Economia

Far pesare gli italiani, così è nata l’alleanza tra Mr Luxottica e le Fondazioni

(reuters)
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MILANO - Con il suo 1,9% di Unicredit, che ai prezzi di Borsa di ieri sera valeva “soltanto” 338 milioni di euro, Leonardo Del Vecchio è comunque il primo azionista italiano di un gruppo bancario con un azionariato internazionale. Dietro di lui ci stanno la Fondazione Crt e la Fondazione CariVerona, storici soci dell’istituto, che nel complesso portano la compagine tricolore intorno al 5%. Certo molto meno di una volta, sia rispetto ai tempi di Alessandro Profumo, quando le Fondazioni erano l’ago della bilancia delle decisioni più importanti, ma anche rispetto alla stagione di Federico Ghizzoni. È solo con l’avvento alla guida della banca di Jean Pierre Mustier con il suo aumento di capitale da 13 miliardi che il mercato ha decisamente preso il sopravvento e la banca diventata una public company a tutti gli effetti, con i colossi Norges e Blackrock in cima alla lista dei soci forti.
Ora, ciò che si sta verificando, con l’uscita di Mustier, il cui sostituto non si sa ancora chi sarà, e con il Tesoro che preme per un matrimonio con Mps, è un velato tentativo di un fronte italiano di riprendere un po’ il pallino in mano.

La convergenza di interessi tra Del Vecchio e le due Fondazioni nel non far passare così facilmente una fusione che ha un forte sapore politico, rappresenta la novità di queste ore. E non è un caso perché Del Vecchio appare oggi, grazie alle sue importanti disponibilità finanziarie, l’unico privato in grado di arginare la calata degli stranieri in Italia, più di quanto non sia già avvenuto. Del Vecchio ha condotto nel corso degli anni la sua Luxottica a una progressiva crescita attraverso acquisizioni mantenendo saldo nella cassaforte Delfin il pallino del controllo.

Anche nell’ultima fusione con la francese Essilor la bandiera italiana sventola nell’azionariato (32%) e dall’aprile prossimo sventolerà anche nella gestione. Dall’estate scorsa ha poi la possibilità, concessa dalla Bce, di salire fino al 20% di Mediobanca, mettendo il cappello, come dice lui, alle Generali di cui piazzetta Cuccia possiede il 13% e la Delfin quasi il 5%. Mettendola così al riparo da eventuali incursioni estere.

Adesso è giunto il momento di puntare i piedi in un altro snodo importante della finanza italiana, quell’Unicredit in cui Del Vecchio è presente fin dalla sua privatizzazione, nel lontano 1992. Cercando di agire da trait d’union tra gli interessi italiani e il mercato, che l’ha sempre sostenuto nelle sue avventure imprenditoriali.