Indagine sull'ad Tomasi, Autostrade: "Non aveva competenze sulle barriere fono-assorbenti"
(reuters)
Il nuovo amministratore delegato è stato inserito nel fascicolo che riguarda i pannelli che si erano staccati sulla tratta Rapallo-Sestri Levante. Conte ribadisce l'ultimatum: "O buona proposta in extremis, o revoca". Il titolo Atlantia rimbalza in Borsa: Benetton pronti a cedere il controllo per chiudere l'intesa sulla concessione. Riunione del cda della concessionaria: si riaggiorna sabato
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MILANO - Continua l'alta tensione intorno ad Atlantia, holding che fa capo alla famiglia Benetton, e alla sua controllata Autostrade per l'Italia (Aspi). Il governo ha avanzato il suo ultimatum per lasciare in vita la concessione alla società che gestiva il Ponte Morandi e - al più tardi nel fine settimana - si aspetta la reazione dell'azienda. L'ha ribadito il premier, Giuseppe Conte, questa mattina a Venezia per l'inaugurazione del Mose: "Ieri abbiamo ribadito che le loro proposte sono inaccettabili. O arriva in extremis una proposta alla quale il governo non può rinunciare perché particolarmente vantaggiosa per la parte pubblica, o tra poco ci sarà il provvedimento di revoca della concessione di Autostrade". Gli ha fatto eco la titolare del Mit, Paola De Micheli: "Credo che Aspi sia nelle condizioni di capire e di sapere, dopo il lungo percorso di questi mesi, che cosa è l'interesse pubblico che ha indicato il presidente del Consiglio". Come a dire che la società sa bene a quali condizioni la partita si può chiudere senza andare alla battaglia legale. In Borsa, il titolo della holding riesce a segnare un mini-rimbalzo del 2,1% (segui in diretta) dopo il -8% della vigilia, confidando nell'apertura della famiglia veneta a scendere dalla maggioranza di Aspi e facilitare la risoluzione della partita. Ma non è solo il braccio di ferro con l'esecutivo ad agitare le acque.
Tomasi e l'inchiesta sui pannelli, la società: "Posizione già chiarita"
Per la società dei Benetton, un altro colpo è arrivato dal fronte giudiziario, ricostruito da Repubblica. L'attuale amministratore delegato - Roberto Tomasi, che ha sostituito Giovanni Castellucci alla guida della concessionaria - risulta inserito nel fascicolo aperto dalla magistratura genovese nel dicembre scorso che contesta i reati di attentato alla sicurezza dei trasporti e la frode in pubbliche forniture. Si tratta del filone d'indagine che riguarda i pannelli fonoassorbenti lungo la rete a scorrimento veloce, la cui installazione fu deliberata dal Comitato Grandi Opere al quale Tomasi aveva preso parte in qualità (allora) di responsabile della struttura competente sulla progettazione e la messa in opera delle barriere fonoassorbenti.
Un'inchiesta, affidata al procuratore aggiunto Paolo D'Ovidio e al pm Walter Cotugno, avviata a fine 2019 quando sulla Rapallo-Sestri Levante (tratta della A-12 Genova-Rosignano) si erano staccati alcuni pannelli antirumore, per fortuna senza fare danni ai veicoli in transito. I militari del Nucleo Operativo Metropolitano e del Primo Gruppo avevano verificato che le barriere fonoassorbenti non erano a norma, installate su piloni a rischio distacco in condizioni di forte vento.
Sulla posizione di Tomasi, Aspi ha diffuso una nota in mattinata per evidenziare "che l'ad ha già avuto modo di chiarire ampiamente all'Autorità Giudiziaria la propria posizione. Nell'incontro - che si è tenuto lo scorso gennaio 2020 presso la Procura di Genova - l'Ing. Tomasi, nello spirito di massima trasparenza, ha prestato piena collaborazione, fornendo ogni informazione disponibile, utile alla specifica indagine". La società ha ulteriormente dettaglliato: "Tomasi ha chiarito che la sua partecipazione al Comitato Grandi Opere di Aspi avveniva solo con la finalità di presentare alcuni progetti di potenziamento della rete di cui, al tempo, aveva diretta competenza. Di tali progetti non hanno mai fatto parte le barriere fono-assorbenti oggetto di indagine - installate su 60 km su un totale di 3.000 km della rete ASPI - rispetto alle quali Tomasi non ha mai avuto alcuna responsabilità diretta o indiretta".
La partita con l'esecutivo e il futuro dei Benetton
Nel braccio di ferro con il governo sulla questione della concessione, invece, sono ore decisive. Mentre impazzava la bagarre politica, con il M5s battagliero sulla via della revoca, ieri si sono incontrati gli ad di Autostrade e Atlantia, appunto Tomasi con Carlo Bertazzo, e i capi di gabinetto di Mit e Mef, Alberto Stancanelli e Luigi Carbone, con il segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Chieppa. La posizione del governo è stata netta, rafforzata dalla sentenza della Consulta che ha dato ragione all'esecutivo sull'estromissione di Aspi dalla ricostruzione del viadotto sul Polcevera. Alla società è stato recapitato un ultimatum: entro il fine settimana deve arrivare un piano con impegni precisi per consentire il prosieguo della concessione.
Lo stesso premier Conte, intervenendo a Venezia alla cerimonia di innalzamento del Mose, ha ribadito: "Fra qualche
Giorno saremo a genova per l'inaugurazione del Ponte Morandi. Ci stiamo in questi giorni sorprendendo per un fatto: abbiamo realizzato un ponte con una tale rapidità che addirittura non è ancora completa la procedura di revoca" eventuale delle concessioni autostradali ad Aspi, "che terminerà in questi giorni".
Tempi stretti, dunque. Rispetto alla transazione da 2,9 miliardi messa sul piatto dalla società, il governo chiederebbe impegni per 3,5-4 miliardi ripartiti tra investimenti, spese per la ricostruzione e gli indennizzi dopo la tragedia, manutenzioni aggiuntive. A questo si aggiungerebbe un taglio alle tariffe, fino al termine del contratto con lo Stato nel 2038, nell'ordine del 5 per cento.
Tutti ragionamenti che sono sul tavolo dei consigli di amministrazione di Atlantia e Autostrade. I consiglieri della concessionaria già in mattinata hanno tenuto un primo giro di confronto, lasciando però il board aperto: appuntamento aggiornato a sabato, serve più tempo per avere un quadro più chiaro sulla controproposta da recapitare alla politica. Quanto al prossimo appuntamneto del governo, il Cdm decisivo dovrebbe tenersi martedì.
Fuori dal tavolo ufficiale si gioca anche la partita sul futuro assetto azionario. I Benetton sarebbero disposti a scendere in minoranza (Atlantia è all'88% di Aspi, il restante 12% è di Edf, Allianz e Silk Road), in presenza di un aumento di capitale che apporti risorse fresche alla società per affrontare gli investimenti. Nuova che ha alimentato le scommesse del mercato sulla ricomposizione della frattura. F2i e Cdp sono gli interlocutori designati per questa operazione, con altri investitori italiani (da Poste Vita alle Fondazioni o le casse di previdenza) pronti ad affiancarsi. Senza dimenticare un fondo infrastrutturale come Macquarie.