Dopo il completamento all'attuale piano al 2018, per le Generali si prospetta "un ambizioso piano di crescita e sviluppo". E' questo il "personale impegno" del group ceo Philippe Donnet."Guardando al futuro di Generali, voglio concludere dicendo che la compagnia ha completato la sua ristrutturazione finanziaria ed è a meta strada del piano di rafforzamento industriale. Una volta che sarà completato, potremo progettare un piano ambizioso di crescita e sviluppo che parte da basi solide. Questo è il mio personale impegno", ha detto Donnet nel suo intervento all'assemblea. Alla riunione dei soci sono presenti fondi esteri con il 24,4% del capitale, in aumento di quasi 5 punti percentuali rispetto al 19,87% dello scorso anno. E' quanto indicato dalla compagnia. Nel 2012 la presenza dei fondi era solo pari al 9,2% del capitale ed è poi cresciuta progressivamente.
Fitch conferma il rating. Che la situazione patrimoniale sia migliorata, lo dimostra la conferma del giudzio da parte di Fitch (A- con outlook stabile), nonostante il declassamento del rating sovrano dell'Italia di venerdì scorso da 'Bbb+' a 'Bbb', con previsione ugualmente stabile. L'agenzia internazionale di rating ha motivato la propria decisione di lasciare invariato il proprio giudizio sul Leone - si legge in una nota - con la "conferma della forte solidità patrimoniale e della notevole diversificazione geografica" che lo caratterizza. Generali - ricorda Fitch - realizza "all'incirca il 60% del risultato operativo all'esterno dell'Italia" e in Francia e Germania "ha una solida posizione di mercato".
Uno scenario difficile di tassi bassi. Donnet in assemblea ha tracciato lo scenario in cui si muove la società. "La sfida è adeguare la nostra compagnia a lavorare in un mondo in cui si registra una forte contrazione dei tassi di interesse, che sono l'ossigeno di una compagnia di assicurazione e la garanzia della solidità dei suoi investimenti e del suo capitale". Donnet ha evidenziato che il compito di Generali è quello di "proteggere le persone, le famiglie, le aziende, le istituzioni e i loro beni. Il nostro è un lavoro economico ma anche sociale e vogliamo continuare a farlo nonostante condizioni economiche e di mercato veramente difficili. Veniamo da una storia di duecento anni e vogliamo che tra duecento anni si possa scrivere un nuovo libro sul nostro gruppo". "L'Europa è il cuore della nostra strategia di sviluppo per il futuro e per questo abbiamo bisogno che l'Unione europea continui a esistere. Lavoriamo in 60 Paesi nel mondo ma realizziamo il 95% della nostra raccolta premi in venti mercati europei". "Questi risultati - ha aggiunto - sono figli del modo in cui sono nate le Generali, che hanno fin da subito aperto uffici in Europa centrale e orientale. Una parte del nostro sviluppo è verso Est: in Europa ma anche in Asia".
"Il titolo in Borsa è sottovalutato". "Sono convinto che il potenziale della nostra compagnia sia sottovalutato e non pienamente riflesso nel prezzo di Borsa". Il titolo Generali dall'Investor day del 23 novembre 2016 "ha guadagnato quasi il 30% in borsa, superando la performance dei nostri principali competitor. Da parte degli analisti finanziari, anche i più critici, c'è un apprezzamento del nuovo piano industriale e vengono riconosciuti l'impegno, la qualità e la disciplina del management". In ogni caso, ha continuato, "ho fiducia, proveremo al mercato la nostra capacità di raggiungere gli obiettivi". "Vogliamo ottimizzare la nostra presenza internazionale. Non la vogliamo ridurre, non la vogliamo indebolire, la vogliamo proprio rafforzare", ha affermato Donnet, spiegando che la strategia della società prevede di "ottimizzare la presenza geografica" dismettendo attivi nei Paesi dove i rendimenti sono bassi e "ottenendo 1 miliardo di euro che sarà investito in attività con maggiore rendimento e maggior potenziale". Tali proventi, ha sottolineato Donnet, "non andranno nel dividendo". Proprio in quest'ottica, ha segnalato il manager, nel corso del 2016 Generali ha ceduto le proprie attività in Guatemala e Liechtenstein.
