Al primo giorno dell'incerta e articolata operazione di salvataggio del Monte dei Paschi un dato esce già chiaro. La Fondazione Mps si è defilata, presentandosi all'assemblea della vita con un pacchetto di azioni dimezzato. Le era rimasto l'1,5% nel capitale di una banca per anni dominata, arroccata sopra la soglia del 51% (errore strategico costato la perdita di quasi tutto il patrimonio del socio). Ma negli ultimi tempi ha limato fino allo 0,7% depositato per l'assemblea. Proprio l'assemblea che aveva più bisogno di presenze, perchè ha superato di un soffio il livello minimo di capitale necessario per deliberare il rafforzamento da 5 miliardi senza cui la banca salta. Ma l'ultima chiamata del Monte ha trovato il socio genitore impotente: né è chiaro se per lo 0,7% residuo l'ente sottoscriverà l'aumento di dicembre, investendo circa una dozzina di milioni. "Sull'aumento decideremo dopo il referendum del 4 dicembre", ha detto sibillino il presidente della Fondazione Marcello Clarich. Quasi fosse un qualsiasi investitore opportunistico. "Qui anziché risalire si scende", criticano i piccoli soci senesi, che con Romolo Semplici chiedonoe le dimissioni degli epigoni dell'ente retto da Comune e Provincia di Siena, complici negli anni in cui potevano fermare la mano del manager di turno. Il futuro del Monte è qatarino (forse), a Siena restano la campagna e i rimpianti.