Mps, la Bce rimuove il divieto al dividendo dopo l'aumento di capitale
di Sara Bennewitz , di Sara BennewitzMilano - La Banca Centrale Europea promuove il Monte dei Paschi di Siena: dopo l’aumento di capitale - che si è concluso a inizio novembre - la banca può tornare a distribuire dividendi. Grazie all’iniezione di fondi freschi per 2,5 miliardi, Mps può affermare di poter rispettare anche nel 2023 i requisiti patrimoniali fissati da Francoforte: potrà così distribuire nuovamente una cedola ai soci.
Dopo ben sei aumenti di capitali nell’arco degli ultimi 12 anni, di cui il primo del 2008 per rilevare Antonveneta, l’istituto senese sembra intravedere la luce in fondo al tunnel. Agli azionisti in questi anni sono stati chiesti circa 25 miliardi di euro di nuove risorse, ma ora l’istituto appare fuori del guado, tanto che può addirittura pensare, invece che continuare a chiedere, di restituire i soldi ai soci.
Milano - La Banca Centrale Europea promuove il Monte dei Paschi di Siena: dopo l’aumento di capitale - che si è concluso a inizio novembre - la banca può tornare a distribuire dividendi. Grazie all’iniezione di fondi freschi per 2,5 miliardi, Mps può affermare di poter rispettare anche nel 2023 i requisiti patrimoniali fissati da Francoforte: potrà così distribuire nuovamente una cedola ai soci.
Dopo ben sei aumenti di capitali nell’arco degli ultimi 12 anni, di cui il primo del 2008 per rilevare Antonveneta, l’istituto senese sembra intravedere la luce in fondo al tunnel. Agli azionisti in questi anni sono stati chiesti circa 25 miliardi di euro di nuove risorse, ma ora l’istituto appare fuori del guado, tanto che può addirittura pensare, invece che continuare a chiedere, di restituire i soldi ai soci.
Il via libera della Bce
Dato il buon esito dell’ultima ricapitalizzazione, la Bce ha rimosso il divieto di distribuzione di dividendi, sostituendolo con «l’obbligo per la Banca di ottenere la preventiva autorizzazione da parte dell’Autorità di vigilanza».
L’ultima cedola di Rocca Salimbeni era stata pagata quasi dodici anni fa con gli utili dell’esercizio 2010 (e stacco nel maggio del 2011). Allora fu distribuito un dividendo di 2,45 centesimi per azione che oggi equivarrebbe a un rendimento dell’1,25%. Per gli analisti finanziari è però difficile immaginare che l’istituto guidato da Luigi Lovaglio voglia pagare una cedola a breve, o almeno nei prossimi due anni. E questo anche perché, a dispetto del positivo giudizio della vigilanza, ieri il titolo in Borsa valeva meno dei 2 euro per azione che i soci hanno versato lo scorso 31 ottobre per ricapitalizzare l’istituto senese: in una seduta grigia, le azioni Mps hanno perso l’1,03% a 1,05 euro, e pari a una capitalizzazione di 2,45 miliardi.
La cedola arriverà dall'utile 2024
Nel piano che Lovaglio ha presentato a ottobre insieme all’ultima ricapitalizzazione, il ritorno alla cedola è previsto a partire dal 2025 (e quindi sui risultati del 2024). Ma non è neppure escluso che - salvo il via libera della Bce - possa essere pagato un anticipo già nel corso del 2024, sempre che prima di allora Siena non convoli a nozze con un altro istituto.
Resta la volontà dell’attuale management di pagare agli azionisti (in gergo tecnico, il payout ratio) almeno il 30% degli utili sotto forma di dividendo. I coefficienti patrimoniali della banca a livello consolidato al 30 settembre 2022, tenuto conto dell’aumento da 2,5 miliardi terminato lo scorso 4 novembre, sono pari al 15,7% per il Common Equity Tier 1 ratio, al 15,7% per il Tier 1 ratio e al 19,5% per il Total Capital ratio, tutti ampiamente sopra i minimi richiesti da Francoforte.
Con un Cet1 del 14,7%, secondo i requisiti a regime, Siena dispone quindi di un “cuscinetto’” di capitale di 3,9 punti percentuali rispetto al 10,75% chiesto dalla Bce come requisito obbligatorio minimo. Il "buffer del Monte è quindi sufficiente a coprire anche l’ulteriore 2,5% di capitale che la Bce" raccomanda di tenere, in aggiunta ai requisiti obbligatori, per fronteggiare eventuali situazioni di stress.