Teoricamente il - nuovo - ultimo termine per presentare le offerte non vincolanti scade domani, ma nella pratica si sa che queste date non sono scritte nella pietra. L'importante è arrivare ad un numero congruo e qualitativamente ricevibile di offerte, anche se si slitta ancora in avanti di qualche giorno, magari all'inizio della settimana prossima. Perché il punto dolente è proprio questo: la vendita delle quattro good bank (CariChieti, CariFe, Banca Marche e Popolare dell'Etruria) è tutt'altro che agevole.
I sindacati, in prima linea la Fabi, hanno già fatto sapere a chiare note che non accetteranno "macelleria sociale", cioè licenziamenti in massa. Ma in realtà le potenziali offerte stentano a venire alla luce perché, a quanto si intuisce, gli acquirenti vorrebbero un drastico taglio degli organici, nell'ordine del 50% rispetto ai valori attuali, oppure un significativo taglio dei crediti dubbi. Il sospetto infatti è che una parte non irrilevante dei medesimi sia destinata a diventare sofferenze, ad un ritmo più accentuato rispetto alla media del sistema.
A questo punto, è il ragionamento, una parte di quei crediti dovrebbe essere ceduto, così come all'inizio della risoluzione le sofferenze furono girate alla Rev, la bad bank che si era accollata i crediti al prezzo di 17 centesimi ogni 100 lordi. Da qualche parte si comincia a parlare di un possibile intervento politico, per facilitare le cose; con poca fantasia e in qualche caso sicuramente a sproposito, si chiamano causa i "soliti" demiurghi: il fondo Atlante, la Cassa depositi e prestiti, chiunque abbia a disposizione liquidità.
E' possibile che il potenziale acquirente voglia una delle due misure, o un mix di entrambe, per decidersi a mettere mano al portafoglio e a fare un'offerta congrua. Finora, persino le offerte non vincolanti sembrano restie ad uscire allo scoperto. Il tempo concesso da Bruxelles stringe - il 30 settembre - è possibile che anche in questo caso si cerchi di ottenere una proroga.
I sindacati, in prima linea la Fabi, hanno già fatto sapere a chiare note che non accetteranno "macelleria sociale", cioè licenziamenti in massa. Ma in realtà le potenziali offerte stentano a venire alla luce perché, a quanto si intuisce, gli acquirenti vorrebbero un drastico taglio degli organici, nell'ordine del 50% rispetto ai valori attuali, oppure un significativo taglio dei crediti dubbi. Il sospetto infatti è che una parte non irrilevante dei medesimi sia destinata a diventare sofferenze, ad un ritmo più accentuato rispetto alla media del sistema.
A questo punto, è il ragionamento, una parte di quei crediti dovrebbe essere ceduto, così come all'inizio della risoluzione le sofferenze furono girate alla Rev, la bad bank che si era accollata i crediti al prezzo di 17 centesimi ogni 100 lordi. Da qualche parte si comincia a parlare di un possibile intervento politico, per facilitare le cose; con poca fantasia e in qualche caso sicuramente a sproposito, si chiamano causa i "soliti" demiurghi: il fondo Atlante, la Cassa depositi e prestiti, chiunque abbia a disposizione liquidità.
E' possibile che il potenziale acquirente voglia una delle due misure, o un mix di entrambe, per decidersi a mettere mano al portafoglio e a fare un'offerta congrua. Finora, persino le offerte non vincolanti sembrano restie ad uscire allo scoperto. Il tempo concesso da Bruxelles stringe - il 30 settembre - è possibile che anche in questo caso si cerchi di ottenere una proroga.