Nessuna offerta da Intesa SanPaolo e nessun accordo con Axa. "Da Intesa Sanpaolo non abbiamo avuto mai avuto nessuna proposta e non ci sono accordi con Axa per una eventuale fusione". Lo ha detto il presidente del gruppo Generali Gabriele Galateri di Genola, nel corso dell'assemblea degli azionisti 2017 della società assicurativa, rispondendo alla domanda di un azionista. Galateri, sempre in risposta ai soci, ha detto che le Generali riescono "a fare concorrenza ad Axa e non hanno mai avuto progetti bloccati o non bloccati" con il gruppo francese. Quanto all'ipotesi che il management prenda ordini da Mediobanca o dal suo ad Alberto Nagel, il presidente di Generali ha risposto "non credo e l'ad vi dirà la stessa cosa". La quota in Intesa è costata un miliardo e non è strategica.
Nel momento "in cui sono apparse indiscrezioni di stampa non smentite di operazioni da parte di Intesa Sanpaolo, per altro in supposto collegamento con soggetti internazionali, l'acquisto del 3% è stata la cosa più ovvia da fare per evitare stake building nelle Generali e tutelare l'interesse di tutti gli azionisti, evitando il cumulo di quote senza il pagamento di un premio", ha poi spiegato Donnet. Prima le Generali sono ricorse a un prestito-titoli e poi le azioni sono state acquistate, nella misura del 3,04% del capitale, "attingendo al patrimonio libero nella piena disponibilità della compagnia per un ammontare di 1 miliardo di euro". E' stata anche effettuata un'operazione di copertura che fa sì che l'acquisto non abbia alcun impatto su solvibilità di gruppo.
Alberto Minali è uscito perché non andava bene. L'uscita da Generali del direttore generale Alberto Minali lo scorso gennaio non è stata causata da "nessuna collisione con nessuno. E' stato un problema di funzionamento ai vertici aziendali che non era ottimale. Quindi abbiamo dovuto separarci". Lo ha detto il presidente di Generali, Gabriele Galateri, rispondendo alle domande di alcuni soci in assemblea e sottolineando che Minali è "un ottimo professionista".
Nessun ricorso in appello contro Agrusti. Il cda di Generali ha deliberato di non procedere all'appello nella causa di lavoro con l'ex cfo Raffaele Agrusti. La decisione dell'organismo è stata riferita all'assemblea dei soci del Leone dal presidente, Gabriele Galateri di Genola. Nella causa di lavoro - riassunta da Galateri in assemblea - il Tribunale del lavoro a marzo 2015 aveva rigettato le istanze tanto della società quanto di Agrusti; il cda nel novembre 2015 aveva quindi valutato il bonus short term dell'ex dirigente per il 2013 nella metà di quanto richiesto. In vista della scadenza dei termini per l'appello, il prossimo 8 maggio, il cda ha quindi deciso di non procedere "a meno che - ha precisato Galateri - non emergano nuovi elementi" dalla causa nei confronti dell'ex ceo Giovanni Perissinotto.
Per quest'ultimo, ha proseguito Galateri, il procedimento è tornato al Tribunale di Trieste, che il 13 aprile ha rigettato il ricorso della società, e per cui la prossima udienza è prevista il 4 maggio. "Nessuna decisione - ha precisato Galateri - è stata presa né sul ricorso né sulla causa di Perissinotto. Pian piano, secondo i vari gradi di giudizio, si sta risolvendo in una situazione non particolarmente promettente".
Atlante, nessun incremento di quota. "Al momento non sono previsti ulteriori aumenti della partecipazione di Generali nel fondo Atlante", ha detto Donnet all'assemblea. Il gruppo ha investito 150 milioni di euro - ha spiegato - "perchè è anche nel nostro interesse contribuire alla stabilità del sistema bancario italiano". Generali ha svalutato del 52% il proprio investimento in Atlante in maniera "prudente", attraverso modelli "utilizzati tenuto conto del criterio di società comparabili, e di altri investitori". Lo ha specificato il ceo del gruppo, Philippe Donnet, rispondendo in assemblea agli azionisti. L'investimento di 150 milioni di euro in Atlante 1, per Donnet "è stata l'occasione per un investimento di redditività in un periodo di tassi bassi, e per contribuire alla stabilità del settore creditizio che finanzia quel sistema di imprese in cui Generali è leader nella copertura assicurativa. Non sono previsti aumenti ulteriori della partecipazione; eventuali nuove opportunità - ha concluso il Ceo - verranno esaminate quando si presenteranno, in ottica di un ritorno di valore per azionisti e assicurati".
