MILANO - Il prossimo Btp Italia, in sottoscrizione per i privati risparmiatori a partire da lunedì 17 e fino al 19 (ma con possibilità di chiusura anticipata il giorno prima) e poi il 20 ottobre solo per gli investitori istituzionali, avrà una cedola reale minima pari allo 0,35%. La cedola definitiva verrà fissata a chiusura del collocamento, ma non potrà comunque essere inferiore al tasso fissato ora. Per avere il rendimento complessivo del titolo si dovrà poi sommare l'inflazione del periodo; in caso di deflazione, resta comunque ferma la cedola reale.
Nonostante nei prossimi otto anni il quadro potrebbe/dovrebbe cambiare, in questo momento sembra quasi una sfida piazzare un titolo legato all'inflazione: sul mercato molti si aspettano un deciso successo, ma forse per ammontari più contenuti rispetto alle precedenti emissioni. Maria Cannata, direttore del debito pubblico per il Mef, spiega le ragioni dell'appeal: il Btp legato all'inflazione ha "un rendimento visibile" e come quotazioni "rimane sempre vicino alla pari mentre il rischio con un titolo nominale è di subire delle perdite". In altre parole "è un titolo che piace e dà molta sicurezza". Le precedenti emissioni tuttavia non hanno regalato troppe soddisfazioni in termini di rendimento, paragonando il Btp ad altri di analoga scadenza (per quanto più volatili).
La Cannata ha commentato anche la politica di allungamento della durata media del debito pubblico italiano: l'obiettivo è di arrivare a 7 anni, a fine settembre era pari a 6,64 anni. A fine 2015 era di 6,52 anni. Dal 2011 la vita media del debito pubblico si era accorciata, in corrispondenza con il rialzarsi dei tassi; nel 2014 la tendenza si era poi stabilizzata e dallo scorso anno è tornata ad allungarsi. Nei primi nove mesi dell'anno il costo medio all'emissione è stato dello 0,52% mentre la spesa complessiva per interessi si aggira poco sopra il 3%.
Nonostante nei prossimi otto anni il quadro potrebbe/dovrebbe cambiare, in questo momento sembra quasi una sfida piazzare un titolo legato all'inflazione: sul mercato molti si aspettano un deciso successo, ma forse per ammontari più contenuti rispetto alle precedenti emissioni. Maria Cannata, direttore del debito pubblico per il Mef, spiega le ragioni dell'appeal: il Btp legato all'inflazione ha "un rendimento visibile" e come quotazioni "rimane sempre vicino alla pari mentre il rischio con un titolo nominale è di subire delle perdite". In altre parole "è un titolo che piace e dà molta sicurezza". Le precedenti emissioni tuttavia non hanno regalato troppe soddisfazioni in termini di rendimento, paragonando il Btp ad altri di analoga scadenza (per quanto più volatili).
La Cannata ha commentato anche la politica di allungamento della durata media del debito pubblico italiano: l'obiettivo è di arrivare a 7 anni, a fine settembre era pari a 6,64 anni. A fine 2015 era di 6,52 anni. Dal 2011 la vita media del debito pubblico si era accorciata, in corrispondenza con il rialzarsi dei tassi; nel 2014 la tendenza si era poi stabilizzata e dallo scorso anno è tornata ad allungarsi. Nei primi nove mesi dell'anno il costo medio all'emissione è stato dello 0,52% mentre la spesa complessiva per interessi si aggira poco sopra il 3%.