Logo Affari e Finanza

Economia

Le strategie di asset allocation nello scenario di mercato attuale e i rendimenti dei titoli pubblici ai minimi Come comporre il portafoglio tra corporate bond, azioni e asset alternativi e quali strumenti finanziari adottare

Il dilemma della Bce

Raphael Gallardo, chief economist di Carmignac
Raphael Gallardo, chief economist di Carmignac 
La Banca Centrale Europea, spiega Raphaël Gallardo di Carmignac, si troverà a dover scegliere tra stabilità dei prezzi e stabilità finanziaria. Le previsioni per l’Italia
3 minuti di lettura

Una recessione mondiale nel 2023 e nel quadro macroeconomico delineato da Raphael Gallardo, chief economist di Carmignac, sono molte previsioni che si discostano da quelle del consensus, a cominciare dalle attese di recessione in Usa. “Negli Stati Uniti il consenso si aspetta una recessione molto leggera nella prima metà del prossimo anno, mentre noi pensiamo che arriverà più tardi e sarà più profonda, seguita poi da una ripresa. Il problema che la Federal Reserve si trova ad affrontare è la resilienza dei consumatori che a sua volta deriva da flussi di reddito da lavoro ancora sostenuti e dalla gran quantità di risparmio in eccesso delle famiglie. Per fronteggiare l’inflazione la Fed dovrà quindi creare le condizioni per una vera e propria recessione, con un tasso di disoccupazione nettamente superiore al 5%, rispetto al 3,7% attuale, che al momento non è previsto dal consensus”.

Per la Cina avete previsioni differenti per quanto riguarda le riaperture.

“In Cina c’è un livello di vaccinazione molto più basso con vaccini meno efficienti. Con le nuove varianti del virus avranno un’ondata di contagi enorme, senza lockdown il loro sistema ospedaliero andrebbe in saturazione, ma dovranno comunque affrontare un alto livello di mortalità, con un costo economico e un pedaggio in termini di fiducia dei consumatori molto elevati. Poi saranno più vicini all'immunità di gregge e quindi potranno riaprire la loro economia più facilmente, ma ritengo che questo accadrà solo nella seconda metà del prossimo anno e che nel frattempo Xi Jinping non abbia molte opzioni di politica economica. L'unica cosa che possono fare e hanno già iniziato a fare è un doppio cambio di rotta nella politica monetaria e in quella estera: continueranno a mantenere una politica monetaria molto accomodante, il che significa che la valuta cinese rimarrà debole, e cercano una distensione nei rapporti con gli Stati Uniti, è molto significativo, ad esempio, che non ci sia stata alcuna risposta o rappresaglia da parte della Cina alla decisione Usa di un più rigido controllo sulle esportazioni di semiconduttori”.

Per quanto riguarda l’area euro, invece, ritenete che la crisi del gas non sia risolta, sarà un problema il prossimo anno. In termini di lotta all’inflazione e politiche monetarie è un periodo molto complicato.  

“C’è un primo problema, l’area euro ha un’unica politica monetaria e 19 politiche fiscali. In presenza di un’elevata inflazione, i paesi più resilienti hanno la necessità di compensare una politica monetaria che per loro è troppo accomodante con una certa austerità di bilancio, ma quello che stiamo osservando è l’esatto opposto, paesi che hanno margini di manovra fiscale stanno varando stimoli fiscali superiori agli altri, pensi alla Germania o ai Paesi Bassi. Il secondo problema è il rischio di un “dominio delle politiche fiscali”, l’Italia ha visto aumentare il proprio debito pubblico ma almeno prevede di ridurlo nei prossimi anni, la Francia non ha nemmeno un piano per ridurre il peso del suo debito”.  

La sensazione è che bisognerà anche fare i conti con un’inflazione, pur se in calo rispetto al picco, destinata a durare a lungo per una molteplicità di fattori.

“Sono pienamente d'accordo. Penso che siamo entrati in un nuovo mondo per quanto riguarda l'inflazione, per ragioni geopolitiche, per ragioni demografiche, l’invecchiamento della popolazione, e c’è anche il tema della decarbonizzazione, sono tre forze molto potenti. Un ulteriore fattore a sfavore è che il costo dell'energia sarà strutturalmente più alto, fondamentalmente Putin ci sta costringendo a fare la transizione energetica a un ritmo accelerato e quindi, se vogliamo mantenere una base industriale diversificata, abbiamo bisogno di un euro molto più debole e anche questo sarà un fattore inflazionistico. Tutto questo colpirà le economie europee in modo diverso, il dilemma per la Bce è dover scegliere se tollerare, per il bene della stabilità finanziaria, un’inflazione al di sopra dell'obiettivo o se la stabilità dei prezzi significa, ad esempio, che non si può tollerare un'inflazione del 4% in Germania solo per il bene dei paesi periferici. E’ un qualcosa che sarà deciso l'anno prossimo, e temo purtroppo che si riproporrà la domanda esistenziale sulla sostenibilità dell'area dell'euro, perché non credo che la Germania sarebbe contenta di una nuova definizione di stabilità dei prezzi al 3 o al 4%”.

Il nostro Paese ha uno spazio di manovra fiscale molto limitato a causa del suo elevato debito pubblico.

“L’Italia ha fatto bene, Mario Draghi è stato, ad esempio, molto abile nel disegnare le misure di sostegno energetico di modo che fossero economicamente efficienti e ora il governo Meloni sta cercando di mantenere questa credibilità fiscale. Ciò non significa che Bruxelles sarà completamente compiacente con l'Italia: si attenderà che il governo realizzi le riforme strutturali concordate nel piano Next Generation Eu e che venga elaborato un piano credibile per portare le finanze pubbliche su una traiettoria più sostenibile, il che sarà complesso in un contesto di tassi reali più elevati e di crescita debole. Immagino però che il mood sia decisamente cambiato, siamo in una nuova era di maggiore pragmatismo fiscale, non c'è modo di tornare all'austerità forzata imposta a partire dal 2010. Alla fine, il grande interrogativo è come finirà questo dibattito politico interno alla Bce, la scelta tra stabilità dei prezzi per i paesi del Nord Europa o la sostenibilità fiscale per quelli periferici, ma è un qualcosa su cui un economista come me non può dire molto, perché è una decisione politica, la Bce sembra essere la banca centrale più politicizzata del mondo sviluppato”.