Fitch conferma il rating. Che la situazione patrimoniale sia migliorata, lo dimostra la conferma del giudzio da parte di Fitch (A- con outlook stabile), nonostante il declassamento del rating sovrano dell'Italia di venerdì scorso da 'Bbb+' a 'Bbb', con previsione ugualmente stabile. L'agenzia internazionale di rating ha motivato la propria decisione di lasciare invariato il proprio giudizio sul Leone - si legge in una nota - con la "conferma della forte solidità patrimoniale e della notevole diversificazione geografica" che lo caratterizza. Generali - ricorda Fitch - realizza "all'incirca il 60% del risultato operativo all'esterno dell'Italia" e in Francia e Germania "ha una solida posizione di mercato".
Uno scenario difficile di tassi bassi. Donnet in assemblea ha tracciato lo scenario in cui si muove la società. "La sfida è adeguare la nostra compagnia a lavorare in un mondo in cui si registra una forte contrazione dei tassi di interesse, che sono l'ossigeno di una compagnia di assicurazione e la garanzia della solidità dei suoi investimenti e del suo capitale". Donnet ha evidenziato che il compito di Generali è quello di "proteggere le persone, le famiglie, le aziende, le istituzioni e i loro beni. Il nostro è un lavoro economico ma anche sociale e vogliamo continuare a farlo nonostante condizioni economiche e di mercato veramente difficili. Veniamo da una storia di duecento anni e vogliamo che tra duecento anni si possa scrivere un nuovo libro sul nostro gruppo". "L'Europa è il cuore della nostra strategia di sviluppo per il futuro e per questo abbiamo bisogno che l'Unione europea continui a esistere. Lavoriamo in 60 Paesi nel mondo ma realizziamo il 95% della nostra raccolta premi in venti mercati europei". "Questi risultati - ha aggiunto - sono figli del modo in cui sono nate le Generali, che hanno fin da subito aperto uffici in Europa centrale e orientale. Una parte del nostro sviluppo è verso Est: in Europa ma anche in Asia".
"Il titolo in Borsa è sottovalutato". "Sono convinto che il potenziale della nostra compagnia sia sottovalutato e non pienamente riflesso nel prezzo di Borsa". Il titolo Generali dall'Investor day del 23 novembre 2016 "ha guadagnato quasi il 30% in borsa, superando la performance dei nostri principali competitor. Da parte degli analisti finanziari, anche i più critici, c'è un apprezzamento del nuovo piano industriale e vengono riconosciuti l'impegno, la qualità e la disciplina del management". In ogni caso, ha continuato, "ho fiducia, proveremo al mercato la nostra capacità di raggiungere gli obiettivi". "Vogliamo ottimizzare la nostra presenza internazionale. Non la vogliamo ridurre, non la vogliamo indebolire, la vogliamo proprio rafforzare", ha affermato Donnet, spiegando che la strategia della società prevede di "ottimizzare la presenza geografica" dismettendo attivi nei Paesi dove i rendimenti sono bassi e "ottenendo 1 miliardo di euro che sarà investito in attività con maggiore rendimento e maggior potenziale". Tali proventi, ha sottolineato Donnet, "non andranno nel dividendo". Proprio in quest'ottica, ha segnalato il manager, nel corso del 2016 Generali ha ceduto le proprie attività in Guatemala e Liechtenstein.
