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La battaglia per Generali, quali sono i protagonisti e le forze in campo

Gaetano Caltagirone, azionista di Generali critico nei confronti dell'ad Donnet (ansa)
Mediobanca, il primo azionista, ha il 13%. Incalzata da Caltagirone e da Del Vecchio, entrambi soci anche di Piazzetta Cuccia. Il patron di Essilor Luxottica in particolare è in manovra sulla banca d'affari. Anche Benetton è presente su entrambi i fronti
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MILANO - Si stanno prendendo le misure, sfidandosi a colpi di pacchetti azionari, confrontandosi a distanza e, a volte, ferocemente, nei consigli di amministrazione. Di sicuro, hanno voglia di guardare avanti - tutti, a prescindere dall'età non più acerba - e non badano a spese, nell'accumulare posizioni. Stiamo parlando di Generali, ma anche del suo principale azionista (da tempo immemore) Mediobanca e poi della Delfin di Leonardo Del Vecchio, del gruppo Caltagirone, di Edizione holding (che fa capo alla famiglia Benetton) e, più defilato, del gruppo De Agostini.

 

Mediobanca, il singolo socio più importante

All'inizio, il deus ex machina indiscusso era Mediobanca. Con un pacchetto che attualmente sfiora il 13%, P…

MILANO - Si stanno prendendo le misure, sfidandosi a colpi di pacchetti azionari, confrontandosi a distanza e, a volte, ferocemente, nei consigli di amministrazione. Di sicuro, hanno voglia di guardare avanti - tutti, a prescindere dall'età non più acerba - e non badano a spese, nell'accumulare posizioni. Stiamo parlando di Generali, ma anche del suo principale azionista (da tempo immemore) Mediobanca e poi della Delfin di Leonardo Del Vecchio, del gruppo Caltagirone, di Edizione holding (che fa capo alla famiglia Benetton) e, più defilato, del gruppo De Agostini.

 

Mediobanca, il singolo socio più importante

All'inizio, il deus ex machina indiscusso era Mediobanca. Con un pacchetto che attualmente sfiora il 13%, Piazzetta Cuccia ha da tempo abbandonato il progetto di scendere al 10%, annunciato nei precedenti piani industriali. La ragione è prima di tutto regolamentare: le norme sull'assorbimento di capitale sono cambiate e dunque non è più così opportuno vendere. Per cui il primo azionista resta Mediobanca. Che, però, ha contribuito attivamente a cambiare lo Statuto, per prevedere la possibilità che  nomina del consiglio sia fatta sulla base di una lista indicata dal consiglio uscente. Vale per la stessa Mediobanca e per molte società di matrice anglosassone: sancisce la distanza tra i consiglieri, espressione degli interessi della società, e gli azionisti, espressione in primis di se stessi. Ma è proprio così neutra la scelta? Oppure è un modo per perpetuare il potere di Mediobanca sulla compagnia?La partita è appena cominciata, per il rinnovo del cda di Generali si vota nella primavera del 2022.

 

Del Vecchio, il patron dell'occhialeria (e non solo)

Il patron di Essilux, il colosso mondiale degli occhiali, è presente da tempo nell'azionariato di Generali, e poco alla volta ha arrotondato la sua posizione, fino ad arrivare al 4,84%. Una partecipazione che, ai prezzi attuali, vale 1.350 milioni, appena un po' di più di quanto valga l'altro suo pacchetto strategico, quello nella stanza dei bottoni: la quota in Mediobanca, pari al 13.2%, che Del Vecchio ha costruito in modo massiccio a partire dal settembre del 2019. Ai valori di questi giorni, la sua partecipazione vale 1.139 milioni; sempre che il pacchetto del 2% di Piazzetta Cuccia venduto dalla Fininvest non abbia Del Vecchio come acquirente finale. Fin d'ora, comunque, il patron di Essilux è il primo singolo socio di Mediobanca: da solo, vale più del Patto di consultazione light, nato dopo l'uscita di Unicredit dall'azionariato.

Caltagirone, un impero nel mattone

Francesco Gaetano Caltagirone è il socio - ufficialmente - più riottoso di Generali: nelle ultime settimane non ha consegnato le azioni nell'assemblea che doveva votare il bilancio (che lui stesso aveva approvato in consiglio); ancor più di recente, ha scritto una mail al cda chiedendo un rinnovo della governance. Più che messaggi, sono dichiarazioni palesi di contrapposizione. Caltagirone è anche il vice presidente vicario e azionista di rilievo del Leone Alato, con una quota del 5,65%. Una quota che ai prezzi attuali vale 1.577 milioni. Recentemente anche Caltagirone ha marcato il territorio al piano di sopra, quello di Mediobanca, prendendo una pacchetto di un capello superiore all'1%, che vale ai prezzi di mercato poco pià di 86 milioni.

I Benetton

In questa battaglia di posizione, che ragionevolmente si combatterà ancora per mesi, la famiglia Benetton, con Edizione holding, è a sua volta presente su entrambi i fronti: ha un pacchetto pari al 3,97% in Generali (una delle poche partecipazioni che gli ha regalato una cedola, negli ultimi tempi) e una quota più ridotta, del 2,1%, in Mediobanca. In questo momento la sua priorità difficilmente può essere considerata Generali, però una cosa è sicura: il gruppo non si troverà sullo stesso fronte di Assogestioni, come era accaduto all'ultimo rinnovo del consiglio del Leone di Trieste, nel 2019. Non dopo che, all'assemblea Atlantia, gli investitori istituzionali hanno presentato una candidatura alternativa a quella di Edizione medesima. Per De Agostini invece la partecipazione in Generali, intorno all'1,7%, è stata dichiarata di natura finanziaria ed è stabile da tempo.