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Il re del lusso e quello delle lenti, così Luxottica e Essilor attaccheranno il mercato globale

L'azienda italiana produce gli occhiali di una trentina di marchi globali della moda ed è fortissima negli Stati Uniti. Quella francese ha inventato le lenti progressive ed è ben presente sui mercati emergenti. Insieme saranno il leader dell'industria mondiale dell'occhialeria, che crescerà al ritmo del 2,5% ogni anno

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ROMA - Le montature da una parte, le lenti dall'altra. Erano fatti apposta per incastrarsi i prodotti di Luxottica e di Essilor. E così avverrà nella seconda parte dell'anno, dopo l'annuncio della mega fusione che creerà un gigante mondiale dell'occhialeria da 46 miliardi di euro di valore, 14 miliardi di fatturato e 140 mila dipendenti. Soprattutto, un colosso con un posizionamento strategico ideale per attaccare un mercato globale  che già oggi vale 100 miliardi di dollari e che nel prossimo futuro dovrebbe crescere al salutare ritmo del 2,5% l'anno, man mano che l'utilizzo degli occhiali si diffonde nei Paesi in via di sviluppo di Asia e America Latina. Ecco i rispettivi punti di forza che Luxottica (il titolo in Borsa) e Essilor (il titolo), due aziende accomunate negli ultimi anni da una crescita costante, porteranno al nascente gruppo.

Luxottica, il lusso globale nasce a Agordo
Per capire la forza della multinazionale italiana basta fare un elenco dei marchi che escono dai suoi stabilimenti. La decina che controlla direttamente, a cominciare da Ray-Ban, Oakley e Persol, acquisiti uno dopo l'altro dal 1999, che costituiscono il 60% delle vendite. E la ventina per cui detiene la licenza esclusiva, molte delle maggiori griffe globali del lusso: da Armani (anche azionista di minoranza della società) a Chanel, da Prada a Bulgari. Senza contare la partnership con Google per sviluppare la scocca dei futuristici occhiali intelligenti targati Mountain View. Nel corso degli anni l'azienda si è rafforzata soprattutto negli Stati Uniti, dove realizza oltre la metà del fatturato, anche grazie all'acquisizione di alcune catene di negozi di ottica e alla rivendita online Glasses.com, che hanno portato la sua rete globale a quota 200mila punti vendita. Negli ultimi dieci anni la società di Agordo ha raddoppiato il fatturato globale (4,7 miliardi nella prima metà del 2016, con 477 milioni di utile), portando la capitalizzazione di Borsa oltre quota 25 miliardi di euro, anche se negli ultimi trimestri il mercato statunitense ha mostrato tassi di crescita inferiori. E' una delle chiavi della fusione con Essilor, che dovrebbe aiutare Luxottica ad attaccare nuove geografie a più alto tasso di sviluppo, come Asia, Africa e America Latina. E forse dare anche una direzione più chiara al destino societario del gruppo di Agordo, che anche a causa delle dispute familiari all'interno del clan Del Vecchio ha cambiato tre amministratori delegati in due anni.

Essilor, le lenti del mondo
Nel 1959 ha creato Varilux, la prima lente progressiva. E da quel momento in poi la società francese Essilor non ha mai smesso di innovare. Magari non notissima al grande pubblico, ma di fatto una delle aziende più avanzate del globo dal punto di vista tecnologico: Forbes di recente l'ha messa al numero 49 di questa particolare lista. Ha un team di 550 ricercatori e solo nel 2015 ha depositato 139 brevetti, portando il totale in portafoglio a 7.900. Negli ultimi anni poi è riuscita sempre di più a portare questa eccellenza verso il mercato generalista, trasformandosi da una società sanitaria a una centrata sul largo consumo. I risultati si sono visti sia in termini di fatturato, quasi triplicato in un decennio (6,7 miliardi di euro nel 2015, con 757 milioni di utile), che di valore in Borsa, addirittura quintuplicato da 20 a oltre 100 euro, per una capitalizzazione vicina ai 25 miliardi. Segno che i margini di crescita sono ancora ampi. Essilor è il primo produttore di lenti oftalmiche del globo, con oltre un terzo del mercato, ma soprattutto ha una presenza molto distribuita sul mappamondo: 28% circa in Europa, 48% negli Stati Uniti, 18% tra Asia e Africa e 6% in America del Sud, le geografie del futuro.