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Mps, la mossa di Lovaglio, il ruolo di Agricole e Generali, la politica: la nuova tappa del risiko

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L’ad del Montepaschi prova a sfuggire dalla presa di Intesa Sanpaolo: tutto quello che c’è da sapere sull’ennesimo capitolo della saga bancaria
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MILANO – Il risiko bancario non si riposa neppure sotto il sole d’agosto e da Siena si prepara un prossimo capitolo della saga finanziaria tricolore. Atteso, ma non del tutto nelle modalità che si stanno delineando: una possibile doppia offerta del Monte dei Paschi guidato da Luigi Lovaglio su Banco Bpm e su Banca Generali per “difendere” l’istituto senese e scavare un fossato protettivo dall’offerta a sua volta lanciata da Intesa Sanpaolo in tandem con Unipol. Vediamo allora in cosa consiste il piano, le tappe della vicenda, i protagonisti in campo e quali possono essere gli sviluppi.

Cosa studia Lovaglio?

L’amministratore delegato del Montepaschi, secondo quanto riportato dal Sole24Ore, sarebbe pronto a portare sul tavolo del Consiglio di amministrazione senese una mossa articolata per evitare di finire preda di Intesa Sanpaolo. Si tratterebbe di una doppia Ops, Offerta pubblica di scambio: una su Banco Bpm e una su Banca Generali.

Una Ops, a differenza dell’Opa (Offerta pubblica …

MILANO – Il risiko bancario non si riposa neppure sotto il sole d’agosto e da Siena si prepara un prossimo capitolo della saga finanziaria tricolore. Atteso, ma non del tutto nelle modalità che si stanno delineando: una possibile doppia offerta del Monte dei Paschi guidato da Luigi Lovaglio su Banco Bpm e su Banca Generali per “difendere” l’istituto senese e scavare un fossato protettivo dall’offerta a sua volta lanciata da Intesa Sanpaolo in tandem con Unipol. Vediamo allora in cosa consiste il piano, le tappe della vicenda, i protagonisti in campo e quali possono essere gli sviluppi.

Cosa studia Lovaglio?

L’amministratore delegato del Montepaschi, secondo quanto riportato dal Sole24Ore, sarebbe pronto a portare sul tavolo del Consiglio di amministrazione senese una mossa articolata per evitare di finire preda di Intesa Sanpaolo. Si tratterebbe di una doppia Ops, Offerta pubblica di scambio: una su Banco Bpm e una su Banca Generali.

Una Ops, a differenza dell’Opa (Offerta pubblica di acquisto) prevede che il compratore (in questo caso Mps) non paghi in contanti, ma offra dei titoli agli azionisti delle società oggetto di offerta. Questi, aderendo alla proposta, si ritroverebbero così soci del soggetto acquirente (Mps). Lovaglio potrebbe però anche giocare la carta del pacchetto del 13% di Generali che ha a disposizione, nel portafoglio della controllata Mediobanca, che potrebbe essere usato come moneta di scambio o ceduto sul mercato per avere maggiore liquidità a disposizione. Un’ulteriore mossa che potrebbe portare anche una combinazione delle cose, con un’Opas (Offerta pubblica di acquisto e scambio) cioè un mix di pagamento cash e titoli.

Ironia della sorte, la strategia di Lovaglio ricorda il tentativo difensivo in extremis che Alberto Nagel provò a mettere in piedi per sfuggire all’assalto che Mps lanciò su Piazzetta Cuccia, quando ne era a capo: acquisire il 100% di Banca Generali, dando in cambio alla compagnia triestina il pacchetto del 13% delle sue stesse azioni in un’operazione da oltre 6 miliardi. Un tentativo naufragato di fronte al diniego dell’assemblea straordinaria della scorsa estate, che ha poi spianato la via al Montepaschi per entrare nel salotto della finanza meneghina.

Perché si è arrivati a questo punto del risiko?

Da tempo, fin da prima che Intesa Sanpaolo ufficializzasse la sua offerta per il Monte (8 giugno), Luigi Lovaglio ha provato ad architettare una mossa difensiva. Guardando sempre a Piazza Meda, sede del Banco di Giuseppe Castagna, con in mano una proposta di “nozze tra pari” per dar vita a quel “terzo polo” a lungo supportato anche dal governo. Operazione non semplice, però, a cominciare dal fatto che si sarebbero dovuti allineare i valori di Borsa con il Banco Bpm che sta intorno a 25 miliardi e mezzo a fronte degli oltre 36 miliardi del Montepaschi. Oltre al fatto che si sarebbero dovuti convincere gli azionisti francesi del Banco Bpm (Crédit Agricole) ad aderire, con adeguate contropartite. Pista che, infatti, si è poi chiusa. Ma ora Lovaglio spera che se ne possa aprire un’altra.

Che ruolo hanno Crédit Agricole e Generali?

Il tema chiama infatti in causa gli azionisti a monte e torna attuale ora che si studiano nuove strategie. Secondo la sim milanese Equita, che è parte in causa come consulente finanziario di Intesa Sanpaolo, “il successo delle operazioni” studiate da Lovaglio “sarebbe subordinato al coinvolgimento e al consenso di soggetti chiave, tra cui Crédit Agricole, Generali e gli azionisti rilevanti di Mps, nonché all'ottenimento di molteplici autorizzazioni regolamentari e al superamento dei vincoli derivanti dalla passivity rule”, oltre al fatto che “il razionale finanziario delle operazioni richiederebbe il conseguimento di sinergie particolarmente ambiziose per sostenere la creazione di valore”.

