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Popolare Vicenza: la Bce alza il velo sui venti "uomini d'oro"

Nell'ispezione della Banca centrale europea che ha passato in rassegna i conti dell'istituto veneto ci sono i nomi dei maggiori clienti che hanno ricevuto finanziamenti per acquistare i titoli del gruppo guidato da Gianni Zonin
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ROMA - Prestiti diretti e indiretti, titoli in garanzia, passaggi attraverso società lussemburghesi. Ogni mezzo era buono pur di far sottoscrivere ai clienti, piccoli o grandi, i titoli della Popolare di Vicenza che servivano per rafforzare il patrimonio della banca. Il dito nella piaga è stato messo dalla relazione ispettiva della Banca centrale europea. E sulle tracce di quel documento si stanno ora muovendo la procura e la Guardia di finanza. "La Bpvi ha finanziato sistematicamente - sentenzia la Bce - i clienti per sottoscrivere i titoli dei suoi aumenti di capitale tra il 2013 e il 2014". Le verifiche ulteriori hanno portato a quasi un miliardo di euro di credito concesso per sostenere in maniera irregolare i propri requisiti patrimoniali. Di fatto dare prestiti per sottoscrivere i propri titoli annulla il beneficio della ricapitalizzazione.

E come se non bastasse la banca ha fornito crediti anche per riacquistare titoli dai clienti che, una volta affida…
ROMA - Prestiti diretti e indiretti, titoli in garanzia, passaggi attraverso società lussemburghesi. Ogni mezzo era buono pur di far sottoscrivere ai clienti, piccoli o grandi, i titoli della Popolare di Vicenza che servivano per rafforzare il patrimonio della banca. Il dito nella piaga è stato messo dalla relazione ispettiva della Banca centrale europea. E sulle tracce di quel documento si stanno ora muovendo la procura e la Guardia di finanza. "La Bpvi ha finanziato sistematicamente - sentenzia la Bce - i clienti per sottoscrivere i titoli dei suoi aumenti di capitale tra il 2013 e il 2014". Le verifiche ulteriori hanno portato a quasi un miliardo di euro di credito concesso per sostenere in maniera irregolare i propri requisiti patrimoniali. Di fatto dare prestiti per sottoscrivere i propri titoli annulla il beneficio della ricapitalizzazione.

E come se non bastasse la banca ha fornito crediti anche per riacquistare titoli dai clienti che, una volta affidati dalla banca, volevano poi liberarsene. A comprarli poteva essere solo la banca stessa o un altro cliente perché la Bpvi non è quotata in Borsa e disfarsene sul mercato è impossibile. Passando in rassegna gli acquisti con un importo minimo di 250mila euro ciascuno, gli ispettori hanno segnalato una sorta di "assistenza finanziaria fornita da parte della banca". Prestiti garantiti sono stati forniti ai Consorzi Agrari, al gruppo Marchini e alla Zeta srl, partecipata per il 50% da Giuseppe Zigliotto, membro del consiglio di amministrazione, ai gruppi Fusillo e Degennaro.

Con dovizia certosina, sono stati passati in rassegna i clienti più
facoltosi, i paperoni della banca che per compiere le operazioni di routine non si recano allo sportello, ma vengono assistiti dai private banker. Si tratta di una ventina di soci, segnalati da un audit interno (datato settembre 2014 e ignorato dall'allora direttore generale Samuele Sorato) titolari di oltre 4,25 milioni di azioni per un controvalore di 265 milioni di euro. A loro sono state concesse linee di credito per 274 milioni per gestire le esigenze di cassa. Operazioni di finanziamento e acquisto "baciate" quasi al centesimo.

"Si tratta - specifica l'audit - di clientela dotata, singolarmente o a livello di gruppo, di una struttura patrimoniale apparentemente adeguata". Nove di questi clienti erano gestiti da Roberto Rizzi del punto private di Vicenza: le condizioni economiche sono di un tasso pari all'1,2% con spese di affidamento azzerate. Il gruppo della famiglia Ravazzolo-Pilan che opera nell'abbigliamento sartoriale, ha ottenuto un tasso dello 0,8% su due linee da 10 milioni ciascuna. Complessivamente la società di famiglia, la Confrav, era affidata per 92,5 milioni e in portafoglio figuravano titoli per 69 milioni di euro.


La società Solfin spa ha strappato un tasso dello 0,75% su un finanziamento a breve termine di 5 milioni di euro e in pancia aveva 5 milioni di euro in titoli. Per un fido in conto corrente di 2,9 milioni, il gruppo vicentino Dalla Via, attivo nella pelletteria, ha ottenuto un costo del denaro dello 0,9% (a fronte di un credito di 6,7 milioni aveva azioni per 6,5 milioni). Nell'elenco figura l'azienda del lusso Renè Caovilla, famosa per le sue scarpe gioiello, segnalata per un prestito accordato di 8 milioni a cui corrispondono acquisti per 8,2 milioni. Al patron del pastifico Zara sono stati accordati 15,5 milioni: nel suo portafoglio, oltre 200mila titoli Bpvi per un valore di allora di quasi 12,9 milioni. Alla famiglia Della Rovere, il cui cognome rimanda ad Ambrogio Dalla Rovere, già vicepresidente di Cariverona, prestiti per 12,5 milioni e titoli per 9,9 milioni. Alla famiglia Morato, proprietaria dell'omonima azienda alimentare, sono stati accordati 39,6 milioni, di cui utilizzati 29,6 milioni, pari pressappoco al valore delle 410 mila azioni in portafoglio. Tranquillo Loison, già presidente orafi di Apindustria, risultava affidato per 12,8 milioni con un utilizzato per 8,2 milioni e azioni comprate per 7,6 milioni.
 
Samuele Sorato