Nessuna offerta da Intesa SanPaolo e nessun accordo con Axa. "Da Intesa Sanpaolo non abbiamo avuto mai avuto nessuna proposta e non ci sono accordi con Axa per una eventuale fusione". Lo ha detto il presidente del gruppo Generali Gabriele Galateri di Genola, nel corso dell'assemblea degli azionisti 2017 della società assicurativa, rispondendo alla domanda di un azionista. Galateri, sempre in risposta ai soci, ha detto che le Generali riescono "a fare concorrenza ad Axa e non hanno mai avuto progetti bloccati o non bloccati" con il gruppo francese. Quanto all'ipotesi che il management prenda ordini da Mediobanca o dal suo ad Alberto Nagel, il presidente di Generali ha risposto "non credo e l'ad vi dirà la stessa cosa". La quota in Intesa è costata un miliardo e non è strategica.
Nel momento "in cui sono apparse indiscrezioni di stampa non smentite di operazioni da parte di Intesa Sanpaolo, per altro in supposto collegamento con soggetti internazionali, l'acquisto del 3% è stata la cosa più ovvia da fare per evitare stake building nelle Generali e tutelare l'interesse di tutti gli azionisti, evitando il cumulo di quote senza il pagamento di un premio", ha poi spiegato Donnet. Prima le Generali sono ricorse a un prestito-titoli e poi le azioni sono state acquistate, nella misura del 3,04% del capitale, "attingendo al patrimonio libero nella piena disponibilità della compagnia per un ammontare di 1 miliardo di euro". E' stata anche effettuata un'operazione di copertura che fa sì che l'acquisto non abbia alcun impatto su solvibilità di gruppo.
Alberto Minali è uscito perché non andava bene. L'uscita da Generali del direttore generale Alberto Minali lo scorso gennaio non è stata causata da "nessuna collisione con nessuno. E' stato un problema di funzionamento ai vertici aziendali che non era ottimale. Quindi abbiamo dovuto separarci". Lo ha detto il presidente di Generali, Gabriele Galateri, rispondendo alle domande di alcuni soci in assemblea e sottolineando che Minali è "un ottimo professionista".
Nessun ricorso in appello contro Agrusti. Il cda di Generali ha deliberato di non procedere all'appello nella causa di lavoro con l'ex cfo Raffaele Agrusti. La decisione dell'organismo è stata riferita all'assemblea dei soci del Leone dal presidente, Gabriele Galateri di Genola. Nella causa di lavoro - riassunta da Galateri in assemblea - il Tribunale del lavoro a marzo 2015 aveva rigettato le istanze tanto della società quanto di Agrusti; il cda nel novembre 2015 aveva quindi valutato il bonus short term dell'ex dirigente per il 2013 nella metà di quanto richiesto. In vista della scadenza dei termini per l'appello, il prossimo 8 maggio, il cda ha quindi deciso di non procedere "a meno che - ha precisato Galateri - non emergano nuovi elementi" dalla causa nei confronti dell'ex ceo Giovanni Perissinotto.
Per quest'ultimo, ha proseguito Galateri, il procedimento è tornato al Tribunale di Trieste, che il 13 aprile ha rigettato il ricorso della società, e per cui la prossima udienza è prevista il 4 maggio. "Nessuna decisione - ha precisato Galateri - è stata presa né sul ricorso né sulla causa di Perissinotto. Pian piano, secondo i vari gradi di giudizio, si sta risolvendo in una situazione non particolarmente promettente".
Atlante, nessun incremento di quota. "Al momento non sono previsti ulteriori aumenti della partecipazione di Generali nel fondo Atlante", ha detto Donnet all'assemblea. Il gruppo ha investito 150 milioni di euro - ha spiegato - "perchè è anche nel nostro interesse contribuire alla stabilità del sistema bancario italiano". Generali ha svalutato del 52% il proprio investimento in Atlante in maniera "prudente", attraverso modelli "utilizzati tenuto conto del criterio di società comparabili, e di altri investitori". Lo ha specificato il ceo del gruppo, Philippe Donnet, rispondendo in assemblea agli azionisti. L'investimento di 150 milioni di euro in Atlante 1, per Donnet "è stata l'occasione per un investimento di redditività in un periodo di tassi bassi, e per contribuire alla stabilità del settore creditizio che finanzia quel sistema di imprese in cui Generali è leader nella copertura assicurativa. Non sono previsti aumenti ulteriori della partecipazione; eventuali nuove opportunità - ha concluso il Ceo - verranno esaminate quando si presenteranno, in ottica di un ritorno di valore per azionisti e assicurati".