La banca francese è la prima azionista del Banco Bpm, con il 29,3% del capitale: “Siamo partner di lungo periodo”, ha detto a inizio luglio. Una posizione di forza che ha fatto pesare nelle ultime settimane: il mese scorso sono stati proprio i francesi del Crédit Agricole a far saltare le nozze Mps-Banco Bpm, con il ceo Olivier Gavalda che ha posto seri dubbi sulla fattibilità di quell’operazione. Un’uscita che ha provocato a catena lo stop al dossier dal cda del Banco e quindi la presa d’atto di Mps. Ora Lovaglio dovrebbe far cambiare idea ai francesi.

Per quanto riguarda Banca Generali, invece, il controllo nelle mani del gruppo Triestino è assicurato da una quota del 50,17% (il resto è sul mercato): l’orientamento dei vertici del Leone (dal quale è arrivato un “no comment”) sarà ovviamente dirimente per l’esito della partita. L’istituto guidato da Gian Maria Mossa vale quasi 8 miliardi, ai prezzi di mercato.

Per quel che riguarda il fronte interno, infine, Lovaglio (banchiere che all’assemblea di aprile era tornato in sella al Monte grazie ai voti di Delfin e Bpm e contro la volontà di Caltagirone) dovrà passare dagli azionisti, prima di imbarcarsi in operazioni straordinarie: lo prevede la “passivity rule”, essendo a sua volta oggetto di offerta. E negli ultimi tempi il clima non è sempre stato disteso: quattro dei cinque consiglieri di minoranza, a fine luglio, avevano scritto al presidente della banca Cesare Bisoni contestando le modalità con cui erano state gestite le interlocuzioni con Banco Bpm, lamentando in particolare carenze informative e tempi troppo stretti. Importante sarebbe dunque la posizione di Delfin, holding della famiglia Del Vecchio, azionista rilevante sia di Mps sia di Banco Bpm.

Senza dimenticare che sullo sfondo resta ancora attiva la procura milanese, con l’inchiesta sulla scalata senese a Mediobanca che rimane aperta.

Cosa prevede l’offerta di Intesa Sanpaolo?

Ancora Equita scrive che l’operazione architettata dal banchiere lucano presenta un livello di "complessità e rischio di esecuzione significativamente superiore rispetto all'offerta di Intesa Sanpaolo". In particolare, rilevano ancora gli analisti, Mps si troverebbe a gestire parallelamente il completamento dell'integrazione di Mediobanca e ulteriori operazioni di ampia scala, aumentando sensibilmente il cosiddetto “execution risk” – cioè che il piano venga calato nella realtà per come è congegnato sulla carta – rispetto a quello associato all'offerta di Intesa Sanpaolo

Quest’ultima, architettata da Carlo Messina insieme a Carlo Cimbri di Unipol, a bocce ferme valorizzava 30,6 miliardi il gruppo senese, con 3 miliardi cash e premio del 12,5%. Nel dettaglio prevede di pagare 16 azioni Intesa Sanpaolo ogni 10 azioni Mps, più un euro in contanti.

L’accordo con Unipol riguarda la spartizione delle filiali: 635 andrebbero al gruppo delle Coop, insieme al marchio storico e alle relative strutture centrali, per esser di lì girato alla controllata Bper e quindi dar vita a Banca Monte dei Paschi. Ad Intesa andrebbero, per questa fetta di Mps, fra i 3 e i 3,5 miliardi; alla Ca’ de Sass resterebbero poi circa 625 filiali del Monte e l’intera Mediobanca, con il suo pacchetto del 13% in Generali.

Il calendario dell’offerta di Intesa Sanpaolo prevede per il 10 settembre l’assemblea straordinaria per lanciare l’aumento di capitale necessario a dar seguito all’operazione.

Cosa dice la politica?

Spesso giocatore della partita, ad esempio con il golden power che affossò la scalata di Unicredit al Banco Bpm, negli ultimi tempi la voce della politica si era fatta meno pressante. Negli ultimi giorni si è registrato però un sussulto con l’intervista di Giorgia Meloni a Milano Finanza, alla vigilia di Ferragosto: "Oggi Mps, la banca più antica d'Italia e del mondo, fortemente radicata sul territorio, è tornata in salute ed è diventata il pezzo pregiato su cui si concentrano le attenzioni – ha detto la premier – Mi auguro che dalle dinamiche di mercato possa emergere un sistema ancor più solido e concorrenziale, capace di produrre benefici per famiglie e imprese. E che Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità". Parole che Lovaglio ha subito colto al balzo: “Vedo molto positivamente il messaggio di chi riconosce che il valore del Monte dei Paschi di Siena sta nella sua integrità e credo che questa sia la cosa più importante, di cui tutti quanti siamo consapevoli e per la quale dobbiamo lavorare", ha detto a Ferragosto. Ancora ieri, il responsabile economico del Pd Antonio Misiani, tornava sul tema dicendo: "E' importante che lo Stato rimanga nel capitale sociale di Mps per svolgere un ruolo attivo nella salvaguardia dell'integrità del Monte, dell'occupazione e della presenza sul territorio”.

Per il momento è stato rinviato al 25 agosto l'incontro previsto per il 20 fra il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e i rappresentanti di Regione Toscana, Comune e Provincia di Siena per affrontare il tema del futuro e delle prospettive della banca sul territorio, convocato dopo una formale richiesta presentata dai vertici degli enti locali.

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