Economia

Unicredit, perché Mustier è stato costretto a lasciare

Le mosse che hanno portato la banca a cambiare per la terza volta in dieci anni l'amministratore delegato
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1) Unicredit è la seconda banca italiana per dimensioni dopo Intesa Sanpaolo, ha la direzione generale a Milano nel grattacielo di piazza Gae Aulenti con 2.622 sportelli sparsi su tutto il territorio, anche al Sud e in Sicilia avendo acquisito nel 2008 il gruppo Capitalia, che oltre alla Banca di Roma controllava il Banco di Sicilia.

2) Il gruppo ha una forte vocazione internazionale costruita nel corso degli anni '90 e 2000 dal manager Alessandro Profumo attraverso diverse acquisizioni di banche all'estero, tra cui la polacca Bank Pekao, la turca Yapi Kredi Bank, e la tedesca HypoVereinsbank. Nel 2008 aumenta la presenza sul territorio italiano acquisendo Capitalia.

3) Nel 2010 Profumo è costretto a lasciare la banca per volontà degli azionisti di allora che a fine 2011 sono costretti a sottoscrivere un primo aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro, resosi necessario a seguito alla crisi finanziaria scoppiata nel 2008 e che ha messo a dura prova i bilanci delle banche. Al posto di Profumo viene promosso dall'interno Federico Ghizzoni, il banchiere che aveva sviluppato i mercati dell'Est Europa e internazionali di Unicredit. Ghizzoni resterà fino al giugno 2016 quando lascerà il posto a Jean Pierre Mustier.

4) Mustier ha un curricilum più da finanziere che da banchiere tradizionale, ha trascorso diversi anni in Société Générale anche quando la banca francese deve affrontare il buco da 5 miliardi provocato da Jerome Kerviel, di cui era un diretto superiore. Quando arriva in Unicredit decide di lanciare subito un maxi aumento di capitale da 13 miliardi di euro. Il mercato in quella fase lo segue e lui avvia un importante processo di dismissioni di partecipazione importanti del gruppo Unicredit. Si parte dalle attività nel risparmio gestito di Pioneer, alla polacca Bank Pekao, alla Yapi Kredi Bank, fino al gioiellino della banca online Fineco e al 9% posseduto da molti anni in Mediobanca. Mustier vende anche consistenti pacchetti di crediti deteriorati a prezzi molto bassi che provocano ammanchi di capitale.

5) Mustier è francese e fin dal suo arrivo è sospettato di voler traghettare Unicredit verso la fusione con una grande banca francese, magari proprio la SocGen da cui proviene. La sua strategia dichiarata è di non investire più in Italia e in acquisizioni di banche italiane, anche se la concorrente Intesa Sanpaolo rafforza ancora di più la sua posizione comprando Ubi Banca con un blitz del febbraio 2020, finalizzato questa estate. A un certo punto annuncia la possibilità di separare in due la banca, le attività italiane da quelle estere che potrebbero essere quotate in Borsa in Germania. Il timore di voler convolare a nozze con un grande gruppo estero cresce, ma poi il "rischio Italia" sui mercati cala nettamente, e Mustier ritorna sui suoi passi e archivia il progetto.

6) Il piano industriale di Mustier prevede tagli ai costi e al personale, un gruppo più piccolo, nessun consolidamento con altre banche, la distribuzione agli azionisti del futuro eccesso di capitale sotto forma di lauti dividendi e di riacquisto di azioni proprie per far salire il titolo in Borsa. Ma le quotazioni non decollano e anche il mercato comincia a girargli le spalle. Quando Mustier prende in mano la banca il titolo a Piazza Affari vale circa 12 euro, quando la lascia è sceso intorno ai 9, negli ultimi due giorni il capitombolo fino quasi a 8 euro, lo stesso prezzo versato da molti sottoscrittori nel febbraio 2017 con l'aumento di capitale da 13 miliardi.

7) Nel corso del 2020 il consiglio di amministrazione comincia a dubitare della bontà della strategia di Mustier e l'accerchiamento accelera quando Pier Carlo Padoan viene cooptato in cda come prossimo presidente in pectore. Padoan è stato ministro del Tesoro con i governi Renzi e Gentiloni e poi è stato eletto in Parlamento nel collegio di Siena. Dunque Padoan conosce bene i problemi del Monte dei Paschi e la necessità del Tesoro di trovare una sua collocazione finale all'interno di un grande gruppo italiano. Da Roma e dal Partito Democratico si pensa che Unicredit sia in grado di accollarsi una fusione con il Monte formando così un secondo gruppo italiano con una copertura estesa a tutto il territorio.

8) Un consulto informale tra consiglieri domenica 29 novembre e poi cda straordinario convocato in gran segreto lunedì pomeriggio costringe Mustier alla resa: il manager uscirà ad aprile con il rinnovo dell'intero consiglio. La Borsa teme che la decisione sia stata dettata dalla politica, che con le sue lunghe mani entra nel merito delle strategie di una banca privata come Unicredit. Il titolo perde il 5% già lunedì e martedi mattina apre a meno 7%, il titolo Mps invece sale del 3% e dell'8% segnalando che il matrimonio tra Unicredit e Mps potrebbe essere più vicino.

9) Prima di procedere a operazioni di aggregazione Unicredit deve trovare un nuovo amministratore delegato e per mercoledì 3 dicembre è convocato un Comitato nomine della banca proprio per avviare la procedura di ricerca. Come sempre i candidati sono sia esterni sia interni alla banca: Carlo Vivaldi, attuale co-chief operating officer di Unicredit, è il candidato interno più forte, mentre al di fuori si fanno i nomi di Alberto Nagel, ad di Mediobanca, Fabio Gallia, ex Bnl, Cdp e ora ad di Fincantieri ma anche nomi internazionali come il banchiere d'affari Andrea Orcel.

10) Nonostante la volontà politica di trovare una soluzione per Mps, non è detto che questa sia l'unica possibilità per Unicredit di crescere in Italia. Un'aggregazione molto interessante sarebbe quella con Banco Bpm, molto forte nelle regioni del Nord, Lombardia e Veneto, con poche sovrapposizioni con l'attuale rete di sportelli di Unicredit. Allo stesso tempo Banco Bpm sta dialogando anche con Bper, controllata da Unipol, per un'eventuale fusione ma ora che Unicredit si è liberata dal vincolo di non poter effettuare operazioni in Italia le possibilità di incastro del risiko aumentano.