Economia

Mps, la banca più amata dagli assicuratori

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Una scelta che sarà presa "nella convenienza di tutti gli stakeholders". Così l'aveva presentata il timoniere di Generali, Philippe Donnet, in occasione della presentazione del piano industriale del Leone di Trieste, lo scorso 23 novembre. E la scelta in questione è stata la conversione di circa 400 milioni di bond subordinati in azioni Mps di nuovo conio, nell'ambito della sofferta operazione di rafforzamento del capitale della banca più antica del mondo e attualmente tra le più traballanti.

Di conseguenza Generali si appresta a diventare uno dei principali azionisti del Monte - anzi sarà il primo, se non si paleseranno i cosiddetti "anchor investor", che l'ad Marco Morelli sta disperatamente cercando in giro per il mondo - con una quota intorno al 7-8%. Così la banca, che fino a pochi anni fa era solidamente controllata dall'omonima Fondazione, ormai ridotta allo stremo proprio da quell'investimento, si avvia ad avere un altro primato, di essere un istituto di credito con un azionariato in cui siedono ben due compagnie di assicurazioni: Generali e Axa, che da nove anni ha una quota significativa del 3,17% e soprattutto un importante accordo di bancassurance.

Come funzionerà la convivenza e, prima ancora, ci sarà? Difficile pensare che il Leone voglia - e possa - smontare la partecipazione subito dopo averla presa: non sarebbe "nell'interesse di tutti gli stakeholder", si potrebbe dire parafrasando Donnet. Altrettanto delicata la posizione di Axa, il cui accordo di bancassurance con il Monte ha dato sicuramente più soddisfazioni dell'investimento azionario. Scioglierlo, però, potrebbe significare pedaggi importanti da pagare, anche per Mps. Un bel rebus, per Rocca Salimbeni. Ma anche per gli altri partecipanti.