✕

Trump minaccia il sistema finanziario globale: ecco perché il peggio potrebbe ancora venire

Il presidente della Fed Jerome Powell

 

Ascolta l'audio

La tregua sui dazi ha lasciato in eredità una profonda incertezza. Per la prima volta dollaro e Treasuries da porto sicuro sono diventati bersaglio delle vendite. La Fed potrà agire da argine ma il presidente Usa potrebbe mettersi di traverso
2 minuti di lettura

E se la pausa di 90 giorni nell'ondata di dazi targata Trump fosse addirittura peggio? Il sospiro di sollievo che, negli Usa e nel resto del mondo, ha accolto la marcia indietro del presidente presuppone che, nell'immediato futuro, il capitolo dazi venga drasticamente ridimensionato o, anche, archiviato. In fondo, ha notato un commentatore disincantato, “abbiamo scoperto che la soglia del dolore, per Trump, è la Borsa sotto del 12 per cento e i rendimenti dei titoli del Tesoro su di 60 punti base”.

Ma, con un ego fragile e permaloso come quello di Trump, niente garantisce niente. “Novanta giorni di pausa – ha lamentato una operatrice finanziaria – sono altri tre mesi di incertezza, in cui tutto può accadere”. Anche una crisi finanziaria mondiale. L'incertezza, recitano i manuali, è una sorta di tisi dell'economia, che corrode l'attività e le decisioni di investimento delle aziende. Ma questo è una iattura a lunga scadenza. Il problema immediato è cosa avviene nel sistema finanziario …

E se la pausa di 90 giorni nell'ondata di dazi targata Trump fosse addirittura peggio? Il sospiro di sollievo che, negli Usa e nel resto del mondo, ha accolto la marcia indietro del presidente presuppone che, nell'immediato futuro, il capitolo dazi venga drasticamente ridimensionato o, anche, archiviato. In fondo, ha notato un commentatore disincantato, “abbiamo scoperto che la soglia del dolore, per Trump, è la Borsa sotto del 12 per cento e i rendimenti dei titoli del Tesoro su di 60 punti base”.

Ma, con un ego fragile e permaloso come quello di Trump, niente garantisce niente. “Novanta giorni di pausa – ha lamentato una operatrice finanziaria – sono altri tre mesi di incertezza, in cui tutto può accadere”. Anche una crisi finanziaria mondiale. L'incertezza, recitano i manuali, è una sorta di tisi dell'economia, che corrode l'attività e le decisioni di investimento delle aziende. Ma questo è una iattura a lunga scadenza. Il problema immediato è cosa avviene nel sistema finanziario che sostiene l'economia.

Qui, l'incertezza non è un sentimento generico. Ha un riscontro preciso, quantificabile, minuto per minuto: il nome è Vix e sono gli indici di volatilità dei mercati. Negli ultimi giorni, questi indici hanno raggiunto livelli record. Dopo il crash di lunedì scorso, mercoledì il 98 per cento delle azioni a Wall Street era tornato in nero, rispetto alle quotazioni di inizio anno. Giovedì, l'86 per cento era di nuovo in rosso. Se non sono momentanei, dicono gli esperti, sono livelli di volatilità insostenibili. E, infatti, gli operatori si affollano verso le uscite di emergenza, e, per restare a galla, liquidano attivi e si riempiono le tasche di contanti.

Contano, qui, i mutamenti avvenuti nel sistema finanziario, dopo la crisi del 2008. Con le banche limitate dagli obblighi di commisurare investimenti e capitale, il mercato è dominato dagli hedge fund, che questi obblighi non li hanno e usano, a ritmo forsennato e moltiplicato, la leva finanziaria, ovvero investimenti massicci, sostenuti da una piccola quota di capitale. Con la volatilità esasperata di oggi, questa leva è troppo pericolosa. Gli hedge fund smobilitano, rovesciando sul mercato quantità cospicue del titolo che rappresenta, a livello mondiale, il collaterale per eccellenza a sostegno di questi traffici: i titoli del Tesoro Usa. Ed ecco che, in un mercato sconfinato come quello dei Treasuries, in cui occorrono flussi massicci anche per spostamenti infinitesimali delle quotazioni, l'ondata di vendite è tale da far crollare i prezzi e far salire, dunque, in meno di una settimana, i rendimenti di mezzo punto.

In piccolo, lo avevamo già visto. E' la crisi finanziaria che ha fatto di Liz Truss il premier britannico più effimero della storia: l'annuncio di un aumento del debito pubblico determinò una ondata di vendite dei titoli di Stato, rendendo necessario l'intervento della Banca di Inghilterra, che fermò la crisi, comprando a man bassa sul mercato.Pochi dubitano che, nel caso, la Federal Reserve non farebbe altrettanto.

Ma il problema non è il mercato americano. Dollari e titoli del Tesoro Usa sono il mare in cui nuota tutto il sistema finanziario mondiale. Che succede se si prosciuga o la tempesta lo scuote? Durante la pandemia, la Fed aprì linee di credito per tutti, in modo da non far mancare a nessuno i dollari che alimentano il 90 per cento degli scambi commerciali mondiali.E non ci sono segnali che la Fed intenda rinnegare a questi impegni. Ma siamo sicuri che Donald Trump assisterebbe impassibile allo spettacolo della sua banca centrale che presta migliaia di miliardi di dollari a destra e a manca?

A Francoforte, il dubbio è andato crescendo giorno dopo giorno. Da settimane, secondo le indiscrezioni, i tecnici della Bce, in riunioni di vertice, esaminano le possibili contromisure ad una improvvisa penuria di dollari e gli spazi per un lancio dell'euro. Roba top secret. Ma, dopo aver devastato il sistema commerciale internazionale, Donald Trump potrebbe intestarsi anche la distruzione dell'attuale sistema finanziario globale.

Leggi i commenti