Dal cemento alle ferrovie, dal digitale all'idrogeno: ecco le società di Piazza Affari pronte a cavalcare i maxi-investimenti del Pnrr
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiMILANO - "Un'opportunità unica di sviluppo, investimenti e riforme" che "può rappresentare l'occasione per accelerare un percorso di crescita sostenibile rimuovendo gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana degli ultimi decenni". Questo il Pnrr per l'Italia, secondo Luigi De Bellis, co-responsabile dell'ufficio studi della sim milanese Equita. Un Piano talmente vasto da chiamare in causa molte società di Piazza Affari come potenziali beneficiarie delle risorse in arrivo, tanto da diventare "idee di investimento" che gli specialisti dei mercati finanziari hanno messo in fila.
L'assunto di partenza di Equita è …
MILANO - "Un'opportunità unica di sviluppo, investimenti e riforme" che "può rappresentare l'occasione per accelerare un percorso di crescita sostenibile rimuovendo gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana degli ultimi decenni". Questo il Pnrr per l'Italia, secondo Luigi De Bellis, co-responsabile dell'ufficio studi della sim milanese Equita. Un Piano talmente vasto da chiamare in causa molte società di Piazza Affari come potenziali beneficiarie delle risorse in arrivo, tanto da diventare "idee di investimento" che gli specialisti dei mercati finanziari hanno messo in fila.
L'assunto di partenza di Equita è che Piazza Affari resta attraente agli occhi degli investitori in termini di rapporto tra prezzi e utili attesi, che è di 13,3 volte sulle previsioni del 2022 contro una media europea (calcolata sull'indice Stoxx 600) di 16,2 volte. Il fatto, poi, che il Pnrr italiano sia il più vasto per dimensione (vale l'11% del Pil nominale, sommando ai 191,5 miliardi del Recovery fund la quota di 13 miliardi di React Eu e il fondone nazionale da oltre 30 miliardi) fa sì che i flussi di investimenti previsti nei prossimi anni siano ben più consistenti rispetto ai Paesi competitor. Se si prendono i capitoli della digitalizzazione e della transizione energetica, per l'Italia si prevedono rispettivamente 40 e 85 miliardi di spese al 2026 contro i 24 e 31 miliardi della Spagna, i 12 e 12 della Germania e i 10 e 21 della Francia.
Ecco allora che proprio la necessità di colmare il gap sulla digitalizzazione si può trasformare in una occasione di business per le imprese coinvolte in questo settore e quindi di investimento per chi è attivo sui mercati. Equita stima che le spese italiane in Ict saranno di sei miliardi l'anno in media da qui al 2026 ed ecco arrivare alla rosa di beneficiari di questo trend di crescita, indicati dalla Sim milanese in Reply, SeSa e Digital Value, i leader in Italia per quel che riguarda le piattaforme, i data center, le applicazioni e i servizi di consulenza per la trasformazione digitale. Per la transizione 4.0, Equita ricorda che Reply è ben posizionata per intercettare l'atteso incremento di spese per la digitalizzazione, in particolare tra le aziende e in misura minore per la Pubblica amministrazione. Il report arriva a stimare, considerando che Reply copre il 5-6% del mercato italiano dei servizi It, in 90 milioni di ricavi addizionali il pro-quota degli investimenti aggiuntivi previsti dal Pnrr. Per Sesa, invece, gli analisti rimarcano il possibile beneficio legato agli incentivi per la digitalizzazione delle Pmi e concludono che le vendite aggiuntive potrebbero esser nell'ordine degli 85-90 milioni l'anno, con un picco di 170 milioni nel 2024.
L'analisi non si ferma al settore It, ma - citando i progetti di sviluppo da 6,7 miliardi su banda ultralarga e reti 5G - indica in Tim, Inwit, RaiWay e Prysmian altri titoli caldi nei prossimi mesi. Per l'ex monopolista, gli incroci con il Recovery plan italiano sono molteplici: dalla copertura della rete fissa fino alle abitazioni al 5G, passando per la banda ultralarga da portare a scuole e ospedali, per toccare le agevolazioni che dovrebbero spingere la crescita delle connessioni di Pmi e famiglie, per finire con il cloud. Lo stesso dicasi per Prysmian, la società dei cavi che vede opportunità di sviluppo non solo per la divisione delle Telco, ma anche per tutto quel che riguarda energia e infrastrutture e in parte anche per la divisione industriale.
Con un programma così vasto di spese e interventi, l'elenco di intersezioni tra il Pnrr e Piazza Affari è assai lungo. Della torta di quasi 10 miliardi allocati per digitalizzare la Pa, potranno approfittare Digital Value con la sua operatività nelle infrastrutture It, Cy4gate che sviluppa software. L'accelerazione della cittadinanza digitale - che si traduce in più Spid e PagoPA - è catalizzatore per le identità e i pagamenti digitali di Poste Italiane e Nexi, al fianco di Tinexta. Ancora, i 750 milioni postati per i microprocessori avranno come beneficiario diretto lo stabilimento di Catania di Stm e, probabilmente in misura minore vista la diversa stazza, il lavoro di Eles.
I bar e ristoranti in ripresa anche grazie ai fondi destinati al turismo dovrebbero dare maggior visibilità al recupero degli affari di Marr, mentre Leonardo godrà da una parte per le prospettive di digitalizzazione della Pa - in coabitazione con altri grossi operatori - e dall'altra per il miliardo e mezzo dedicato alla space economy. Fondi che dovrebbero interessare anche Avio.
Per quel che riguarda i 70 miliardi di rivoluzione verde, le utility sono all'avamposto per cogliere le relative opportunità. Quelle locali come Hera, A2a, Iren e Acea possono puntare a costruire fino a 4 punti percentuali dei loro margini del 2026 su progetti inclusi nel Pnrr. Anche Snam è ben posizionata, nel caso in cui il mercato dell'idrogeno viva la definitiva consacrazione, oltre ad esser pronta a raccogliere i frutti su biogas e risparmio energetico. Per le società delle rinnovabili - Enel, Erg, Falck Renewable e Alerion quelle citate da Equita - si prevede un impatto diretto limitato, visto che il sostegno dovrebbe andare prioritariamente a cittadini e Pmi per piccole installazioni, ma benefici in termini di snellimento delle procedure burocratiche. Per le attività regolate di Terna o Italgas, il piano è neutrale. E per Eni, Saras, Maire Tecnimont e Saipem si vedono benefici limitati, soprattutto legati al destino dell'idrogeno.
Più importante potrebbe esser l'impatto su Danieli dei progetti (Taranto, Piombino) di decarbonizzazione degli impianti di produzione dell'acciaio, segmento che vede la Danieli tra i leader a livello mondiale. Gli investimenti infrastrutturali e l'accelerazione sui cantieri delle grandi opere interessano il cemento di Buzzi, quelli nella rete ferroviaria WeBuild, Trevi e Salcef. La stessa WeBuild con Fincantieri guarda poi alle migliorie strutturali degli ospedali (capitolo da oltre 2 miliardi), Mondadori al raddoppio dei fondi pubblici per l'acquisto di testi scolastici proposto dagli editori.