Economia

Brexit mette in crisi le quotazioni: a Londra sono il 75% in meno

Secondo PriceWaterhouseCooper le Ipo nel Vecchio continente non raggiungeranno i 25 miliardi di euro entro fine anno: lo scorso anno ci furono collocamenti per 57,4 miliardi. Il referendum in Italia a ottobre sulla riforma costituzionale potrebbe causare nuovi problemi

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MILANO - L'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea manda il crisi i mercati finanziari e costringe le società che guardavano alla quotazione in Borsa come un'opzione concreta a rivedere i loro piani. Secondo uno studio di PriceWaterhouseCooper, i collocamenti nel Vecchio continente non raccoglieranno più di 25 miliardi di euro entro la fine del 2016, meno della metà dei 57,4 miliardi del 2015.

D'altra parte nel secondo trimestre le 95 Ipo - le quotazioni chiamate in gergo finanziario, initial public offering - europee hanno raccolto 10,9 miliardi contro i 14,7 miliardi dello stesso periodo dell'anno scorso. Secondo lo studio, i debutti in Borsa sono calati del 26% influenzati dalle incertezze globali sullo stato di salute dell'economia e dall'esito del referendum che lo scorso 23 giugno ha decretato la Brexit.

A pagare le maggiori conseguenze del calo è stata proprio Londra con un crollo dell'attività del 75% a 1,2 miliardi che rappresenta solo l'11% dell'attività europea. Nel resto d'Europa, invece, le Ipo sono diminuite del 6% a 9,7 miliardi. Secondo il report di Pwc, il totale raccolto nel primo semestre 2016 è stato di 14,4 miliardi, che rappresenta meno della metà dell'attività osservata durante i picchi del 2014-2015. L'attività nel secondo trimestre è invece triplicata rispetto al primo.

Secondo Christian Alessandrini, partner Pwc, "a seguito dell'esito del referendum sull'uscita del Regno Unito dall'Ue, prevediamo che in Europa le Ipo torneranno gradualmente sul mercato tra la fine dell'anno 2016 e l'inizio del 2017, con il miglioramento della fiducia degli investitori e delle condizioni della Borsa. L'andamento del mercato italiano - ha aggiunto - sarà inoltre influenzato dal referendum di ottobre che potrebbe creare un ulteriore ritardo nella ripresa delle quotazioni".