo evento straordinario possa far scattare delle clausole di conversione anticipata delle opzioni.
Per Telecom Italia l'operazione crea valore sotto tanti punti di vista. Per prima cosa, la società incasserà circa 600 milioni di euro dal mercato; in secondo luogo - eliminando i 166 milioni di extra cedole legate alle azioni risparmio e attualizzando questo valore al costo medio del capitale ponderato - il gruppo di fatto si trova a risparmiare circa 2,3 miliardi. E così, tra incasso e minori costi, Telecom crea circa 2,9 miliardi di maggior valore che su 19 miliardi di azioni (ipotizzando la totale conversione delle rnc in ordinarie) si traduce in circa 15 centesimi in più per azione. L'operazione dovrà essere approvata dall'assemblea dei soci ordinari Telecom, con una maggioranza dei due terzi.
Ma Telecom non sarà solo più ricca, sarà anche più grande e con molto più flottante, un requisito fondamentale per rientrare negli indici europei di capitalizzazione e liquidità, da cui il gruppo italiano era stato escluso quando in concomitanza con l'apice della crisi era scivolato a un valore di mercato tra azioni ordinarie e di risparmio di soli 13 miliardi di euro
Attualmente il capitale sociale del gruppo consta di 13,5 miliardi di azioni ordinarie e 6 miliardi di azioni risparmio non convertibili, pertanto una completa conversione avrebbe l'effetto da una parte di creare circa 15 centesimi di valore ma dall'altra di diluire del 31% i diritti di voto degli attuali azionisti. Non è un dettaglio di poco conto in un momento in cui la società è oggetto dell'interesse di diversi gruppi esteri tra cui il colosso dei media Vivendi (già socio al 20,5% del capitale) e l'imprenditore francese Xavier Niel (che ha acquistato opzioni sul 15,2% del capitale). Dunque se l'operazione di conversione avesse successo, la partecipazione di Vivendi scenderebbe al 14% circa del capitale ordinario della nuova Telecom mentre per quanto riguarda Niel si dovrebbe verificare se questo evento straordinario possa far scattare delle clausole di conversione anticipata delle opzioni.