MILANO - Non c'è pace per Carige. Per "divergenze relative alla governance e alla gestione della banca" anche il consigliere Giuseppe Lunardi (membro anche del comitato rischi) lascia il board dell'istituto ligure. Le stesse ragioni con cui ieri il presidente Giuseppe Tesauro ha detto addio alla cassa con una lettera di dimissioni irrevocabili in polemica con l'amministratore delegato, Paolo Fiorentino.
Nel dicembre 2017 il board di Carige aveva preso atto dei rilievi della vigilanza Bce su alcuni consiglieri tra cui Lunardi per i numerosi incarichi ricoperti.
Ieri era arrivato il passo di Tesauro, eletto il 31 marzo 2016 nella lista di Malacalza Investimenti, primo socio dell'istituto ligure con il 20,6% del capitale. Uomo di fiducia del vice presidente, Vittorio Malacalza, i cui rapporti con Fiorentino si sono incrinati a fine 2017 in occasione dell'aumento di capitale. Malgrado la riuscita dell'operazione, la famiglia piacentina aveva criticato le modalità con cui era stata gestita e gli alti costi pagati al consorzio di garanzia.
"Non riesco più a comprendere le modalità relazionali della Bce, la quale negli ultimi tempi scrive e dialoga direttamente con l'a.d e solo marginalmente col presidente", si leggeva in uno dei passaggi della missiva di dimissioni. Proprio la Bce, nel muovere a Carige rilievi sulla governance, aveva sollevato appunti anche nei confronti di Tesauro.
Oltre a Malacalza, che non ha commentato quanto avvenuto, nel capitale è presente con (almeno) il 5,6% del capitale Raffaele Mincione. Il finanziere, che ha in carico le azioni Carige a prezzi di gran lunga più bassi di Malacalza, spinge per un'aggregazione in tempi rapidi e sostiene Fiorentino. La sua richiesta di rivedere la composizione del cda, per renderlo più rappresentativo dei nuovi assetti azionari per ora non è stata accolta. E la minaccia di chiedere la revoca del board - che per passare avrà bisogno del sostegno degli altri soci forti, Volpi (9%) e la Sga del Tesoro (5,4%)- per ora riposa nel cassetto.
Nel dicembre 2017 il board di Carige aveva preso atto dei rilievi della vigilanza Bce su alcuni consiglieri tra cui Lunardi per i numerosi incarichi ricoperti.
Ieri era arrivato il passo di Tesauro, eletto il 31 marzo 2016 nella lista di Malacalza Investimenti, primo socio dell'istituto ligure con il 20,6% del capitale. Uomo di fiducia del vice presidente, Vittorio Malacalza, i cui rapporti con Fiorentino si sono incrinati a fine 2017 in occasione dell'aumento di capitale. Malgrado la riuscita dell'operazione, la famiglia piacentina aveva criticato le modalità con cui era stata gestita e gli alti costi pagati al consorzio di garanzia.
"Non riesco più a comprendere le modalità relazionali della Bce, la quale negli ultimi tempi scrive e dialoga direttamente con l'a.d e solo marginalmente col presidente", si leggeva in uno dei passaggi della missiva di dimissioni. Proprio la Bce, nel muovere a Carige rilievi sulla governance, aveva sollevato appunti anche nei confronti di Tesauro.
Oltre a Malacalza, che non ha commentato quanto avvenuto, nel capitale è presente con (almeno) il 5,6% del capitale Raffaele Mincione. Il finanziere, che ha in carico le azioni Carige a prezzi di gran lunga più bassi di Malacalza, spinge per un'aggregazione in tempi rapidi e sostiene Fiorentino. La sua richiesta di rivedere la composizione del cda, per renderlo più rappresentativo dei nuovi assetti azionari per ora non è stata accolta. E la minaccia di chiedere la revoca del board - che per passare avrà bisogno del sostegno degli altri soci forti, Volpi (9%) e la Sga del Tesoro (5,4%)- per ora riposa nel cassetto.